giovedì 18 giugno 2015

stand by me, ricordo di un'estate

Ci sono film, libri e canzoni che arrivano semplicemente troppo presto, perché non è il periodo, perché sei troppo immaturo per capirle davvero, perché, semplicemente, il tuo animo non è nello stato giusto per affezionarsi a quel libro, a quel film, a quella canzone.

Io e il buio oltre la siepe, per esempio, ci siamo annusati per la prima volta quando avevo undici anni. Forse, direte voi, non ero in grado di apprezzare la grandezza di quel libro, ero ancora una bambina, eppure avevo amato moltissimo Isabel Allende, che non è certo una scrittrice per ragazzine. Ma il buio oltre la siepe no, non mi è entrato dentro, anzi. Trovavo le vicende dei protagonisti piuttosto banali e piatte, la loro infanzia un po' scialba e poco eroica, e allora l'ho lasciato andare dopo pochissime pagine. Sospetto che, se avessi conosciuto Atticus, il vero e fantastico protagonista di quel libro, l'avrei continuato, perché lui è il genere di uomo di cui m'innamorerei e per il quale mi sarei presa una cotta anche ad undici anni. L'ho letto dopo, il buio  oltre la siepe, a quindici anni e mezzo, e sarà che amavo gli anni '60 (periodo in cui uscì il libro), oppure che avevo acquisito una nuova consapevolezza e una nuova maturità, ma ho divorato quel libro in ventiquattro ore, rannicchiata sotto l'ombrellone, con il rumore del mare come sottofondo.

Ci sono film, libri, canzoni, che invece arrivano al momento giusto. Ed ecco stand by me, allora, del quale parlo adesso perché, forse, sta iniziando un'estate magica, in cui farò letteralmente la trottola impazzita, in cui vedrò tre nazioni, tre capitali europee, in cui sperimenterò tremila avventure diverse, e per certi versi vorrei che sia la mia estate, quella in cui diventare grande davvero, quella che faccia da spartiacque fra adolescenza e vita adulta.

Ma stand by me, io, l'ho visto tre anni fa a scuola. La mia prof di religione era un'insegnante assurda, che non si è mai data la pena di spiegarci alcunché, però in compenso ci ha fatto vedere tanti bellissimi film: the truman show, i Miserabili, l'attimo fuggente, e poi questo "stand by me". Certo,  di questi film bellissimi non ce ne siamo fatti niente, perché non ne abbiamo mai discusso, in classe, e lei non si è mai data la pena di raccontarci il loro senso più profondo, ma io  devo a lei un po' della mia cultura cinematografica che, di per sé, resta piuttosto scarsa.

Però stand by me, all'epoca, fu il film giusto al momento giusto. Avevo quattordici anni e mezzo, stavo per finire l'ultimo anno di scuole medie, ed ero sola, disperatamente, irrimediabilmente sola. Non avevo mai sperimentato un tale isolamento né l'avrei sperimentato in futuro, ma in quel periodo mi avevano allontanata tutti i miei compagni, persino la mia migliore amica di allora aveva scelto di stare con gli altri, che l'avevano messa alle strette e le avevano detto che loro non mi volevano, perché, molto semplicemente, la mia ciecità era loro d'impiccio. E allora ero sola, dicevo, e non vedevo l'ora che la scuola finisse, perché nemmeno i miei adorati professori mi erano più di conforto, così trascorrevo le mie ricreazioni abbarbicata ad una colonna tipo lichene alla roccia, con il mio bastone bianco, disorientata e ferita perché io, da sola, non sono mai stata bene, eppure il coraggio di accorciare la distanza che si era venuta a creare fra me e i miei compagni, in quel periodo, non l'avevo, forse perché ero stata respinta troppe volte, forse perché, semplicemente, mi ero rassegnata ad aspettare le superiori.

