mercoledì 7 settembre 2016

-12 giorni all'università: di emozioni, forni a microonde e ultimi aggiornamenti




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Dovrei scrivere.

Oh, sì, dovrei farlo da dopo Natale, e raccontare il mucchio
di cose che mi sono successe. Raccontare di un inverno lungo, passato
nella nostalgia per il mio professore di storia, andatosene
all'improvviso, e nel tentaativo, un po' malriuscito, di riportare luce
nella mia quotidianità che mi sembrava tanto grigia. Dovrei
raccontare di una gita a Budapest che mi ha cambiato la vita,
ha restituito i colori che mancavano alle mie giornate, mi ha fatto
conoscere una città incredibile. Dovrei raccontare di quei
due professori che già ammiravo, ma che durante quella gita
mi hanno prestato i loro occhi, facendomi sentire sicura come quando
viaggio con la mia famiglia, descrivendomi ogni luogo talmente
minuziosamente da permettermi di vederlo, nitidamente, nonostante
tutto. Dovrei raccontare della primavera, che è esplosa da
quel momento in avanti, portando con ssé tante esperienze,
tanto studio, un ritrovato amore per la scuola e la voglia di
condividere con gli altri la mia esperienza di ragazza cieca,
portando  la mia storia in diversi licei. Dovrei raccontare
della maturità, del tema scritto senza quasi respirare,
perché la traccia - un racconto di Natalia Ginzburg bello da
togliere il fiato - mi aveva presa tanto da farmi dimenticare il tempo
che passava, gli altri che scrivevano, il mondo che continuava a
esistere. E poi non l'ho neppure riletto, il tema, e pensavo di aver
fatto un disastro e ho pianto e pianto, a casa, convinta di aver
fallito. E poi dovrei parlare degli orali. Dell'esame di filosofia in
cui come esaminatore esterno c'era un professore
dell'università di Pavia, che mi ha chiesto un paragone ra
Nietszche e Pascal e io gli ho detto tutto in manaiera talmente
concitata da farlo sorridere. Dovrie raccontare l'orale di italiano, in
cui mi ha chiesto Paolo e Francesca e Poliziano, e io giuro che
Poliziano l'avevo tralasciato, nel mio ripasso, perché
davvero non avrei pensato a lui com e possibile domanda per l'orale.
Eppure dovevo averlo interiorizzato, in qualche modo, perché
il professore era tanto entusiasta da dirmi che dovrei considerare
seriamente di fare anche il dottorato in lettere, oltre alla laurea
normale, e io dentro di me pensavo che certo, l'avrei anche fatto, ma
mai e poi mai su Poliziano. E invece a latino leggevo Orazio come se
fosse la lista della spesa, perché mi veniva da piangere
dall'ansia e non sapevo più trovare gli accenti,
però quando mi hanno chiesto di commentare il testo sono
partita in quarta e alla fine l'esterno, un teutonico professore venuto
da Zurigo, mi ha detto, con accento tedeschissmimo: "abbastanza
impressionante, la sua presentazione, ja!", e io non sapevo se ridere o
buttarmi dalla finestra, così ho scelto di uscire di corsa
dalla classe. Ho chiuso per sempre con la matematica, ridendo insieme
al mio professore di tutte le cavolate che ho detto all'orale,
perché è stato abbastanza un disastro eppure sono
riuscita a non andare in panico. E va bene così, dopotutto.
E dovrei raccontare di come, il giorno della consegna dei diplomi (in
Svizzera c'è una cerimonia in stile molto americano, senza
toga e tocco, però), ho scoperto di aver vinto il premio per
il miglior tema, fra un insulto e l'altro dei miei amici che avevo
stressato perché ero convinta di averlo fatto male. Ebbene,
evidentemente ho standard troppo alti, oppure sono talmente incapace di
giudicare il mio operato da sabotarmi costantemente. Però
sono stata felice di salire su quel palco e di ricevere i fiori e la
busta voluminosa in cui c'erano i biglietti per un viaggio a Firenze,
perché, più di tutto, stavo realizzando un sogno,
perché da quando, in prima superiore, il mio prof di
italiano aveva detto che esisteva un premio per il miglior tema di
maturità, avevo sempre pensato che sarebbe stato bello
vincerlo. E quell'ultimo giorno ho salutato tutti i miei professori,
ringraziandoli e commuovendomi tanto, perché il liceo
è stata un'avventura bellissima, ricca di persone, di
incontri, di passioni che non penso dimenticherò mai. Questa
scuola mi ha accolta e spronata, e malgrado  ci siano stati
momenti difficili, non ne sono mai stata delusa. Sento tanti ragazzi
non vedenti, o disabili, che parlano della scuola con amarezza e che
hanno avuto esperienze terrificanti con professori e compagni. Io non
voglio entrare in merito, no davvero, però penso che ci
voglia tanto tanto impegno da parte nostra, perché
nonostante la mia esperienza sia stata meravigliosa, ho
dovuto  metterci l'anima, per farmi accettare, per dimostrare
di non essere soltanto la mia cecità e per avvicinarmi agli
altri.

