martedì 31 agosto 2010

secondo giorno

Il primo giorno di scuola è andato, diciamo così, bene. Ma è stato oggi a regalarmi tanti sorrisi, tante emozioni e tante risate. Oggi, ed il pomeriggio in modo particolare. Anzi, l'ora compresa fra le 12:50 e le 13:40. Lsatino. Prima ora del pomeriggio. Prima lezione di latino, intendiamoci.
La prof S., che avrà presto un soprannome, è un tesoro. Romagnola, sui sessanta, fan di Vasco Rossi e completamente pazza. Pazza di noi studenti e pazza per la sua materia. Pazza perché ride convulsamente ogni cinque minuti e perché riesce a fare lezione nonostante questo. Pazza perché non è un pasticcino, ma una di quelle fette di torta campagnola, di quelle semplici e morbide, anche se buonissime. E la prof S. è così. Colta ed al contempo genuina, che ride, parla dei latini come se fossero i suoi compagni di banco delle medie e della civiltà moderna come se fosse un qualcosa di misterioso, ma affascinante. Lei non usa la tecnologia. Il prof Pezzodipane (insegnante di matematica e scienze) una volta le ha dato una chiavetta e llei gli ha chiesto che ci dovesse fare. Eppure, lei l'utilità della tecnologia la riconosce, eppure, non le interessa usarla. Lei fa le schede a penna. Le pagelle e le mie schede le fa scrivere a macchina dal marito, perché lei odia scrivere a macchina.
È un tesoro questa donna. Poi ora d'italiano. E come sempre, il prof C. riesce a sondare la mia apparente ironia. Quando gli ho raccontato del collegio ridevo, ma la prima affermazione del prof è stata:
"Tu ora ridi, ma lo so, e non mi dire di no, che ci hai sofferto, in collegio."
Ecco. Frase perfetta per sondare un'alunna. Mi appunto tutto questo perché nel caso dovessi insegnare, questa è una geniale trovata per far crollare le allieve che ridono delle calamità. La classe non sembra male. Devo ancora inquadrarla bene, annusarla, ma non sembra cattiva. Da oggi in poi, salvo novità importanti, voglio ritrarre ogni mio singolo professore, così per darvi un'idea di che insegnanti ho, che nonostante molti di essi siano particolari, sono delle stelle tuttequante.


baci
Minerva

domenica 29 agosto 2010

Ho tante, tantissime cose da scrivere. Scrivere di questo pranzo che si è protratto per sei, e dico sei ore di fila, inclusa breve gita sul lago di Como. E potrei scrivere, invece, di questo primo giorno di scuola che sarebbe domani, e del fatto che non sono tesa, di più. Sono una corda di violino pronta a spezzarsi al minimo fremito. L'unica cosa che argina parzialmente la tensione è il cioccolato. La argina per due minuti, il tempo che ci mettono le ciliegie ricoperte di cioccolato fondente a sciogliersi ed essere ingurgitate. Tensione. Cavoli. Nulla mi rasserena. Stanotte sento che gli occhi li chiuderò per poco, troppo poco. È che l'insonnia non aiuta, e tantomeno la voglia di riuscire a dormire e di non poterlo fare. Ho una sensazione di occlusione di pugno di ferro nello stomaco e di tamburi nella testa. Sarà stata l'overdose di mangiare di oggi, il fatto che sia stata a tavola con le cuffiette in testa (cosa che non mi snerva, di più, ma non sapevo cosa fare) oppure saranno state le onde del lago di Como, fattostà che in questo momento rappresento la bomba ad orologeria in procinto di esplodere. In questo momento vorrei potermi sfogare con un'amica. Un'amica a cui chiedere consiglio, con cui ridere e con cui condividere l'ansia.. Peccato che l'amica in questione non ci sia. L'amica vera, intendo. Di amicizie di penna o di blog ne ho già fin troppe, ma in questo momento ho bisogno del conforto vero. Vero, autentico, schietto. Sto macinando chilometri con la tensione che mi ritrovo. Sento un martellare frenetico in testa e dei dolori al ventre clancinanti. Non so se la camomilla può o meno aiutare. Sicuramente mi calmerebbe i nervi e magari mi quieterebbe l'animo, ma poi? Ma poi sarei immersa in un sopore artefatto e profondo. Ecco. Prevedo già che per le tre del mattino sarò sotto il piumone (io senza piumone faccio fatica a dormire, pure ad agosto e non per via del freddo, ma piuttosto per un certo bisogno di calore affettivo) in preda a dare calci al materasso e con gli occhi spalancati. Bene. Si prospetta notte abbastanza movimentata, ma indimenticabile. Perché la notte del primo giorno di scuola è sempre bellissima. Completamente insonne, ma bellissima. Fatta di libri letti per intero, di brani musicali che dovrebbero quietare, di cioccolatini e di sbadigli. Che voi sappiate, la liquirizia ha qualche effetto soporifero oppure il contrario? No perché ne ho in quantità industriali, e se facesse addormentare ne userei un poco. Ok. Basta. Richiamiamo alla mente alcune delle più belle poesie di Saba e Pascoli, che sono i poeti più calmanti della storia. Ma come faccio? come faccio? No per Dio... Sto farneticando. In questo momento mi sento molto l'eroe un po' sfigato dei fumetti (era Paperino, nevvero?) con in mezzo alla nuvoletta la scritta:
"Arggggghhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!"
Ecco. Nottata indimenticabile, immagino!
Baci
Minerva

