venerdì 9 ottobre 2015

the little child inside the man - ricordando il mio John Lennon

Di come i Beatles mi hanno cambiato la vita, un giorno o l'altro, scriverò davvero. Di come un giorno, sentendo Hey Jude, mi sia innamorata perdutamente del gruppo di Liverpool, chissà, forse potrei anche scrivere ora. I Beatles. Il gruppo preferito da quella che sarebbe diventata la mia migliore amica, che avevo conosciuto da poco su Internet e con la quale scambiavo chiacchere musicali, letterarie, di vita quotidiana. Lei, dai Beatles, era praticamente ossessionata, in particolar modo dal Beatle quieto, da quel tenerissimo George Harrison di cui io non avrei mai potuto infatuarmi sul serio. Mi raccontava tutto, dei Beatles: le chitarre di John e George, il giro di basso vertiginoso di Paul in "I'm looking through you", del concerto di Paul McCartney che aveva visto a Londra. Io ai tempi sentivo soltanto Baglioni, de André, Guccini, Bennato. M'importava così poco delle melodie, mi piacevano soltanto i testi. Parole in italiano, che capivo, che riuscivano ad emozionarmi, che copiavo diligentemente sul diario. che se quando hai tredici anni il tuo idolo più grande è Claudio Baglioni, forse, delle tare un po' ce le hai, anche se lui è oggettivamente fantastico e pure un po' adolescenziale, però non fa, esattamente, parte della mia generazione. Non ricordo quale fu la mia prima canzone dei Beatles. So di certo, però, che ascoltai Hey Jude un giorno di luglio, quattro anni fa, e che me ne innamorai perdutamente. Feci di tutto per scaricarla, era notte, e io capivo che non sarei potuta andare a dormire, senza Hey Jude, che non avrei potuto muovere un passo, parlare, respirare, senza hey jude. La scaricai. La sentii, la tradussi con google translate perché il mio inglese non era sufficiente, la memorizzai, la consumai, imparai a memoria l'ordine dei na na na na finali. E da lì, la mia vita cambiò. Non è un'esagerazione, no. Perché io, da Hey Jude, ho iniziato ad amare la musica quanto la letteratura, ho iniziato a cercare cd da scoprire, cantanti da ascoltare, partendo proprio da coloro che avevano ispirato i Beatles e dai loro ispiratori. E così sono arrivata ad Elvis, ai Queen, ad Eric Clapton, a tremila altri gruppi. Ma il viaggio è iniziato con Hey Jude, e con i Beatles. E John Lennon, direte voi? John Lennon è diventato il mio eroe nel giro di un'estate. Perché Paul sinceramente è troppo affettato, George troppo mistico e Ringo, per quanto adorabile, non me lo sono mai filata. Ma John apriva la strada, perché era ironico, estroso, pieno di creatività. Me ne sono innamorata. Perdutamente, ossessivamente, nell'unico modo in cui una tredicenne bionda e con troppi grilli per la testa può innamorarsi di un cantante. Ho iniziato a scoprire John, canzone dopo canzone, respiro dopo respiro. I Beatles, tutti e quattro, sono il mio gruppo preferito, e la mia maggior fonte d'ispirazione. Li ho scoperti nel giro di pochissimi mesi. Non ascoltavo musica, prima, e in pochissimo ho imparato a memoria la loro discografia, ho visto Paul McCartney il giorno del mio compleanno in concerto, e ho imparato su di loro quante più informazioni possibili. Ma John, John aveva qualcosa più degli altri. Forse è la sua carriera solista, per la quale stravedo, forse è che quando leggendo delle sue idee pacifiste, su wikipedia, ho pensato "oh, ma è esattamente quello che dico io, solo che lui l'ha reso reale". Perché John ha reso reali tante cose che provavo, sapete? Il desiderio di un luogo tutto per me, in cui poter scrivere, pensare, in cui il mondo là fuori non contava, ecco che è diventato "strawberry fields forever", la mia canzone preferita dei Beatles in assoluto. "Woman" è diventata la dichiarazione d'amore che avrei sempre voluto ricevere, "watching the wheels" la descrizione del mmio stato d'animo di certi momenti, e "Mother" un grido di rabbia muto, doloroso, straziante, che riusciva a farmi male al cuore ogni momento. John Lennon è diventato un'ispirazione, un amore platonico, un esempio da seguire in tremila cose. Perché John è mille contraddizioni, proprio come sono io. John voleva salvare l'umanità ma detestava troppe persone, come affermava lui stesso, e io, in questa frase, mi sono sempre ritrovata troppo bene. Di John, io, amo troppo. Amo l'ironia, l'immaginazione, il modo che ha di affrontare le tematiche dell'infanzia, con canzoni dolci e allucinate come "lucy in the sky with diamonds" e "cry baby cry", oppure in modo sorprendentemente autentico e doloroso, come in "mother" o in "Julia". Io, nelle frasi di John, mi ci sono sempre infilata. Perché guardare il mondo in mezzo alle sue parole, alle sue canzoni, a brani delle sue interviste, è sempre stato rassicurante e meraviglioso, per me. John mi ha insegnato che a volte starsene chiuso in camera con i libri non serve, che bisogna fare, andare, prendere