sabato 5 settembre 2015

too tired to go to sleep and too much in love

La scuola è iniziata da una settimana  e io ho ritrovato ogni cosa.   Sono contenta, nonostante tutto, di essere tornata nella mia aula, che è sempre quella da quattro anni, al pian terreno, attaccata all'aula docenti. Quell'aula che hanno scelto per me, perché il percorso è davvero lineare, da imparare, e non devo fendere troppa folla con il bastone bianco, al mattino, per arrivarci. Quell'aula che negli anni abbiamo scelto di non decorare, chissà poi perché, anche se alla parete campeggia il poster di un giocatore di Hockey, scelto dal mio professore di storia. Che in Svizzera, sapete, l'Hockey è più o meno come il calcio, in Italia, con l'unica differenza che piace moltissimo anche alle ragazze.
Ma la mia aula, dicevo, è sempre lì. Come i miei professori, del resto. La mia insegnante d'inglese, quella con un gusto per i racconti dell'orrore e il gotico, è incinta; è la nostra coordinatrice da tre anni, e a Natale se ne andrà.  Mi dispiace, cavolo, perché non è mai stata né empatica né particolarmente carismatica, però come insegnante è impeccabile, benché rigidissima.
Però gli altri restano. Il mio professore di Latino ieri mi ha rubato il cuore, leggendo un'ode di Orazio, carica di suggestioni, di sensualità e di magia. E mi sono ritrovata, ancora, a sorridergli, un po' stordita un po' rapita dalle sue parole,  a segnare gli accenti della metrica, la costruzione delle frasi, ad azzardare una traduzione un po' incerta. Il prof di filosofia, invece, ha varcato la soglia e ha iniziato a spiegare, con quel solito tono pacato che me l'ha fatto giudicare male, all'inizio. Perché lui è l'esatto contrario del prof dell'attimo fuggente, non si metterebbe mai su una sedia ad arringare gli studenti né sarebbe capace di essere plateale, o teatrale. Io di prof così, incredibilmente carismatici oltre che bravi, ne avevo avuti tanti, e lui, che quasi bisbigliava, sommesso, le sue spiegazioni, non mi aveva rubato il cuore, non subito.   Ecco che, dopo un paio di lezioni, ho intuito che c'era un fuoco che gli crepitava nella voce e negli occhi, una scintilla che, dietro alle parole che sciorinava a velocità inimmaginabile, andava solo scovata. E da allora è amore, nei confronti di quest'uomo, e quando sento la campanella che sta per suonae ecco che m'irrigidisco, perché vorrei che la lezione non smettesse mai. È grazie a questo professore pacato, che divora banane su banane ad ogni cambio d'ora, che ho deciso che studierò filosofia, anche, insieme  a Lettere, che in Svizzera posso abbinare le due materie. La letteratura resta il mio primo, immenso, vero amore, però la filosofia è meravigliosa, e mi fa vedere il mondo da un'altra prospettiva.
E poi c'è il professore di Italiano, appunto, che ha deciso di portarci in gita a Budapest, in primavera. E abbiamo un programma intensissimo, però già non vedo l'ora di ritrovare il mio Danubio, il fiume che a Vienna ho amato così tanto, in un altro angolo d'Europa. E ci sarà lui, iil prof di italiano, a improvvisarsi cicerone ed esperto di Budapest, a spiegarci ogni cosa, a perdersi con noi fra le strade  e le piazze ungheresi. E chissà che troverò io, a Budapest, con i miei compagni di classe. Chissà come sarà quest'ultima gita insieme, prima dell'esame di maturità, dell'università, del nostro futuro da adulti. Chissà quanto mi entrerà dentro, questa citàtà, quanto mi sentirò ungherese dopo soli quattro giorni, quanto mi apparterranno i profumi, le pasticcerie,   la lingua e la storia di questo popolo, che conosco così poco.
E la primavera è ancora lontana, ci sono mille compiti in classe, temporali, lezioni e avvenimenti di poco conto, in mezzo. E io voglio viverli tutti, anche se sono terrorizzata all'idea di un altro compito di matematica, la mia nemesi, quello che più mi crea ansia e disagio. Il pensiero che l'anno prossimo non ci sarà più, ecco, mi dà un sollievo infinito. Eppure il mio prof è ancora lì, a minacciarmi di morte se non faccio i compiti, e a sorridermi se, per puro caso, riesco ad azzeccare un passaggio di un'espressione (risolvere l'intera espressione sarebbe chiedere troppo).  Con lui ho un rapporto di amore-odio e gli spaccherei la faccia un giorno sì e l'altro pure, però quando qualcuno ne parla male io salto su in sua difesa, spiegando che, pur avendo un carattere impossibile e una conoscenza delle buone maniere relativamente limitata, è una persona fantastica.
