sabato 1 agosto 2015

for what it's worth

    

è valso la pena tutto, di quest'estate duemilaquindici. Che non è ancora finita, però ora ci sono le vacanze, il mare, il sole, la sdraio, i libri, il tempo per pensare, per scrivere, per mangiare gelati, per staccare la spina.

Prima no. Prima c'è stato il Belgio, percorso in macchina con qualche deviazione in Francia, Germania, Svizzera e Lussemburgo. Un viaggio con i miei genitori, da figlia unica per una volta, con il fratellino portato in collegio il primo giorno e poi una settimana spesa a girare questo paese meraviglioso, ammirando Bruxelles, così internazionale, e poi Anversa e il suo porto simmenso, e Bruges e Ganth, deliziose nel loro essere cittadine medievali. Ed ecco che ho attraversato mezza Europa con un solo libro, i miei genitori che hanno litigato fra loro nella maniera più furiosa che mai e io pregavo, pregavo semplicemente di poter partire per l'Inghilterra, il giorno successivo al mio ritorno per il Belgio, mentre loro discutevano di tutto e di niente con una rabbia dettata da qualche rancore di troppo e dalle differenze caratteriali che, nei viaggi, finiscono puntualmente per emergere. Eppure poi hanno fatto la pace, e l'ultima sera, in Lussemburgo, l'abbiamo trascorsa passeggiando, sorridendoci, innamorandoci anche di questa città.

E poi sono partita per l'Inghilterra, ed è stato tanto meraviglioso e tanto, tanto difficile. Ad accoglierci c'è stata la campagna inglese di Jane Eyre, così umida, frusciante, piena di segreti. la cosa più meravigliosa di tutte era il parco che circondava il college, pieno di lepri, scoiattoli, tassi, uccelli d'ogni tipo. E non era raro avvistare qualcuno di questi animali, sia al mattino sia durante le nostre passeggiate serali, quelle che avremmo voluto prolungare all'infinito, perché camminare in mezzo al rumore di rami spezzati e poi più nulla era bello, era rassicurante, era un po' casa.

Siamo partiti tutti insieme, quest'anno. La mia migliore amica, quella conosciuta su un sito Internet e alla quale mi sono affezionata indicibilmente, il gruppetto di ragazzi ciechi con cui sono partita l'anno scorso ed io.

È stato difficile, per me, far quadrare tutto, la gelosia di alcune mie amiche non vedenti perché io, un'amica non cieca da portare in Inghilterra, l'avevo, anche se poi lei è stata straordinaria e se le è conquistate tutte. E poi c'era proprio lei, la mia migliore aica, che non era mai partita prima d'ora, che un po' sentiva la mancanza di casa un po' faticava ad abituarsi al college, in cui gli altri ragazzui erano tutti decisamente più piccoli e nient'affatto cordiali, con noi. Ecco, e poi c'erano loro, appunto, gli altri studenti, tutti stranieri, con i quali io ho provato  a parlare fin da subito, che però ci hanno respinti, letteralmente. A me, da quando ho finito le scuole medie e sono diventata un po' più grande, non era mai capitato di sentirmi esclusa a tal punto per colpa della mia ciecità, vuoi perché sono diventata molto più estroversa, vuoi perché gli altri sono cresciuti. Eppure qui, in questo college, ho rivissuto alcuni dei momenti più brutti e frustranti della mia prima adolescenza, con i ragazzi che ridevano al mio passaggio indicando il bastone bianco, le battutine sussurrate, l'indifferenza più completa. E a me, tutto questo, ha fatto male. Perché io a scuola ho delle amiche, io chiacchero con chiunque, io, adesso, nonostante non sia semplice, non mi sento sola, o isolata, o esclusa per colpa della mia ciecità.

In Inghilterra, invece, sì;  mi sentivo più cieca, più handicappata, più disabile che mai, sia perché ero in un posto completamente estraneo, sia, soprattutto, perché per gli altri ragazzi, noi, eravamo completamente trasparenti. Ha fatto male, tutto questo, non sapete quanto, perché essere via da casa, in un contesto nient'affatto semplice, mi ha fatta sentire smarrita, smarrita e inadeguata.

Però c'era la mia migliore amica, quella che è partita con sei ragazzi ciechi senza esitare, e che quando gli altri studenti, nell'apprendere ciò, le dicevano un "very kind of you" piuttosto stupito, ne rideva con me, perché lei non è venuta con noi certo per spirito da crocerossina, bensì perché era mia amica, mia amica e basta. E grazie a Dio che c'era lei, perché non so cos'avrei fatto, in caso contrario. però non è stato solo merito suo, no. C'erano gli altri, il mio sparuto gruppetto di amici ciechi, che a volte mi stanno stretti - perché fare vacanze con ragazzi con la tua stessa disabilità non è sempre il massimo -, ma che fondamentalmente adoro a prescindere. Perché sono coraggiosi, tutti quanti, perché, proprio come me, si destreggiano come possono, barcamenandosi fra un handicap che, diciamocelo, è una seccatura non indifferente e i problemi che esso comporta, senza però dimenticare di avere diciassette anni, dei sogni, delle ambizioni, dei progetti. Perché noi non siamo la nostra ciecità,  e loro, nonostante tutto, me lo ricordano ogni giorno.