Ed ecco che stand by me riuscì, tutt'un tratto, a smuovere qualcosa dentro di me.  stand by me, infatti, è un film che qualsiasi adolescente dovrebbe vedere, prima o poi, perché c'è il senso dell'adolescenza, tutto quanto, in quel film.

Stand by me è la storia di quattro ragazzini che, nell'America degli anni '50, decidono di andare a cercare il corpo di un ragazzo investito da un treno, un po’ perché sperano, così, di diventare delle celebrità locali, un po’ perché, semplicemente, vogliono vedere il corpo di un uomo morto da vicino, spinti dalla curiosità un po’ morbosa tipica di quell’età.  E così partono per un viaggio un po' randagio un po' pericoloso  portandosi dietro lo stretto necessario e affrontando un imprecisato numero di ostacoli. La magia di stand by me, però, sta nella caratterizzazione di questi quattro adolescenti, così fragili, così vulnerabili, così pieni di ferite, di turbamento, costretti a diventare grandi in fretta eppure desiderosi di cullarsi il più a lungo possibile in un'infanzia che, già lo sanno, sarà destinata a sfumare. E c'è Gordy, il ragazzino che sogna di scrivere storie per il resto della sua vita, che però ha visto il vuoto risucchiare i suoi genitori da quando il fratello maggiore, giovane promessa del Football, è morto all'improvviso. E c'è Teddy, invece, figlio di un uomo instabile, che, pur essendo maltrattato dal padre, si ritrova a difenderlo con ostinazione, perché suo papà ha combattuto in Normandia, e ai suoi occhi è ancora intoccabile, nonostante il suo squilibrio,  e per questo lui, che ha dodici anni ed è guardato storto dagli abitanti della cittadina in cui vive, deve proteggerlo. E c'è Vern, il ragazzino grosso, forse il più puerile dei quattro, sempre deriso affettuosamente e protetto dagli altri tre, che, nonostante lo prendano in giro come qualsiasi adolescente, non gli torcerebbero mai un capello. E infine c'è Chris, ragazzino intelligente, dalla famiglia scombinata e dalla pessima reputazione, che combatte fra il suo essere un ladruncolo un po' randagio e il suo desiderio di emergere, di diventare qualcuno di migliore, che si arrabbia per le ingiustizie che subisce dalla piccola comunità in cui vive, che lo giudica in maniera sbagliata solo perché figlio di delinquenti. E sono magici, ttutti e quattro, questi personaggi, ma è ancora più magico il loro rapporto, il modo fraterno che hanno di insultarsi, la confidenza che si crea fra loro, e soprattutto quel loro proteggersi l'un l'altro con disperazione. I protagonisti di standd by me sono disposti a mettere da parte le loro cicatrici, i loro fantasmi  e la loro rabbia per prendersi cura dei loro amici nei momenti di maggior difficoltà e di scoramento, e questo, ecco, per me è meraviglioso. Perché io che un amico non ce l'avevo, io che non mi ero mai sentita accolta o capita davvero da dei coetanei, in quel momento ho capito che, prima o poi, sarebbe stato possibile anche per me. E poi il cadavere lo trovano davvero, e finito quel loro strampalato viaggio la loro vita torna uguale a prima, eppure sono tutti un po' più grandi, un po' più risoluti e un po' più assennati, soprattutto Gordy, che troverà il coraggio, una volta adulto, di raccontare la sua storia e quella dei suoi amici, e Chris, che  ad emergere davvero a dispetto di tutto ci riuscirà, intraprendendo una carriera di avvocato ben diversa da quella di mezzo delinquente che gli veniva prospettata.

