martedì 17 novembre 2015

tears in heaven

        la prima volta che l'ho visto, il prof S. aveva fatto esplodere una lattina di aranciata per il corridoio, imbrattando tutto il pavimento. Non sapevo, all'epoca, che sarei diventata sua alunna, e mi ritrovai a pensare che cavolo, anche alle superiori c'erano prof di un'imbranataggine cosmica.
E oggi, quando ho saputo che non c'eri più,  che un infarto ti aveva stroncato così, di punto in bianco,  ho pensato proprio a quel primissimo fotogramma che avevo di te. E poi agli altri, a tutti questi anni di liceo in cui sei stato il prof più amato da tutti tranne che da me, che ti adoravo alla pari con altri insegnanti. Storia era sempre stata una delle mie materie preferite, di quelle che, alle medie, mi illuminavano gli occhi. E con te, beh, all'inizio non è stato così semplice, perché a te la storia antica e quella medievale stavano sullo stomaco, e si vedeva benissimo che volevi passare ad altro.
Eppure mi hai conquistata, dopo un po', con una simpatia irresistibile, una logorrea impareggiabile e anche con le tue spiegazioni che, man mano che passavano i secoli, si facevano più appassionate e interessanti.
E poi, chissà come, sei diventato il nostro prof. Quello a cui raccontavamo tutto, con il quale chiaccheravamo durante gli intervalli, commentando chi il calcio e l'hockey,  chi, come noi ragazze, i libri che leggevamo. Parlavamo tanto, tantissimo, a volte nel bel mezzo di una lezione qualcuno faceva un commento politico, o sportivo, o gastronomico, ed ecco che la classe piombava nel caos e parlavamo tutti l'uno sopra l'altro. E anche tu, che chissà perché sembravi un ragazzino, coi tuoi quarant'anni che non dimostravi e l'aria scanzonata da studente poco più grande di noi.
Non eri un prof perfetto, lo sapevamo, e non rappresentavi per noi una guida quanto una sorta di amico. E i prof, in teoria, non dovrebbero mai essere amici degli studenti, lo so, eppure il nostro affetto per te era sconfinato.
E ieri.... ieri ti sei messo a spiegare l'argomento che più ti stava a cuore. Ieri sei arrivato in classe con la tua solita risata squillante, la parlantina capace di tramortire e con la solita dose di energia, che sfogavi spiegando nella maniera più concitata possibile e correndo, quasi, per l'aula, schivando cartelle e banchi, incapace com'eri di stare fermo.
E ieri ci hai parlato della tua Russia, che chissà perché ti piace tanto, poi, di quella Russia che a inizio novecento subiva trasformazioni violente e, poi,  è stata messa in ginocchio dalla prima guerra mondiale. E noi, la rivoluzione russa, non la finiremo mai, con te. Noi siamo arrivati alla rivoluzione di Febbraio, e settimana prossima avremmo dovuto fare il compito in classe, e poi ci avresti spiegato quella di ottobre. E invece no. Invece tu, adesso, chissà dove sei, se con il tuo Lenin, i tuoi bolscevichi e i senatori a vita del partito comunista italiano, di cui parli di continuo.
Io non penso potrò più leggere della fine dei Romanov, dei bolscevichi  e delle donne che manifestavano in piazza a Pietroburgo senza piangere. Perché li ho lì, i miei appunti di storia, ed erano dannatamente ordinati, e io ne ero così orgogliosa. E invece questi appunti, oggi, mi sono ritrovata a rileggerli fra le lacrime, perché non serviranno più a niente. Perché tu non ci sei più, e ti sei portato dietro tutta la tua grinta, la tua vitalità, la tua energia, che, forse, ti hanno bruciato dall'interno, chissà.
E adesso chissà cosa succederà,  a me, al mio amore per la storia, al nostro ultimo anno di liceo. Ci avresti portato alla maturità, tu, con un sorriso, e l'orale, con te, sarebbe stata una passeggiata, già lo sapevamo. Non perché non ci sarebbe stato nulla da studiare, questo no, ma ci avresti chiesto esattamente quel che avremmo dovuto ripassare, senza fare carognate. E poi alle cene di classe, tu, saresti venuto anche fra vent'anni, con un sorriso enorme, qualche notizia sportiva da commentare e la tua asolita aria da ragazzino con la sindrome di Peter Pan assolutamente adorabile.
Io mi sono preoccupata tanto, per te, in questi anni. Ho desiderato intensamente che, un giorno, potessi trovare una compagna con la quale formare una famiglia e, così, non avresti più dovuto vivere soltanto in funzione degli alunni che, si sa, non rimangono per sempre.
