sabato 7 novembre 2015

dieci cose che (forse) ho imparato prima di compiere diciotto anni

Per gioco, una settimana fa, ho iniziato a stilare una lista delle cose che ho imparato, di quelle poche, alcune decisamente fragili, certezze che ho acquisito in questi diciotto anni. Mancano 3 settimane  al mio compleanno, e in realtà dovrei scrivere un'altra lista, una ben più lunga e obiettiva, sulle cose che devo imparare nei prossimi 18 anni. Però no, per oggi mi va di essere autoreferenziale, che la mia autostima sono giorni che viene minata dalla matematica malgrado questo tempo incerto, e quindi mi conviene scriverle così, queste piccole grandi verità della vita di Minerva. Che sicuramente un giorno o l'altro metterò in discussione, intendiamoci, e queste pseudo certezze finiranno per vacillare, però ora mi va di divertirmi, di mettere punti fermi. Ebbene? Cominciamo.

 

1. Ho scoperto di credere ciecamente nella scuola. Me ne sono resa conto tantissimo quest'anno, ma in realtà questa mia fiducia per la scuola ha radici profondissime. La scuola è il luogo in cui mi sono sentita apprezzata, in cui i miei insegnanti sono riusciti ad andare al di là della mia ciecità, e hanno visto una bambina  e  una ragazzina ansiosa di sapere, di imparare, di crescere. Ho conquistato l'affetto di molti professori che mi volevano bene non solo a prescindere come la mia famiglia, ma mi ammiravano, mi stimavano, trovavano interessante parlare con me. E poi, questo solo alle superiori, ho trovato finalmente il mio gruppetto di amici, un po' sgangherati, tutti più o meno asociali e con un tasso di timidezza o stramberia variabile, però non posso non adorarli. E poi a scuola ho imparato a meravigliarmi, a stupirmi, ad apprezzare la lettura, a scoprire il divertimento che mi dà la scrittura. A scuola mi sono aggrappata a un banco prendedo appunti sperando che la campanella non suonasse mai, perché quella lezione di storia o di filosofia o di latino era troppo bella per poter essere interrotta così, da un banale trillo. la scuola è il mio posto, il che significa che, se per qualche motivo soffro, sto male, o sono in ansia, andarci diventa una tortura, perché sento di non poter dare il massimo. Ecco perché tendo a somatizzare e a fare troppe assenze, eppure quando, anche nei momenti più bui, ho trovato il coraggio di andare a scuola, di attraversare i corridoi e di sedermi al mio banco, ecco che tutto si è fatto magicamente più leggero, più sopportabile, persino piacevole.

 

2. Ho imparato che la mia ciecità, sebbene piuttosto limitante, non posso affrontarla in altro modo se non con tanta, tanta ironia. Non è facile avere due occhi che non funzionano, riesco a sentirmi sbagliata, inadeguata, fuori posto ovunque, oltre che limitata. Però l'unico modo per sconfiggere questa sensazione è ridere del mio handicap, delle persone che generalizzano, che fanno uscite assurde, che compatiscono. E ridere del mio bastone bianco, di quando sbatto contro qualcosa o cado rovinosamente al suolo (capita di rado, eh), perché è l'unico modo per non sentirmi totalmente un disastro.

3. Ironia sì, ma cinismo no. Non ce la faccio ad essere cinica, per natura, sono allergica a ogni forma di cinismo, tranne in rarissimi momenti in cui sono preda di un mal de vivre molto baudelairiano, che però si stempera abbastanza in fretta. Vivere la ciecità senza cinismo significa condividere il mio mondo con chi ne è estraneo, non infastidirmi troppo davanti alle uscite idiote della gente, e soprattutto raccontare. RAccontare cosa vuol dire non avere due occhi funzionanti perché sono in tanti a volerlo sapere e nessuno ha il coraggio di chiedere cosa significhi leggere con le mani e avere un bastone bianco a farmi da guida. E allora lo racconto ai bambini nelle scuole, a chi mi capita, a chi è semplicemente curioso. E mi fa sentire felice, questa cosa, anche se a volte penso che sia tutto inutile, che tanto molte persone, il mio handicap, non lo capiranno mai. Però per fortuna ci sono le persone veramente gentili, veramente interessate, veramente pronte a farsi in quattro per me, e allora come si può restare cinici di fronte a tutta quest'umanità?

4. Malgrado una timidezza divorante anche se ben dissimulata, un'autostima ai minimi storici, io mi rendo conto che ho un bisogno spasmodico di esperienze nuove, di persone nuove, di atmosfere nuove. Sono un sagittario, perennemente inquieto e che vorrebbe essere in mille altri posti, e questo si concilia poco con l'autonomia relativa che mi permette la ciecità e, anche, con la mia timidezza. Però ci provo, perché i momenti in cui mi sono sentita più fiera di me, a parte la scuola, sono state le vacanze studio, o la colonia per ciechi in cui ero l'unica a non avere altri tipi di problemi cognitivi. Ho sofferto di una nostalgia di casa tremenda, eppure ho tirato fuori una grinta che non sapevo di avere, e ho scoperto di potermi affezionare a persone, a luoghi, ad atmosfere con le quali non credevo avrei mai potuto familiarizzare. E quindi io devo partire, fare, disfare, perché se no non sono contenta, però devo vincere quella paura di non trovarmi bene da nessuna parte, di non poter farcela senza la mia famiglia, di essere preda della mia emotività.