sabato 28 agosto 2010

bilanci

A me i bilanci fanno impazzire, diciamocelo. Mi piacciono gli elenchi di propositi psicologici e non, mi piacciono le autoanalisi e tutto ciò che gira intorno alla psicologia di se stessi. E quest'anno lo traccio, un bilancio dell'estate 2010. Sicuramente è stata un'estate ricca. Ricca di emozioni, negativissime e molto positive. Iniziamo dal negativo, che è meglio. Ho trascorso due settimane spiacevolissime in Svizzera francese, eh vabbé. E questa è stata l'unica cosa negativa dell'estate, onestamente, ma è stato talmente un susseguirsi di cose allucinanti che non voglio riscrivere da darmi una brutta sensazione anche ora. Poi mi sono riposata, ho letto molto, ho scritto tanto e soprattutto, ho visto Istanbul. Vorrei ritornarci... È la prima volta che mi succede con una città, che non sia Torino, a cui sono particolarmente affezionata, un giorno le dedicherò un post, ma non ora. Mi capita spesso di ripensare con nostalgia ad un viaggio, ad una città. Ma non a volerci ritornare dopo appena due mesi dall'essermi separata da lei. Perché quei quattro giorni sono stati travolgenti. Travolgenti di odori, aromi di spezie e di brace, travolgenti del chiasso di quella metropoli spettacolre che si è delineata di colpo davanti ai miei occhi e sì, nostalgia di colori. Di quei rossi così appassionati, quegli arancioni caldi e quei gialli luminosi che li si percepisce pur non vedendoli, nostalgia del mio Bosforo, nostalgia di quell'albergo ex palazzo del sultano in cui abbiamo potuto stare a contemplare un giardino in una notte indimenticabile. Di quella Istanbul sfacciata e generosa, che dona tutto e che è abbondante, nel lusso e nella povertà. Abbondanza di spezie, di colori, di rumori e di dialetti. Perché Istanbul è Istanbul. Non si discute. Un miscuglio di accenti, idiomi e calate diverse. La mia Istanbul. Non l'ho mai scritto di nessun'altra città, se non di Torino, ma come ho già detto, ne parleremo in un altro post.
Ho sempre amato viaggiare. Per poco tempo, intendo. Amo quei viaggi di quattro o cinque giorni in cui posso assaporare il gusto di una città, ma in cui poi posso tornare a casa, riassaporare il mio grembo, il mio cibo e la mia musica.
E voi, qual è la città che ha colpito maggiormente il vostro cuore?
Baci
Minerva