l'iniziativa e morderla, la vita. Anche se poi, la vita, l'ha tramortito mille volte, John, con il successo vertiginoso dei Beatles, la tossicodipendenza, il divorzio dalla prima moglie, il difficle rapporto con il figlio maggiore, Julian, che di lui ha ereditato la malinconia e il lato più introverso. E poi... e poi, Cristo, John è morto. E se penso al modo in cui è morto, allo sparo, a chissà cos'altro avrebbe potuto scrivere, e dire, e fare, per aiutare tutti quei ragazzini fatti di paure e di sogni più grandi di loro, ecco, io piango. Piango perché John mi manca, forse esageratamente, forse in maniera puerile. Però John c'è, grazie a Dio. C'è perché ci sono i Beatles, perché c'è quella grande donna di Yoko Ono - che, nonostante non sia un mostro di simpatia, io stimo, pur non amandola -, c'è Paul che gli ha dedicato quella "here today" che a me annienta, sempre. Perché, come dice Paul, noi non capivamo niente del mondo, ma potevamo sempre cantare. E questo, grazie a John, e ai Beatles, e al rock n' roll, capita anche a me. Mi capita di frugare i testi di una canzone dei Beatles e trovarci il mondo, mi capita di leggere un'intervista di John e di copiarne degli stralci sul diario, perché sono io. Mi capita di piangere sentendo Mother, che è il grido di dolore di un bambino non voluto e rifiutato dai propri genitori. E a me non è capitato, però per altri motivi da bambina, e da adolescente, mi sono sentita maledettamente sola, maledettamente incompresa, maledettamente disperata. E Mother aiuta, cavolo se aiiuta. Aiuta perché nella voce di John c'è uno struggimento animale, che ti fa capire che qualcuno ha già provato quel che stai provando tu, che non sei sola, che siamo tutti bambini smarriti, malgrado tutto. Ma John, grazie a Dio, è tanta, tantissima gioia. John è quel "nothing's gonna change my world" di "Across the universe", che mi ricorda sempre che anche dopo il liceo, alla fine, non cambierà niente. Che ci sarà la mia famiglia, ci sarà il mio amore per la letteratura, ci sarà la fiducia incrollabile che nutro nella scuola. E ci sarà anche lui, John, e i suoi cd li porterò con me, quando andrò a vivere da sola, perché ne ho un bisogno fisico, come quando, durante il Natale dei miei quattordici anni, mi sono addormentata con Imagine stretto al petto, perché mia zia era in coma da mesi e la sua assenza, durante il pranzo di famiglia, era stata straziante. E allora io avevo dormito con Imagine, così, come si dorme con un peluche. E l'avevo stretto,a nnusato, portato al viso, Imagine. Triste, piena di una malinconia sciropposa alla quale non sapevo dare una spiegazione precisa, ma pur sempre con Imagine. Adesso ho un ipod pieno di musica, una passione per il rock difficile da spiegare, ho capito che cosa fa per me e cosa invece non mi esalta. So che il country rock è il genere in cui mi sento a casa, che gli Acdc mi fanno paura (sono terrorizzata che sguscino dall'inferno per violentarmi, tipo), che Joan Baez è un po' la donna che vorrei diventare. E so anche che i Beatles sono il mio gruppo preferito, che John Lennon è il mio working class hero, e che strawberry fields forever la mia canzone preferita. E io penso che ognuno di voi dovrebbe amare i Beatles, sì. Perché i Beatles rendono più grande il mondo, i Beatles rompono le barriere, i preconcetti, liberano l'immaginazione e strappano sorrisi. Io penso che ogni fan dei Beatles abbia il suo, di Beatle del cuore. Il mio è John, fin dal primo momento, fin dalle prime note di Imagine che poi non è dei Beatles, fin da quel "we're bigger than jesus" che mi ha strappato una grassa risata. E innamoratevi anche voi di John, della sua ironia, della sua arruffata tenerezza, di quel terribile accento di Liverpool, delle canzoni con Yoko Ono che sono francamente inascoltabili, mentre quelle che le ha dedicato sono stupende. Trovatelo, un cantante che vi faccia battere il cuore, un album da portarvi sotto le coperte, una canzone dentro la quale infilarvi. Perché è bello, è confortevole, perché aiuta a crescere, perché in certi casi è l'unico appiglio, l'unica spiegazione, l'unica salvezza. E oggi, oggi John Lennon, se ci fosse stato, avrebbe compiuto settantacinque anni. E, per come me lo immagino io, sarebbe stato eclettico fino allo sfinimento, sarebbe rimasto con Yoko Ono, forse avrebbe fatto pace con il primogenito, Julian, magari, così come li aveva formati e sciolti, avrebbe ricostituito i Beatles. Però John non c'è, e la sua assenza fa male. Però c'è il rock n' roll, il suo rock n' roll, ci sono le canzoni che ingrandiscono il mondo, e c'è la bellezza delle sue parole, e della sua musica. Tanti auguri, John... Minerva Ps: questa volta no, non le cito, le canzoni. Non ne ho il tempo, è un post scritto di corsa anche se ci tenvo. Ma sentite woman, e god, e mother, e oh my love. E leggete i testi,. E sorridete, piangete, sognate.