5. La lettura è il mio miglior antidoto, il mio miglior stimolo, il mio miglior rifugio e anche il miglior trampolino per andare altrove. I libri non mi estraniano mai, mi immergo in un viaggio che non mi fa fuggire dalla realtà, ma me la fa conoscere meglio, partecipando ancora con più intensità al mondo che mi circconda. Leggere mi salverà sempre, ancor più di scrivere, perché è dentro a una storia che io ritrovo un po' il mio centro, la mia stella polare, la luce in fondo al tunnel.

  6. la musica è l'altra mia grandissima passione, e mi ha insegnato a vivere la vita con più slancio, più estro, più anticonformismo e meno timidezza.  Però la musica spesso tende ad isolarmi, ad estraniarmi, a creare un muro fra me e la realtà. Perciò non devo abusarne, e devo fare molta attenzione, perché se no uso la musica per anestetizzarmi i pensieri e le ferite, e questo non va bene. Però se non ci fossero mai stati i Beatles, e il rock n' roll, e le parole arrabbiate di Dylan e tutto il resto, io sarei ancora una ragazzina timidissima, incapace di essere spiritosa, estroversa, un tantino sopra le righe, anche. E allora ben venga la sferzata che mi ha dato il rock n' roll (non riesco a parlare di musica, quella l'ho sempre amata, ma nella mia vita la rivoluzione l'han fatta i Beatles e affini), anche se devo starci attenta.

 

7. le donne a cui sento di voler assomigliare di più sono Joan Baez e Isabel Allende. Sono entrambe ispaniche, cilena l'una e mezza messicana l'altra, una folksinger e l'altra scrittrice, ma hanno vissuto nella stessa epoca, combattendo per ideali simili, sempre femministe, eppure mai troppo incazzate e aggressive. Della Allende amo la visione della vita che comunica speranza, mi ha insegnato a non aver paura della femminilità, della sensualità, dell'amore, e a non temere l'immaginazione, che a volte va fondendosi con la realtà. Di Joan Baez amo la dolcezza malinconica, a volte angelica a volte impertinente, e vorrei aver ereditato la sua costanza, il suo ardore, la sua capacità di essere una combattente. Chissà, forse a furia di ascoltare ballate folk e di leggere libri della Allende erediterò il loro spirito e la loro passione...

8. Ho imparato, questo di recente, che il trucco o le gonne, o i vestiti, non rendono una donna stupida. Da bambina maschiaccio ad adolescente brutto anatroccolo il passaggio è stato breve, e solo recentemente ho imparato che infagottarmi nelle felpe non mi aiuterà per sentirmi più al sicuro. Certo, nelle giornate in cui il mio umore è tetro fatico persino a pettinarmi, però almeno in quelle occasioni in cui voglio sentirmi bella, o spensierata, o libera, cerco sempre un vestito nell'armadio. Mia madre sostiene che entro i prossimi 18 anni dovrei imparare che braccialetti, orecchini e collane non sono un crimine per l'umanità, ma questa è un'altra storia..

9. Ho capito che le persone non sono poi così terribili come sembrano. Sono stata una bambina estremamente allergica agli altri bambini, una preadolescente vittima di bullismo e un'adolescente incerta se fidarsi del prossimo o meno. Ora, sulle soglie dell'età adulta, mi rendo conto che la gente non è poi così male. La solitudine non è poi così elettrizzante, mentre la compagnia delle persone può rivelarsi arricchente. E poco importa se non tutti hanno letto Dante, a me va bene lo stesso. Certo, poi resto ipercritica nei confronti del genere umano, ma non sono più misantropa da quando avevo dodici anni.

 

10. Ho imparato che la magia, prima o poi, la trovo sempre. nNon riesco mai a tornare da scuola completamente cupa, o senza sorridere, perché qualche gesto, qualche parola, qualche lezione mi ha fatto brillare gli occhi. Poi a volte ricado in spirali di insoddisfazione, autocommiserazione e malinconia, eppure so che prima o poi ci ssarà qualcosa che mi strapperà un sorriso.

 

Beh, che dite? Dovrei imparare un sacco di cose, nei prossimi diciotto anni, tipo a non mangiare per noia, a non disseminare di refusi ogni testoche scrivo e a non divorarmi le unghie. Però dai, c’è ancora tempo…

Baci

Minerva

 

9 commenti:

Euridice ha detto...