venerdì 27 agosto 2010

aspettiamo

Sto aspettando. Aspettando che accada qualcosa a smuovere questi giorni di panna cotta. Compatti, pesanti e molli come la panna cotta. Ma non di quella panna cotta buona, che scende nello stomaco gorgogliando un po', ma di quella cattiva, fermentata e nauseante. Ieri sono andata a scuola per vedere con l'Angelo di guardare tutto il materiale. Ho parlato un oretta con i prof. Ho conosciuto meglio la prof S. (la mia prof di latino) che mi piace tanto, è una romagnola fan di Vasco Rossi nonostante i sess'antanni, che, nonostante non sia la prof N. (quella che doveva essere la mia prof di latino, vedete i post empatia 1 risalente a metà febbraio e empatia 2, di fine aprile) mi sembra un'ottima docente. Rivedere la scuola è stato una doccia fredda ed al contempo un piacere enorme. E lunedì si riparte. Lunedì riaffronto il mondo, esco da quest letargo ed entro in pieno nel caos di compiti, lezioni ed orari impossibili, ve lo riporterò lunedì, così avete un'idea di quel che mi aspetta. Non so se potrò scrivere molto, onestamente. Accontentatevi di qualche post, non dico sporadico, ma qualcosa di meno ben scritto e più frettoloso, a meno che non succeda qualche miracolo terrestre ed io abbia una quantità enorme di tempo a disposizione. Fra meno di 72 ore sarò sui sublimi banchi di scuola, a gestire chissà che ansia. Non posso dirlo, ma sono in ansia. Molto, ma molto in ansia. Ma adesso vedo di darmi una calmata, di respirare e di fare altro. Vorrei uscire, ma il tempo fa schifo. Che faccio? Ah non lo so. So solo che in questo momento sono apatica. Senza l'ombra di un'amica da chiamare, nessun progetto per il fine settimana (se non un pranzo con clienti di papà e passare una notte insonne fra domenica e lunedì) e l'incertezza. Basta. Basta. Basta.
Non mi piace stare così. Non mi piace passare tutto il giorno in casa a rimbecillirmi davanti ad uno schermo. Odio tutto questo. Ma sono invischiata.
Bah, staremo a vedere.
Baci
Minerva

martedì 24 agosto 2010

farewell

E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent'anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos'era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell'epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d'avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d'avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un'emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

(Francesco Guccini)
Non amo Guccini, di solito. Non è che lo disdegno, anzi. Leggo i suoi testi come fossero poesie, non riesco ad ascoltarlo. Ma questa canzone è bellissima. E poi è pure orecchiabile e ti viene voglia di cantarla.
e Se cliccate sul titolo del mio post potete ascoltarla, vi si apre il video su youtube.
Baci