Alla fine del film ho capito di poter sperare ancora: prima o poi l'avrei trovato anche io, il mio clan, il mio gruppetto di amici, magari emarginati, magari strambi, magari atipici, capaci di capirmi, di farmi sentire preziosa, speciale, semplicemente una di loro. E adesso, adesso l'ho trovato, questo gruppo di amici, anche se un gruppo non lo sono ancora, perché sono sparpagliati un po' qui un po' lì, visto che la mia migliore amica vive a un centinaio di chilometri di distanza,  altri ancora, invece, per ora, li conosco solo su Internet, mentre alcuni sono i miei compagni di classe, quelli che, alle superiori, finalmente, sono andati oltre i miei occhi bacati e il mio bastone bianco, quelli che adesso se ne dimenticano, quasi, della mia ciecità, o così dicono.

E io, quest'estate, riunirò molti di loro, in Inghilterra, con me: le mie amiche cieche, la mia migliore amicca, e quel ragazzo, non vedente anche lui, che viene dal sud Italia e che è sbucato, un giorno, fra i miei amici di Facebook, e da allora non abbiamo più smesso di parlare di musica, di chitarristi, di problemi legati alla nostra disabilità, di avventure e disavventure del quotidiano. Ed ecco perché, l'altro giorno, io ho riguardato stand by me da sola, sul letto, pensando alla prima volta in cui avevo visto questo film. Dio, quante cose sono cambiate, quanti istanti, traguardi, sfide, baratri d'insicurezza e picchi d'euforia sono passati, eppure io sono ancora la stessa ragazzina che si è emozionata sentendo "stand by me", la meravigliosa canzone che mette fine a quel film. Quanta strada c'è stata, fra questi due momenti, è difficile da spiegare, quanto da ragazzina timida, affranta e un po' rassegnata io mi sia trasformata in un’adolescente sicuramente piena di paranoie e di complessi, che però un calcio alla timidezza è riuscita a darlo, nonostante l'ansia e il senso d'inadeguatezza che mi divora tuttora.

E allora vorrei che lo guardasse anche la mia migliore amica, stand by me, anche se devo provare a convincerla, perché ho fatto il madornale errore di dirle che è tratto da un racconto di Stephen King, che lei, giustamente, associa ai riassunti che le ho fatto delle scene più raccapriccianti dei suoi libri. Però deve vederlo, ecco, perché stand by me siamo noi, che ci prendiamo in giro e a volte ci feriamo inavvertitamente,  però non possiamo stare un giorno senza scriverci, che se qualcuno osa maltrattare l'altra, foss'anche con una parola sbagliata, c'indigniamo e facciamo muro, perché noi siamo contra mundum, in un certo senso. E lei è straordinaria, perché ha deciso di venire in Inghilterra con me e altri cinque ragazzi ciechi malgrado tutto, ed è l'unica persona che conosco che l'ha fatto senza pensarci.  Questa sarà la nostra estate, lo desidero con tutte le mie forze, anche se non abbiamo nessun cadavere da scoprire e nessun viaggio a piedi da fare, ma solo una vacanza studio, ben più banale e rassicurante, da vivere. Che poi questo soggiorno nella brughiera britannica sarà epico, perché noi lo desideriamo tanto, e forse per prepararci stiamo scaricando tutta una serie di film da vedere, la sera, quando in teoria dovremo spegnere le luci e noi invece staremo sveglie, con il mio pc sotto le coperte e un auricolare ciascuna, a vedere (lei) e ad ascoltare tutti i film che in un modo o nell'altro desideriamo che anche l'altra veda, oppure che abbiamo visto entrambe, ma che sarà bello gustare insieme, ridendo come dementi alle battute delle commedie francesi meno brillanti o a piangere quando finiremo di guardare "l'attimo fuggente" o "freedom writers", che a noi i film che parlano di insegnanti spezzano il cuore, da sempre.

 E la convincerò, a vedere stand by me, almeno l'ultima sera, e al diavolo Stephen King.  E la canteremo sul serio, a mezza voce, quella "stand by me", alla fine, che noi apprezzavamo, ai tempi, nella versione di John Lennon, ma che è bellissima, e forse più calda ed intensa nella versione originale di Ben E. king che c'è alla fine del film.