Ci sono mille cose a cui pensare, quest'anno. C'è la maturità che incombe, di cui tutti i prof parlano, anche se in toni abbastanza rassicuranti, e io sono letteralmente terrorizzata, sia per l'esame in sé, sia perché significa la fine di questi anni. Non vedo l'ora di cambiare orizzonti, perché a volte mi sta stretto tutto, e poi perché potrò studiare  letteratura, finalmente, solo e soltanto quella. Però questi anni di liceo sono i primi in cui ho trovato degli amici, il mio spazio all'interno di una classe, in cui la mia ciecità non ha rappresentato il problema maggiore.
 E poi c'è l'università, quella piccola, vicino a casa, appena aperta, in cui le aule di letteratura sonot tute sullo stesso piano. Però io devo imparare a conoscerne gli spazi, le scale, i punti di riferimento da usare per potermi muovere. E allora ecco che, due giorni fa, ci sono andata con la mia insegnante di orientamento, e abbiamo iniziato a percorrere il perimetro dell'intera struttura, registrando cosa si trovasse a nord, cosa a sud, cosa a est e cosa a ovest. Per l'anno prossimo dovrò conoscerla come se fosse casa mia e dovrò muovermi al suo interno con scioltezza, perché sarò da sola, lì, con il mio bastone bianco e il computer che parla, con i libri in Braille e una sensazione che sarà esaltante e agghiacciane insieme.
 Ssono passati tre anni da quando, con la cartella nuova, percorrevo la stradina che mi avrebbe portato al liceo, da sola, con il bastone, sperando di non sbagliare niente, che altrimenti mi sarei persa, e pregando, in cuor mio, di non trovare ostacoli. E adesso quella stradina la percorro quasi di corsa, tutte le mattine, a volte guado pozzanghere, altre aggiro motorini, ma nel muovermi, almeno lì, ho una sicurezza che non avrei mai immaginato di poter possedere.
E chissà come sarà quest'anno, che voglio vivere, disperatamente, intensamente, senza pensare a quando finirà. Ho la scuola, che è troppo meravigliosa, nonostante l'ansia che mi creano i compiti in classe e la matematica. Perché m'innamoro di troppe cose e m'incanto di fronte a troppe materie per non poter adorare questo liceo costellato di graffiti, e devo ricordarmelo sempre, anche quando avrò compiti su compiti e gli esami incomberanno.
Ma non c'è solo quello. Ci sono i miei amici ciechi che provo a vedere quando posso, quelli che a volte mi stanno disperatamente stretti perché non hanno la mia parlantina e il mio desiderio di fare esperienze diverse. Però voglio loro bene, perché essere con qualcuno che è nella tua stessa condizione dà sollievo,  e perché loro non sono solo la loro ciecità, proprio come non lo sono io.
Ci sono i concerti a cui andrò, i cd che devo assolutamente scaricare, i troppi libri che desidero leggere. Voglio riempire questo blog di parole, scrivere di libri e di musica, che sono le più grandi passioni che ho, riuscendo, possibilmente, anche a fonderle. E non voglio smettere di meravigliarmi di fronte a nulla e di cercare quei momenti in cui mi sembra di essere la protagonista di un romanzo, o di una canzone di Bob Dylan. E sono quelli, i momenti in cui sono felice.
Vi lascio una canzone, dunque, che forse è la canzone di questi giorni, più di tutte, anche se, alla fine, c'entra molto poco con quello che sto vivendo.
Però loro sono le Heart e questa è "will you be there in the morning", che è la mia colonna sonora di questi primi giorni di scuola. E loro, le Heart, con quel loro folk-rock che a volte sfocia nell'hard rock (dovrebbe essere il contrario, ma secondo me è così) mi stanno rubando il cuore, perché sono donne, e hanno energia e grinta da vendere, e soprattutto le loro canzoni hanno dei testi meravigliosi, pieni di poesia. E "will you be there in the morning" è una ballata rock molto femminile, è la canzone di una donna innamorata, disperatamente innamorata. E sebbene io non lo sia, non di un ragazzo, perlomeno, la ascolto, perché in will you be there in the morning - e nelle Heart in generale - c'è così tanta energia e così tanta vita da non poterne essere tramortiti. E soprattutto perché capita anche a me di essere "too tired to go to sleep and too much in love", proprio come dice la canzone.
https://www.youtube.com/watch?v=BZfXYHTmr2E
 
