giovedì 13 aprile 2017

tornare a scrivere

Ho smesso di scrivere.
Succede.
O meglio, è successo perché, quando ho cominciato l'università, è arrivato un periodo di fragilità, e di confusione, e di persone e cose nuove e di spazi in cui abitare, ai quali abituarmi. Come il mio appartamento, per esempio, in quella casa gialla che doveva essere uno studentato ma in cui vive pressoché chiunque, eccetto studenti. Per tanto tempo, chiamarla casa è stato difficile. Era un luogo in cui dormire, cenare un po' malinconicamente guardando un film, e dal quale scappare per restare in università quanto potevo, per poi prendere il primo treno per casa, quella vera, con i miei genitori, le mie cose, i ricordi, un odore familiare. Poi, però, mi sono abituata persino a Casa Gialla, come continuo a chiamarla, e ho imparato ad affezionarmi a questo spazio nuovo, immacolato, da riempire come mi pareva. Mi sono affezionata al letto così grande, al frigorifero che ronza costantemente, alla sensazione di essere l'unica abitante di questa manciata di metri quadri che, però, mi appartengono totalmente. Certo, a volte è difficile. A volte, la notte, fatico a prendere sonno. E quando mi sveglio, a volte, mi sembra di precipitare nella giornata quasi a capofitto, perché devo mettere ordine e uscire di casa e andare in università. Ecco, l'università è l'altro luogo a cui ho cominciato abituarmi, e al quale adesso voglio bene. è così piccola, quest'unica università della Svizzera Italiana, così diversa da qualsiasi altra università italiana e però neppure totalmente svizzera, con questa facoltà di lettere in cui siamo in pochi, e a volte questo mi pesa terribilmente, ma poi mi ricordo che, forse, se decidessi che il mondo accademico potrebbe essere la mia strada, è il posto migliore per provarci sul serio. è una realtà strana, un po' in bilico, quest'università,  con studenti svizzeri e italiani che si frequentano ma senza mai mescolarsi del tutto. E io, che dall'Italia sono sempre stata affascinata ma che sono cresciuta qui sto e capisco tutti, ma in fin dei conti fatico a sentirmi parte di qualcosa. Forse, in quest'università, non ho trovato gli amici che volevo, o forse, alla lunga, questo mio modo di essere, di avere fame di persone nuove e di dover per forza legare con tutte le persone che incontro, mi porterà da qualche parte, e devo ancora aspettare. Però di incontri belli ne ho fatti, almeno qualcuno. Il più significativo, inaspettato e bizzarro è stato con T. T ha cinquant'anni, ha frequentato ragioneria più di trent'anni fa e ha deciso di iscriversi a Lettere perché ha sempre fatto la casalinga e avrebbe sempre voluto laurearsi. Lei è qui un po' per passione reale, un po' per fuggire da tre figli maschi, adoolescenti, e ha preso legato con tutti noi, perché ha una personalità frizzate e riesce a divertirsi anche con noi, in una maneira tutta genuina e nient'affatto forzata.Fra noi si è creato un affetto strano, obliquo, che non ha bisogno di grandi dimostrazioni. è che abbiamo preparato otto esami insieme, nel mio appartamento, per ore, ripetendo tutto ada lta voce, chiarendoci concetti, incoraggiandoci e sopportandoci reciprocamente. Eravamo soltanto due studentesse, in quei giorni, e la mia cecità, la differenza d'età e il resto contavano poco.  A contare era solo che lei aveva bisognod i me, perché ha tante lacune, avendo fatto ragioneria anni e anni fa e tanti argomenti sui quali io sono fresca lei li aveva a malapena sentiti nomimnare. e allora le ho spiegato tutto quelo che sapevo e che potevo, prestandole i miei appunti del liceo e cercando di rendere i concetti chiari, semplici, il più possibile immediati. La verità, però, è che io senza di lei non ce l'avrei mai fatta, a studiare così tanto, perché non riuscivo a ripetere con nessun'altra delle mie compagne, che o studiavano per conto loro o chiaccheravano senza concluere mai niente. Io, con lei, ho studiato, ho ripetuto tutto, abbiamo persino preparato i riassunti insieme. Magari avrei potuto preparare degli esami più velocemente, se non avessi dovuto cercare di darle le basi che le mancavano, però non sarebbe mai stata la stessa cosa. Perché io, i giorni prima degli esami, mi sentivo dannatamente fragile, dannatamente impreparata, sempre e costantemente sull'orlo delle lacrime, e, se non ci fosse stata lei che alle sette del mattino bussava alla mia prota con i cornetti, me ne sarei stata racnnicchiata sul letto a pensare a quanto mi metteva a disagio l'esame dell'indomani. E invece, così, io ho imparato a studiare fino all'ultimo, senza mettermi troppa ansia, senza sentirmi troppo  impreparata, senza chiedermi costantemente se ce l'avrei fatta. Ho risparmiato un sacco di tempo che avrei perso in paranoie, ho aiutato T. a passare gli esami con dei voti che, per una con le sue basi, sono eccellenti, e fra noi è nato un sodalizio bizzarro ma fortissimo.
Gli esami, io, li ho superati con dei voti altissimi. Amo immensamente quello che studio, davvero, e a parte qualche problemino con la linguistica, sono profondamente entusiasta della mia facoltà. è difficile, a volte, ma in questi mesi ho capito che è la mia strada. Sto costruendomi un mondo, dentro, un mondo fatto di libri, e di studio, e di passioni. è un conforto, sapere di amare tanto ciò che studio, perché credo che questo non potrà mai togliermelo nessuno. E poi, sapete, la cultura senza umanità è dannatamente inutile, e non smetterò mai di dirlo, ma trovo meraviglioso quanto la letteratura, la storia, la filosofia possano trasmettere dei valori coi quali magari mi confronto, nella mia vita quotidiana, ma sui qulai non rifletto mai abbastanza.
è solo per dirvi che questo è un periodo strano, ecco. un periodo in cui mi pongo molte domande, in cui mi chiedo se le mie scelte siano giuste, se corrispondano davvero al mio modo di essere, se mi aiutino a sentirmi più arricchita. Gionri in cui a volte penso che sì, quest'anno ho imparato tante cose e raggiunto tanti traguardi, e che in fondo quel che conta è che io, in quest'università, sto bene, ho fatto alcune belle amicizie e ho incontrato tante persone con cui chiaccherare e con le quali uscire. Altri giorni, invece, mi rabbuio, e non sopporto il fatto di non aver trovato qualcuno con le mie stesse passioni, con cui condividere qualcosa di più rispettto alle chiacchere e a qualche uscita, e vorrei rifare tutto da capo, prendere un treno diretto in nessun posto in particolare, purché sia diverso da questa cittadina sul lago e da quest'università così piccola.  E quindi niente, oscillo. Oscillo e per questo non scrivo, perché mi sento fragile e confusa e troppo piena di domande. Però vorrei raccontarvelo, questo mio mondo così nuovo, queste impressioni così fugaci. Raccontarvi dei miei professori, di quello che mi ha detto "signorina, una come lei deve fare un dottorato", del mio liceo che è un posto pieno di calore e ogni volta che ci torno mi si allarga il cuore, ma al contempo realizzo di non appartenere più totalmente alla mia vecchia scuola. Raccontare della mia partenza per Boston di questo luglio, di come sarà prendere un volo da sola, atterrare e realizzare di essere in America e di esserci senza genitori, nel mio primo viaggio da grande.
Ci risentiamo presto, promesso, e scusate il post un po' delirante un po' sgrammaticato... ma dovevo aggiornarvi!
Minerva
 