E voi vedetelo, Stand by me, e pensate alla mia estate, oppure alla vostra, a quella che ha fatto da spartiacque fra l'adolescenza e l'età adulta, in qualche modo, a quella in cui avete perso qualcosa e imparato tanto altro, quella in cui, semplicemente, avete vissuto davvero, rubando la passione alla vita in ogni respiro. Che poi forse è impossibile, fare così, non lo so, ma io voglio, devo provarci, questa volta.

 

 

 

 

9 commenti:

Kore ha detto...

Ciao cara Minerva,
è un po' che ti leggo e mi piace molto come scrivi.
Generalmente non ti commento, ma quando hai scritto di Joan Baez sono andata a riascoltarla e altrettanto ho fatto con i Beatles. A volte, anche se ami la musica, te ne dimentichi, la ignori perché in quel momento preciso non si confà al tuo stato d'animo o alle situazioni che stai vivendo.
Quindi già per questo ti ringrazio.
Oggi poi hai scritto di un film che anche io, come te, amo sin dalla fine dell'infanzia.
Adoro Stephen King e anche nei racconti più truculenti c'è sempre questo rilievo dato all'amicizia che mi spezza il cuore.
Ad esempio in "It" quello che apprezzavo di più era la forza immensa che scaturiva dai sette ragazzini e dal loro amore. Bellissimo, inarrivabile.
Però "Stand by me" è più intenso perché è non è colmo di mostri e di fantascienza, bensì si costituisce di realtà, di emozioni, di cambiamenti che avvengono in quella età che è tra le migliori della vita, anche se mai la percepiamo così.
Convinci la tua amica a guardarlo insieme a te, dille che glielo garantiamo insieme che non c'è niente di horror in questo film ma che è bellissimo, intenso e forse una puntina triste.
Sono contenta che tu non ti senta più sola come negli anni delle medie: quelli sono anni tremendi e i ragazzini non sanno nemmeno come comportarsi con sé stessi, figuriamoci con gli altri!
L'importante è che sia passato e che presto potrai avere la tua gang!
Tanti auguri per questa tua splendida estate e continua a scrivere!

Mareva ha detto...

Quel film. Quel film, visto ancora quando ero una ragazzina, mi ha segnata inesorabilmente.
Ha decretato il mio amore totale per Stephen King e la mia voglia di viaggiare, tentare, scrivere, crescere, vivere.

Ti ricordi il finale? "Non ho più avuto amici come quelli che avevo a quattordici anni. Gesù, ma chi ne ha?". Boom. Come una bomba, a dirci che, comunque, alla fine, siamo tutti soli. Ma non è più quella solitudine dettata dall'isolamente, ma è la solitudine positiva, dell'individuo, della vita che va avanti, travolge tutto, non aspetta e continua la propria strada.

La canzone è meravigliosa.
E tu lo sei. Ogni volta che ti leggo mi insegni qualcosa su come stare al mondo.

Federica ha detto...

Hai un'amica speciale che è fortunata ad avere un'amica come te.

Io nel frattempo faccio tesoro del tuo consiglio cinefilo e mi recupererò anche il buio oltre la siepe

Federica ha detto...

Hai un'amica speciale che è fortunata ad avere un'amica come te.

Io nel frattempo faccio tesoro del tuo consiglio cinefilo e mi recupererò anche il buio oltre la siepe

Euridice ha detto...