Pensavo che l'estate dopo la maturità sarebbe stata
meravigliosa ed elettrizzante, una stagione in cui sperimentare tutta
la libertà del mondo  che avrei ricordato per il
resto della vita. Eppure è stata bella, sì,
complici un viaggio fra Normandia e Bretagna con la mia famiglia in cui
tutto, davvero, parlava di storia e di memoria  e una vacanza
studio con la mia migliore amica in quell'Inghilterra che ormai sento
anche un po' casa, eppure è stata anche tanto difficile. Ho
rinunciato a diverse cose, quest'estate, perché
semplicemente volevo tempo per stare in casa,  a leggere e a
pensare a quel che sarà la mia vita. Non si dovrebbe fare,
eppure ho avuto la sensazione, in questi mesi  di aver bisogno
di tempo libero, di ore vuote. Il risultato è che ora mi
annoio come mai in vita mia, perché tutti i miei amici sono
partiti per l'università, chi a Friborgo, chi a Ginevra, chi
a Zurigo E io, che comunque rimarrò vicino a casa e ho
già l'appartamento, me ne resto in un limbo, con i miei
libri, la musica che fa ssempre bene e talntissima ansia addosso.

Penso a come sarà iniziare l'università fra
dodici giorni. Penso a quanto sarà elettrizzante incontrare
nuove persone, studiare quel che più amo, vivere da sola.
Però cavolo, c'è un gigantesca incognita in tutto
questo. Riuscirò ad essere all'altezza, a dimostrarmi brava
come vorrei? Per quanto incontrare persone nuove sia bellissimo,
è difficile. Lo è per tutti, sì,
eppure io non ho nessuna vogla di spiegareai miei nuovi
compagni  che io non sono soltanto cieca, che posso uscire,
pranzare, persino andare al cinema (cosa che traumatizza un sacco di
gente) con gli altri, perché dimostrare tutto questo costa
una fatica immane, per quanto poi si riveli gratificante. Ho paura, in
realtà, di rimanere da sola, di perdermi dentro
all'università, di attirare gli sguardi per via del bastone
bianco. Lo so che è normale, e poi farò tutto
questo, perché non ho alternative e ho sempre pensato che le
barriere che dividono me dagli altri vadano abbattute il più
possibile. Eppure in questi giorni, in questo tempo vuoto che mmi sono
creata per pensare, per indugiare, per leggere e per riascoltare tutti
gli album dei Beatles, mi rendo conto che sono più i
pensieri cupi che quelli incoraggianti ad annebbiarmi la testa.

Però devo pensar alle cose belle che mi si prospettano, ai
miei amici che torneranno e che prima o poi andrò a trovare,
ai miei professori del liceo che, convinti che morirò di
fame, hanno già deciso di fare a turno per invitarmi a cena
e per farmi conoscere le loro famiglie, alle numerosissime amiche di
mia mamma che mi hanno detto di chiamarle per qualsiasi cosa, al mio
futuro professore di letterature comparate che mi ha letteralmente
rubato il cuore in dieci minuti di conversazione e già so,
nella mia mente, che farò di tutto pur di conquistarmi un
po' della sua stima, per quanto sia una speranza piuttosto utopistica.

E allora? Allora non mi resta che aspettare,  fare esperimenti
con il microonde (diventerà il mio migliore amico,
già lo so), leggere in anticipo tutti i libri per
l'università che riesco e torno al liceo il più
possibile, perché al momento è l'unico posto in
cui mi senta davvero felice. Penso che quando iniziieranno le lezioni
sarò talmente fagocitata dalla routine che non
avrò tempo per le mie elucubrazioni mentali e parte della
mia paranoia si dissiperà. Sarò talmente
assorbita dagli incontri, dalle lezioni e dai tentativi di non finire
inghiottita dalla folla di persone, senza dimenticare l'amico microonde
con cui farò amicizia (sospetto che mi sentirò
talmente sola, i primi giorni, che imparerò a cucinare in un
baleno giusto per tenermi occupata), da dimenticare, almeno per un po',
tutti i miei dubbi. Per ora, aspetto.

Penso tornerò a scrivere qui, con regolarità,
perché so che siete impazienti di scoprire chi
l'avrà vinta nella battaglia fra me il microonde e
perché volete assolutamente scoprire se il primo giorno di
luniversità mi perderò o no. Anche io lo voglio
sapere. Ergo... restate sintonizzati!

Minerva





    

8 commenti:

Paola S. ha detto...

Mentre stavo finendo di leggere il tuo post, tu hai lasciato un commento al mio: se non è sinergia questa :-P
Quando accadono tante cose così piene e "vive" è difficile stare al loro passo ed aggiornare come vorremmo i nostri contenitori virtuali di racconti. Ma per fortuna che sia così.
Hai concluso una parte importante della tua vita, che è stata densa di emozioni belle ed altre un po' più forti, ma che ti hanno preparata ad affrontare passo dopo passo ogni tipo di situazione.