 Queste tre settimane sono state incredibili, nonostante le immense difficoltà.  Alla fine di tutto, quando alle quattro del mattino abbiamo lasciato il college, mezzi addormentati, storditi, sollevati all'idea di tornare a casa eppure un po’ mesti, ho capito che ne valeva la pena, sì.

Ne valeva la pena per gli insegnanti deliziosi che abbiamo incontrato, per miss Regina che Regina lo è di nome e di fatto, la prof che un po' incarna il tipo di docente e di donna che vorrei diventare, autorevole, equilibrata eppure sorprendentemente alla mano, per l'altro prof, quello un po' lupo di mare scozzese dall'umorismo improbabile e tagliente, che mi ha conquistata con una visita alla national gallery in cui ci ha descritto ogni quadro, ogni sfumatura, ogni colore in maniera sorprendentemente vivida.

Ne valeva la pena per i giri nei centri commerciali di Londra, uno in particolare, in cui la mia migliore amica ha preso quattordici cd, io la guardavo esterrefatta e poi abbiamo detto al commesso di scusarci, perché eravamo sovraeccitate all'idea di essere in un negozio di cd a Londra e quindi non riuscivamo a spiccicare parola in inglese. E per i muffin e per i biscotti di cui abbiamo fatto incetta, riempiendo il letto di briciole in maniera improponibile e sgranocchiandone fin troppi alle ore più inconsuete.

Ne valeva la pena per le passeggiate nel parco, per il silenzio della brughiera, per la traversata del fiume a Cambridge, circondati da cignie papere, con il vento che ululava e l'acqua che scrosciava in ogni direzione. E io lì, su quella barchetta dondolante, ho pensato che non avrei voluto essere in nessun altro posto se non lì, e quella giornata si è rivelata magica, come del resto tante altre.

Ne valeva la pena per A., il ragazzo conosciuto su Internet che, una volta scoperto essere cieco, ho convinto a venire con noi. E siamo diventati amici, amici davvero, cosa che non pensavo potesse succedermi davvero, non con un ragazzo, anche se poi, detto fra noi, di virile, lui, ha ben poco. Però quando suona scompaiono la sua ciecità, la sua goffaggine, tutto il resto, ed ecco che diventa un ragazzo normale, con una grande passione per la chitarra, e un po' dà i brividi, questa sua trasformazione. E allora   nell'aula di musica, il pomeriggio, suonava qualsiasi cosa gli chiedessi per strapparmi un sorriso, dato che io, pur adorando cantare, non ne sono capace e a volte diventavo vagamente isterica.

Ne valeva la pena perché ho cantato, cantato davvero, su un palco, da sola, per la prima volta in vita mia. E non so cantare e mi vergogno, però me l'hanno chiesto in ogni lingua, e allora ecco che l'ultima settimana ci siamo ritrovati a suonare "blowin' in the wind", A. con la chitarra, le mie amiche improvvisandosi musiciste, e io a cantarla davvero, con il cuore, Blowin' in the wind, perché in ogni verso c'era un po' di me, e mi sentivo tanto Joan Baez anche se non sarò mai brava quanto lei, ma alla fine, alla fine di tutto va bene così.

Ne valeva la pena per ogni sorriso rubato, per ogni confidenza, ogni battibecco, ogni muso lungo e ogni biscotto con la mia migliore amica, che si è rivelata meravigliosa. Che io l'ho voluta con me perché, per una volta, volevo anche io avere qualcuno al quale stare appiccicato, con cui condividere ogni respiro, la stanza, la classe, il tavolo, persino il bagno, certe volte. E ci siamo vissute a trecentosessanta gradi, facendoci anche molto male, percenpendo i reciproci malumori, le ansie, gli impanicamenti, ma anche la gioia, la voglia di entusiasmarsi per qualsiasi cosa, il bisogno di tenerci per mano come bambine e di parlarci anche dalle toilette della national gallery, proprio come tredicenni isteriche. E ci siamo dette cose che non dovevamo, a volte, ferendoci a vicenda ma chiedendoci scusa, con un biscotto, un abbraccio, un "come va?" che sottointendeva tanto altro.

Ne valeva la pena per tutto, per l'atmosfera, per l'inglese che mi piace tanto, per i film che non siamo riuscite a vedere pur avendone scaricati tantissimi, per i discorsi su rockstar morte o decrepite alle due di notte, per le nostre due accompagnatrici meravigliose, per i boccoli che, per una volta, sono riusciti a non afflosciarsi miseramente dopo dieci minuti.