Io aspetto con ansia i tuoi post, Minerva, perché mi lasciano sempre addosso una malinconica dolcezza, mi fanno venire in mente tanti ricordi e allo stesso tempo mi accendono sempre la curiosità per cose nuove. Questa volta è il buio oltre la siepe, che incrocio sempre nella camera della sorella del mio fidanzato ma non gliel'ho mai chiesto in prestito (io sono una che ama farsi prestare i libri e prestarne a sua volta, ancor di più che comprarli!), a questo punto dovrò rimediare.
Anche io ho visto Stand by me alle scuole medie, ce l'aveva proposto la prof di musica dato che avevamo appena imparato a suonarla, e ricordo che mi era piaciuto tantissimo, anche se da allora non l'ho più rivisto (il che è strano, perché a me piace riguardare i film, anche se so già cosa succede, o forse proprio perché so già cosa succede e quindi posso concentrarmi su altri dettagli, oltre alla trama, che altrimenti mi sfuggirebbero). Anche io alle medie mi sentivo sola, anche se in realtà ero circondata da tante persone, ma avevo la sensazione - poi rivelatasi assolutamente esatta, tra l'altro - che non fossero che amicizie superficiali, di comodo, legate al fatto di essere compagni di classe e di studio, e quindi effimere. Desideravo tanto un'amicizia come quella del film, io, persone per le quali dare tutto il meglio, sapendo di avere una risposta adeguata. Forse semplicemente alle medie si è troppo piccoli, immaturi e sciocchi per amicizie del genere, e a volte lo si è anche al liceo, ma tu sei una ragazza brillante e matura e sono contenta che tu abbia trovato delle belle amicizie.
Ti auguro di passare l'estate che speri, dove andrai in viaggio, oltre all'Inghilterra?
Io non so quale sia stata l'estate che ha fatto da spartiacque tra l'adolescenza e l'età adulta, forse, per forza di cose, quella che seguì la malattia. Ricordo l'estate precedente come un'estate spensierata ed allegra, e quella successiva come altalenante tra momenti di grande gioia e speranza e momenti di cupo sconforto. Non vivere più l'estate con il mood di una volta, credo, ha segnato il brusco passaggio. Ma per te spero sia solo un passaggio positivo, e ti auguro tutto il meglio!

p.s.
ma questo ragazzo...? ;)

quelladella- Lola ha detto...

Sai, io non l'ho visto Stand by me, ma credo proprio che lo farò. E credo anche che ogni vita e ogni coscienza abbia il proprio film e la propria canzone che porta nel cuore e le parole, quelle parole, segneranno inesorabilmente a vita i ricordi e la vita. Di ognuno di noi... è bello il tuo modo leggero e al tempo stesso profondo di vivere... :)

Noemaccia_Amélie ha detto...

Ciaoo Minerva!Mi piace molto il blog, e soprattutto come scrivi bene! Ti seguirò con molto piacere !! Un bacione! :D :*

Ilaria* ha detto...

Perchè ogni volta che scrivi mi fai piangere?
Credo che tu scriva veramente troppo bene, riesci a colpire il punto giusto delle persone, arrivi diretta e sicura. E io sono tanto sensibile, da piangere davanti ad un computer.
Sei una ragazza fantastica, hai una forza invidiabile da chiunque. Io in primis.
Ogni volta mi fai riflettere sulla tua disabilità, sul disagio che provi e, di conseguenza, penso a io fratello, a tutti i suoi problemi e a come potrà sentirsi.
Sei più piccola di me ma sei tanto saggia, mi insegni sempre qualcosa e io voglio dirti GRAZIE. Di cuore!

Questo film lo vedrò. Probabilmente da sola, in silenzio, in modalità riflessione.
Ma in tutta l'estate un momento libero, solo per me, lo troverò.
Grazie ancora per le parole che hai scritto sul mio blog.

Buon viaggio, che questa esperienza in Inghilterra sia indimenticabile! :)
Un abbraccio, Ilaria.

Sybil Vane ha detto...

ADORO come scrivi. Leggerò il libro, e guarderò il film. Assolutamente. E tu...beh, sei un'omonima di cui andare fiera :) guardando il film penserò a te: sono felicissima tu abbia trovato delle persone vere e soprattutto così disponibili. Devi essere davvero una ragazza meravigliosa. Non sai quante volte desidero incontrarvi, per scoprire cosa significa sentirsi capite. Ti abbraccio forte forte...