5 commenti:

Maya Cents ha detto...

Wow che novità! Mi fa piacere leggere così tanta passione! Gli attimi di debolezza capitano a tutti, l'urto della novità poi destabilizza. Ma tu hai reagito e questo è bene :)
Buona fortuna, un bacio

G ha detto...

Che bello sapere che stai percorrendo la tua strada, e anche egregiamente!
Capisco quanto ci si possa sentire vulnerabili agli inizi, e quanta fame si ha di contatto umano quando si è lontani da tutto e tutti. Ma ti assicuro che gli anni dell'università sono i più belli e tante amicizie e persone (e, te lo riassicuro, molto spesso diversissime da te, e per questo le migliori) incontrerai!

Ti auguro tutto il bello di questa nuova avventura e aspetto aggiornamenti!

Sempre tua,

G.

Federica ha detto...

quante emozioni!
mi hai fatto ricordare quando spaurita cercavo le aule delle mie lezioni in uno dei palazzi più brutti di Torino... però quanti ricordi!

Icaro ha detto...

Bentornata! Anche io sono tornata... Ci leggevamo tante anni fa, avevo l blog "sotto il segno del piccione". Accidenti se sei cresciuta, è passato il tempo in un soffio!

angeloblu ha detto...

...arrivo sul tuo blog tramite amici in comune, leggendo devo dire mi piace come esponi sarà un piacere seguirti, a presto...