E sì, ne valeva la pena. Anche se adesso è tutto finito, se fra  poco ci sarà soltanto il mare, se ora scrivo con un po' di nostalgia, ma pur sempre il sollievo di essere a casa, di aver ritrovato i profumi, gli spazi, i tempi consueti.

E ora sono a casa e vorrei partire, partire di nuovo, con loro, senza di loro, soltanto partire. E anche per questo, sì, ne è valsa la pena.

 

 

10 commenti:

Mareva ha detto...

Non so cosa significhi vivere con un handicap ma so quanto possano essere cattive le persone e quanto possano essere anche stupide, convinte di poter parlare male di qualcuno senza che quel qualcuno se ne accorga. Pensano di essere furbi ma fanno solamente pena.
Tu sei meravigliosa con una forza che certe persone non avranno mai nella loro vita.
Ti stringo.

Francy NeverSayBook ha detto...

Scrivi emozioni. Un testo bellissimo davvero, devi essere una persona straordinaria! E la storia di questo A. a cui dato il coraggio è una cosa stupenda ^^

Federica ha detto...

Sei diventata forte e non perdi occasione per dimostrartelo... devi essere molto orgogliosa di te!!

Stella Paola ha detto...

Meraviglioso leggere di una estate tanto ricca (seppur col piccolo intoppo di aver incontrato persone un pochino..ignoranti, chiamiamole così) di colori, risate, visi, voci, paesaggi nuovi.
Soprattutto penso sia divertentissimo condividerle con i tuoi amici, nuovi e vecchi. Ti invidio ^.^ ma sono tanto contenta per te.
Un grande abbraccio e si, direi che ne è valsa assolutamente la pena :-*

Ilaria* ha detto...

Ne è valsa veramente la pena.
Hai passato giornate straordinarie, indimenticabile e ricche di avvenimenti, di divertimento, di emozioni.
Emozioni bellissime, ma anche strazianti. Come le critiche, le offese degli altri ragazzi. Veramente orrendi, se posso dirlo.
Orrendi perchè provo rabbia nei loro confronti e pietà, allo stesso tempo. Passata una certa età credo che dovrebbe essere obbligatorio avere una tale maturità da non attuare alcuni comportamenti, da non aprir bocca senza pensare, da non permetterci di dire cattiverie.
Tu sei stata una gran signora nel far finta di nulla, nel goderti comunque la vacanza.
Io non ce l'avrei fatta, io sarei stata debole e mi sarei fatta condizionare altamente.
Sei grande, forte, stupenda.
Un abbraccio!!!!

quelladella- Lola ha detto...

Sono felice di leggerti così, di sapere che hai superato gli esami e che ti sei goduta il college estivo. Questa è la parte migliore e lo sai, e anche la più difficile perché non siamo ancora abbastanza forti da fregarcene di chi non sa e di chi non sa sentire. Ma tu sei così delicata e forte e tenace già alla tua età e posso immaginare il tuo futuro da donna forte quale desideri essere. Un bacio grande bella Minerva. E buone vacanze ancora :-)

Venere .InViola ha detto...

Bravissima per gli esami. Bravissima.

Sei forte, continua cosi... ( e non perdere tempo con chi non è abbastanza veloce per te ;))

Giupy ha detto...

Leggere questo post mi ha fatto venire in mente quando anche io al liceo sono partita per l'Inghilterra con la mia migliore amica...specie la parte su biscotti e chiacchere! Sono esperienze bellissime...

Nella Crosiglia ha detto...

E partirai ancora tesoro mio, cento mille un milione di volte e ne sarai ancora più felice , perchè vorrei essere anch'io con te , dividere i tuoi malumori e le tue gioie , perchè sono comuni a tutti e per la tua cecità che vede più di qualsiasi altro occhio, per la tua simpatia, sensibilità , cuore e testa di ragazza con i suoi desideri concreti, la sua meravigliosa fantasia, il suo Blowin' in the wind che Bob avrà ascoltato , pèrche no?! e tutti tutti questi meravigliosi ricordi amore mio che mai ti abbandoneranno insieme ai mille altri che si aggiungeranno nella tua favolosa vita.
Ti stringo forte!

G ha detto...

Sono così felice che anche la tua esperienza sia stata meravigliosa, come meritavi!
La tua forza mi stupisce sempre, perché ti butti in tutto quello che fai con passione e a cuore aperto, non importa cosa sia! E che bello deve essere viaggiare con la migliore amica! Io non ho mai fatto un viaggio tra amici, deve essere qualcosa di veramente unico, che ti lega un po' per tutta la vita :)
E sentirti così serena mi fa davvero felice...
Ti auguro mille altri luoghi da fare tuoi, così come solo tu sai fare!
Un abbraccio forte forte, Schatzi!