Credo che tu, nei primi diciotto anni di vita, sia riuscita ad imparare cose che alcuni adulti non hanno ancora imparato e che altri non impareranno mai.
Mi è piaciuta molto l'idea di questo post, anche perché io, suo tempore, avevo stilato una lista complementare, di cose che non ero riuscita a fare nei miei primi diciotto anni. È buffa questa coincidenza imperfetta e credo che sia un esempio perfetto della differenza tra la diciottenne che sei tu e quella che ero io, insoddisfatta e incompleta, cupa e malinconica. Io ammiro molto il tuo ottimismo, la tua fiducia nelle cose, la tua positività, e non "nonostante il tuo handicap", cosa che senz'altro ti avranno detto in molti, ma nonostante la tua condizione umana. È così facile indulgere nell'autocommiserazione, diventare tristi, farsi divorare dall'angoscia, ed è quindi un grande traguardo avere imparato prima della maggiore età ad avere un atteggiamento tanto positivo.
Non mi resta che augurarti di non perderlo mai, a questo punto, e di non lasciare che le inevitabili delusioni che ti capiteranno incrinino questa serenità.
Ti lascio con un verso di Liga, che il tuo post mi ha fatto venire in mente: "Quando hai solo diciott'anni, quante cose che non sai...Quando hai solo diciott'anni, forse invece sai già tutto, non dovresti crescer mai!"
Un abbraccio!

Ilaria* ha detto...

Tu riesci a dare tanto agli altri, a trasmettere positività, coraggio, speranze.
Ogni tuo post mi arricchisce sempre un po', ogni volta in maniera diversa e molto riflessiva. Non posso nient'altro che ringraziarti.
In diciotto anni hai imparato davvero tanto e, come ha detto bene Euridice, molto più di altri adulti, ancora immaturi, disattenti e chiusi nelle loro superficialità.
Mi stupisce molto che tu riesca ad apprezzare la scuola così fortemente, di solito la consideriamo come una "prigione", un qualcosa che ci limita e ci obbliga quotidianamente. Tu no, riesce ad apprezzare la cultura, hai fame di sapere e ne comprendi il senso...
Sei riuscita e stai riuscendo a godertela appieno e ciò è prezioso.
Non posso capire cosa significhi vivere nella cecità, ma vivere con un handicap sì, ed hai ragione: l'unico modo per rimanere in piedi, per non farsi scalfire (troppo) dal dolore, dalla diversità che opprime, è ridere... ridere dei difetti, di quelle avversità che la vita ci ha messo dinanzi, facendole vedere quanto siamo forti nell'oltrepassarle sorridendo.
L'handicap di mio fratello non lo abbiamo mai affrontato in tal modo, io in primis lo vedo come una sofferenza continua, un male che è toccato a lui e a noi tutti. Mi risulta di una pesantezza incredibile... non riesco ad accettarlo, nè tantomeno a sorridergli contro.
Hai diciotto anni (manca poco, approssimo in eccesso!!) e per me sei un esempio da seguire, nonostante sia una vecchina rispetto a te :)

Un abbraccio Minerva.
(Per gli auguri spero ci sarà un nuovo post più avanti!)

Mareva ha detto...

Tu sei una creatura meravigliosa e sorprendente.
E tua madre, con quell'uscita su bracciali e orecchini, mi ha fatta morire.
Continua così, nella vita sarai sempre una vincente.

Cristina ha detto...

Finalmente qualcuno che ha amato la scuola quanto me *__*
Scrivere è sempre il migliore modo per conoscersi e riflettere sulle tappe raggiunte e su quelle da raggiungere.
Sei una bella persona. Puoi solo migliorare.
:)

Pulce ha detto...

Ciao!
Questo è un post bellissimo e pieno di energia! molto positivo... mi ha rapita la parte dove racconti il tuo rapporto con la scuola. Sono molto contenta che sia così, perchè tutto diventa più semplice e anche soddisfacente...
i 18 anni!!! mi ricordo i miei 18 anni! come se fossero passati tanti anni... ho un ricordo un po' annebbiato, ma ero molto emozionata e i miei genitori avevano preparato una festa a sorpresa!
La vita ci insegnerà sempre qualcosa, quindi non si smetterà mai di imparare!
Ciao!!
pulce

Noemaccia_Amélie ha detto...

Ciao Minerva!!! Bellissimo post davvero e mi piace tantissimo il modo in cui ti esprimi ! Un bacione! :) :D

Maya Cents ha detto...

Tu sei incredibilmente coraggiosa e in gamba. Un bacio!

(Persefone) Kore ha detto...

Cosa dico io?
Dico che devi essere fiera di te stessa.
In diciotto anni hai imparato un'infinità di cose e alla velocità con la quale le apprendi credo che raddoppierai ancora.
Hai tutta la mia stima e il mio affetto, cara Minerva.
E grazie di essere passata da me, mi ha fatto davvero piacere.
Kore

Patalice ha detto...

...le cose che imparerai nei prossimi 18 anni saranno migliori, ma devo dire che non stai facendo per niente un cattivo lavoro, anzi, tutt'altro... sei sulla strada verso la conoscenza di te, ed è un viaggio bellissimo, che la consapevolezza dei tuoi limiti e la gestione delle tue debolezze, renderà ancor più magico.
non avere mai paura delle sfumature, non cedere alle pressioni crescenti del mondo e rimani sempre un po' incantata dal nuovo...perché se è vero che non sei cinica [buon per te, davvero...] è anche vero che sei un po' troppo matura, sai?
un po' di cazzaraggine ti farebbe bene