6 commenti:

Mareva ha detto...

Le tue dichiarazioni d'amore sono sempre commoventi.

Nella Crosiglia ha detto...

Minerva mia..un post da brividi...
Questo è quello che intendo io per "musica" perchè la musica è vita e la vita ti porta avanti o indietro a seconda e amarla questa musica così importante per tutti i nostri sentimenti è essenziale.
Come necessario a mio avviso avere un riferimento musicale che non è dettato dal tipo di melodia suonata, ma è incarnato da un personaggio che può essere vicino o lontano da te, ma ti sta dentro . Questo per te è Lennon, con tutta quella grondante personaità piena di sfaccettature diverse , impregnate di genialità incrollabile. Amavo George lo ammetto , lo amavo perchè spesso lo vedevo in secondo piano rispetto a quello che teneva dentro e anche lui ci ha lasciato , molto più freddamente , molto più normalmente come in realtà lui era. Un mistico, hai detto bene, sembrava quasi distante a volte , perso nei suoi pensieri indiani, nel suo misticismo ...
Il paragone con John non si può fare , uno è una brughiera animata da un soffio di vento e l'altro è un vulcano...
Tienilo stretto Minerva mia, sempre questo tuo amore, se non si ama non si vive e dalla musica l'amore nasce sempre!
Ti stringo forte!

Maya Cents ha detto...

Ecco, per me quello che hai scritto è il vero senso della musica: quando ti smuove qualcosa nell'anima. E non è cosa facile, colpire in questa maniera, ma è bellissimo quando succede.
Ciao bella!

MemoriaRem ha detto...

Cara Minerva,
ti raggiungo in ritardo, ma sono settimane intense. Leggevo da me che vorresti fare lettere, se avessi qualche domanda sarei ben felice di risponderti, magari raggiungimi sulla mia pagina fb, che trovi sull'intestazione del mio blog, così da lì possiamo parlare anche coi messaggi privati. Spero tu stia bene, ti abbraccio

Federica ha detto...

hai la fortuna/capacità di saper trasmettere la passione per le cose che ami... e non è facile!

Semper-Lola ha detto...

Adoro il modo in cui ti cibi di musica. Sei così... viva.