E invece no, il destino deve aver deciso altrimenti. E chissà dove sei, adesso, se nel tuo paradiso bolscevico ci sono Ferrari e torte alla crema per tutti, e se ci guarderai, ovunque tu sia, sostenere l'esame di maturità con chissà chi.
Chissà se, un giorno, riuscirò a risentire le registrazioni che avevo fatto delle tue lezioni, perché mi piaceva così tanto, il modo in cui spiegavi storia, da registrarti così, per il puro gusto di poterti riascoltare. Mi ci sono addormentata, spesso, con quelle registrazioni, solo che adesso non ce la faccio, perché dalla tua voce traspare così tanta vita, così tanto calore e amore, da lasciarmi senza forze.
A scuola, sai, oggi c'era il più irreale dei silenzi, e io, stamattina, ancora ignara di tutto, mi sono infilata nel corridoio col più grande dei sorrisi, per poi venir travolta dalla notizia. Però oggi siamo usciti tutti insieme, a bere cioccolata e mangiare brioches, e ti abbiamo ricordato, fra le lacrime, parlando per decine e decine di minuti del tuo modo bbuffo di correre per l'aula, del tuo entusiasmo, della tua Russia. E ho visto i miei compagni - quelli grandi e grossi, che tu amabilmente prendevi in giro perché sembravano incuranti di tutto - piangere come bambini, e i tuoi colleghi stralunati e in lacrime, perché eri il docente più amato dell'intero liceo. E io aspettavo di vederti sbucare dall'aula docenti, che è proprio accanto alla nostra, e che la tua testa facesse capolino, per dirci che era tutto uno scherzo e per prendere in giro noi, che ci eravamo cascati. E invece no. Invece tu non ci sei,  e non hai neppure finito di spiegarci la rivoluzione russa.
Il prof di italiano ci ha detto che sei in un posto migliore. Io ti immagino in un paradiso bolscevico, a metà fra la Russia, uno stadio di hockey e una pasticceria. Che lo sport, la Russia e il cibo sono sempre state le tue grandi passioni, lo sappiamo.
Grazie per essere stato il più logorroico, il più ipercinetico, il più meraviglioso dei prof. Grazie per le chiaccherate, le volte in cui ti sei appollaiato su un banco, in cui hai divorato tutte le torte che facevamo per i vari compleanni. Grazie perché non ti ho mai visto senza un sorriso, una battuta, un aneddoto. Grazie per averci insegnato la storia facendoceci leggere più testimonianze possibili e spronandoci a raccontarla, ad esporla, ad argomentarla. Grazie per averci insegnato a discutere, ad infervorarci, ad indignarci, per averci promesso un bel dibattito sulla strage di Parigi, che poi non abbiamo avuto il tempo di fare.  Grazie per i complimenti che mi hai sempre fatto per come scrivevo, per i rimproveri sugli errori di distrazione che ho sempre disseminato nei testi e per aver lodato gli interventi in cui parlavo tanto a raffica da non riuscire a respirare.
Come diceva il mio prof di educazione fisica, oggi, the show must go on. E allora riprenderò a studiare, con meno slancio, credo, con un'incrinatura dentro che a volte fa tremendamente male, con un disperato bisogno di raccontare a tutti quant'eri meraviglioso, con la voglia di piangere ogni volta che colui che ti sostituirà, chiunque sia, entrerà in aula. Eppure ci hai donato così tanto, tu, che non possiamo fermarci, che dobbiamo arrivare alla maturità senza che la nostra media di storia si abbassi e, soprattutto,  senza che la mia passione per questa materia vacilli. Ci proverò, prof,  a non perdere l'entusiasmo per la storia, glielo prometto... e proverò anche a non farlo perdere agli altri che, lo so, non avrebbero mai amato tanto questa materia, non fosse stato per lei...
buon viaggio, prof...

Minerva
   


6 commenti:

Federica ha detto...

ti abbraccio :(

Mareva ha detto...

Mi dispiace tantissimo.
Perdere un prof, uno così, è come perdere tutto insieme un amico, una guida, un genitore.
Ti abbraccio forte. E non dimenticare la Russia, lui non avrebbe voluto.

G ha detto...

Ti abbraccio forte, piccola grande meraviglia.

Pulce ha detto...

Queste parole mi hanno fatto venire i brividi... hai espresso al massimo le tue emozioni.
Un abbraccio dolce

Euridice ha detto...

Oh, Minerva, quanto mi dispiace.
Per lui, naturalmente, e per voi, per te, che perdete una guida, un punto di riferimento, un appoggio.
Ti abbraccio forte, e confesso di aver sorriso tra le lacrime all'immagine del paradiso bolscevico.

Maya Cents ha detto...

Forse lui sarà "andato" ma qualcosa resterà sempre qui, in te e in quelli che come te lo hanno amato. Una persona così come l'hai descritta tu lascia impronte distinte negli animi.
Ti stringo forte!