Minerva

13 commenti:

Curvula ha detto...

E' un piacere leggere qualcuno con questa passione in cuore! Ti invidio anche un po' perché non mi sono mai innamorata come te fra i banchi delle superiori, e la filosofia, più di ogni altra materia, me l'ha fatta odiare una professoressa pigra e furba, che non ha mai provato a insegnarci niente.
Ti auguro un anno indimenticabile, ma immagino che anche senza i miei auguri lo sarà. :) Un abbraccio!

Mareva ha detto...

Tu sei meravigliosa. Non ho altro da aggiungere.

Francy NeverSayBook ha detto...

Minerva! Ama i tuoi post spassionati ^^

Nella Crosiglia ha detto...

Quanta vita, energia, amore , felicità, preoccupazione, vita , tanta ma tanta vita in questo post..
Come sei bella Minerva, con i tuoi amori e le tue paure, le tue antipatie e simpatie e sai benissimo che riuscirai meravigliosamente perchè lo vuoi con tutta te stessa ,presa ora dal timore, ma domani dalla assoluta sicurezza di essere quella che desideri essere. E io ti adoro anche per questo.
Ti stringo forte!

FM ha detto...

Ciao Minerva, come promesso, sono passata! La tua personalità è strabiliante e la tua scrittura è poetica.. sono sicura che tu sia di grande esempio e trasmetta tanta poesia non solo alle persone che ti leggono.. ma al mondo! ps l'università sarà una bella avventura... è un mondo nuovo!! pps ho scritto un nuovo post, spero lo leggerai! Un abbraccio

Federica ha detto...

Sei un concentrato di energia positiva!!!

Federica ha detto...

Sei un concentrato di energia positiva!!!

Federica ha detto...

Sei un concentrato di energia positiva!!!

AAA ha detto...

Ciao :) e bellissimo approdare qui sul tuo blog e leggere tutta questa passione.
Ho paura anche io per il prossimo anno o ancora di più per l'esame che mi aspetta alla fine di questo anno. Mi tira su di morale il fatto che come ho affrontato in passato sfide che mi sembravano invalicabili, riuscendo in queste potrò fare lo stesso con le prossime che mi troverò davanti e lo stesso mi sento di poterlo dire a te!
Come capisco la frase che hai citato, ieri é passata in mezzo alla folla della fiera e il mio stomaco si é stretto in una morsa... L'amore...non si riesce a farne a meno benché le conseguenze che ha.
Ti mando un bacione grande.

Vi. ha detto...

Ciao cara grazie per essere passata dal mio blog:) ti seguo;)

Lux ha detto...

Fai benissimo a fare così. Assapora la situazione presente fino all'ultima goccia. Sei solo da lodare.

G ha detto...

Sei grande, con tutta la tua forza di volontà e i mille progetti! :) Vedrai che il prossimo anno farai di corsa anche i corridoi dell'università, che all'inizio fanno tanta paura a tutti e poi dopo diventano i tuoi migliori amici!
Sei carica e positivissima e sono sicura che questo sarà un grande anno per te, una chiusura grandiosa e un brillante inizio del tuo futuro! Come potrebbe essere altrimenti? Sei Minerva!
Un abbraccio grande, Schatzi!

Patalice ha detto...

ehi fanciulla, io sono una ragazza, ma adoro il calcio!
ciò posto, penso che amare ed avere a cuore il proprio futuro tanto quanto il proprio appassionato presente, sia una cosa bellissima..