Ed ora ti aspetta un'altra bella esperienza: l'università. Sarà una esplosione di cose, te lo posso assicurare. Sarà entusiasmante, avrai voglia di farcela e di scoprire il prima possibile cosa succederà, ma a volte potresti avere anche qualche momento di sconforto. Qualche paura di troppo e qualche insicurezza che ti terrà sveglia di notte. Ma tu non temere e ricordati che tutto andrà bene alla fine. Non ti arrendere a nulla, se avrai paura ricordati che la paura non esiste. Se qualche esame ti sembrerà difficile, ricordati che si potrà sempre ripetere e recuperare.

Sii felice, viviti ogni istante pienamente e vedrai che tra qualche anno starai scrivendo un post come quello che hai pubblicato oggi: semplicemente pieno di vita.
In bocca al lupo, collega :-**

Patalice ha detto...

ciao Minerva
ben tornata su questi schermi...
la maturità è bellissima, riflessa nelle tue parole, e lette da lontano, lontano 12 anni...
ora, mi raccomando, goditi l'università tutta, quelle emozioni che non ritornano mai, e che nessuno dovrebbe tralasciare di vivere con una leggerezza spensierata

Giupy ha detto...

Che bel post e che bello leggere di un esame di maturita' andato cosi' bene... sicuramente anche l'Universita' sara' un'esperienza bellissima, in bocca al lupo!

Maya Cents ha detto...

Ciao ^_^
Devi essere orgogliosa di te stessa! Hai fatto un esame di maturità davvero impressionante; eri preparata e sei riuscita a comunicarlo a tutti, hai comunicato più di quanto forse tu pensi. Già da questo post, come da altri, si nota benissimo la tua passione (per la letteratura, la musica, ma soprattutto per la vita) e non è per niente qualcosa di mediocre o di scontato. Sei straordinaria, non per la tua disabilità, ma per la forza delle tue passioni e della voglia di farcela (è normalissimo avere paura, sopratutto se si tratta di ricominciare un percorso di vita). Non ti perdere ;)

Euridice ha detto...

Minerva carissima, che piacere leggerti! Non passo più molto spesso da Blogger, come forse avrai notato, ma oggi pomeriggio ho dato un'occhiata agli ultimi aggiornamenti e sono stata contentissima di trovarci il tuo. Mi fa piacere sapere che la tua maturità è stata un successo, anche se non avevo dubbi che sarebbe andata alla grande, e ti auguro il meglio per questa tua nuova vita.
Anche io l'ultimo mese prima dell'università ero attraversata da tanti pensieri cupi - sarò all'altezza? Mi piacerà come credo o mi accorgerò che non è come me l'aspettavo? Sarà troppo pesante? In mezzo a tutte quelle persone che seguono tanti corsi diversi riuscirò a farmi degli amici? E se non trovassi nessuno? E se rimanessi da sola? - che, anche nel mio caso, erano amplificati dal fatto di essere rimasta l'ultima a dover cominciare, mentre la maggior parte dei miei amici aveva già iniziato i corsi o si era trasferito per studiare, come i tuoi. Per fortuna i pensieri cupi si sono dileguati non appena ho cominciato, e spero che succeda lo stesso per te perché, davvero, non c'è posto migliore dell'università per farsi amicizie profonde, legami alimentati da passioni comuni, e vedrai quante cose di cui parlare con i tuoi compagni di corso, che hanno fatto la tua stessa scelta di vita perché a loro piacciono le stesse cose che piacciono a te, e ti ritroverai a pensare "ah, ma allora non sono soltanto io a pensare questa cosa!" e vivrai anni meravigliosi, arricchenti e luminosi.
Io ho amato l'università, forse anche perché arrivavo da un'esperienza liceale decisamente meno entusiasmante della tua e molte delle persone incontrate al liceo speravo di non vederle più, ma in ogni caso sono davvero anni bellissimi.
In bocca al lupo per tutto, un abbraccio!

Nella Crosiglia ha detto...

Sarai meravigliosa come sempre, splendida nel tuo ruolo, bravissima nelle tue elucubrazioni mentali, sicura in tutto ciò che farai, vittoriosa con il microonde,la mascotte di tutti, e la più brava del corso..
Aspetto di leggere i tuoi passi , uno ad uno come fossi dietro di te, per essere sostenuta da te e da tutte queste immense ricchezze che ci doni!
Ti stringo forte e bravissima!

Federica ha detto...

e niente... sei così bella che avrei solo voglia di abbracciare tutta la tua voglia di vivere, imparare e sognare!

Holly Golightly ha detto...

il tuo post mi ha commosso... in bocca al lupo. Sono sicura sarà un successo anzi sarai un successo!kiss