Minerva

domenica 22 agosto 2010

campagna

Capita di andare nella campagna romagnola per trascorrere una domenica in famiglia e portare Fratellino dai nonni per qualche giorno. Capita che la Nonnacastana, la Ziastrologa (che in realtà sarebbe pro-zia, ma oramai l'ho sempre chiamata zia) e la Bisnonnatenace abbiano messo in piedi quel classico pranzo semplice, ma buonissimo. La pasta al sugo di pomodoro fresco con le polpette, che anche se è tipico meridionale è delizioso pure al nord. E quei pomodori freschi, con l'origano ed il basilico appena colto. E capita che la Bisnonnatenace abbia avuto l'ispirazione per una torta di pere, di quelle senza grandi creme, solo pasta e frutta tagliata dentro. E capita che ti ritrovi nell'orto, con la Nonnacastana, con lei che raccoglie zucchine e pomodori e guarda lì, un peperone, chissà che alla mamma non serva per farci qualcosa. Morale della favola, siamo tornati a casa con polpette, avanzi di torta e verdura.
Ed è in giornate come queste che ci si rende conto di quanto la campagna e la natura siano meravigliose. Di quanto il vento che arruffa, il profumo della pioggia o della terra calda di sole, l'odore del caffè quando ti svegli siano cose magiche. Ed ho partorito il mio modello di casa ideale, se avessi i mezzi e un marito e dei figli con cui condividerla, questa casa.
Mi piacerebbe un glicine: assolutamente, trovo questa pianta incredibilmente bella e poetica. Voglio una gatta, di quelle un po' schive, buone per i caminetti (non arrostendola, s'intende) e per le serate di temporale in compagnia di un libro. Poi voglio una biblioteca. Di quelle grandi, labirintiche e piene di libri, con un angolo in cui sistemare il pianoforte (lo so che non lo suono, ma non so, mi da un che di rassicurante) e poi soprattutto, voglio una casa con un odore. Ad ogni posto io attribuisco un odore particolare... Di cibo, di stoffa, di caffè o di qualunque cosa, basta che identifichi quel posto.
E dopo questa fantasia ad occhi aperti vi lascio!
Minerva

venerdì 20 agosto 2010

penultimo giro di giostra

Finalmente a casa. Amata, sospirata casa. Non che il mare abbia fatto male, anzi. Ha lavato molti ricordi e mi ha permesso di scrivere con scioltezza. Ma tornare a casa è sempre un bene, sono troppo legata al nido, potrei essere nipote di Pascoli già solo per questo. Ancora dieci giorni e poi la scuola riprende. Ultimi residui di compiti e di pigrizia che si appiccicano addosso manco fossero acari, il corso di babisitting con la mia compagna di classe che è l'unica che abbia invitato a casa un paio di volte in tutti questi anni e pomeriggi passati fra piscina ed espressioni di matematica. E serate passate fra blogger, youtube e libri. Giorni così, di poca voglia di fare e di tanta voglia di iniziare la scuola. E poi, se possibile, mi piacerebbe guardare qualche bel film. La mia cultura cinematografica è a dir poco scarsissima, di film che mi sono rimasti nel cuore ho visto solo titanic e la vie en rose, che forse è il film che mi ha smosso qualcosa dentro in maniera così forte che ne sono rimasta scossa. Insomma, saranno giornate tranquille, le ultime notti prima della scuola un po' meno, più che altro per la botta d'ansia, se sto a quel che mi è successo l'anno scorso, dal 27 agosto fino al 30 la notte starei là, a strofinarmi addosso il lenzuolo con fare ansiotico, ed a dirmi che non vedevo l'ora di ricominciare, scalciando contro il caldo opprimente. Eh vabbé, mi consolerò ascoltando Baglioni e Venditti, che oramai conosco a memoria, a furia di cantare e riascoltare. E poi si ricomincia a girare. Scuola, compiti, prof, ansia, vocaboli, espressioni, esercizi di grammatica, brani con il flauto. E questo sarà il terzo anno di scuola media. Terzo anno su quattro, perché in Svizzera le medie sono quattro e gli anni di liceo pure. E quest'anno dovrebbe essere l'anno più pesante. Nuove materie, il livello attitudinale in matematica e tedesco (in Svizzera è così, si hanno due livelli, quello base e quello attitudinale per i più bravi, io faccio quello perché sennò non potrei andare al liceo) e nuova classe. Ma voglio àpparire loro come una ragazza d'acqua chiara: riflessiva, sorridente e sempre, sempre allegra. Anche secchiona (non nei loro confronti, s'intende), basta che appaia loro sorridente e mai musona. Poi si vedrà. Con me stessa invece.... Ecco, lì non so proprio. Se mi faccio prendere dall'ansia, sono morta. Morta, come l'anno scorso, del resto. Io onestamente preferirei dei 7 presi con tranquillità che dei 9 o dei 10 avuti pagando una notte insonne, e non passata a studiare, per di più.
Bene, buoni propositi per questi 10 giorni:
1. leggere un buon libro e non Stephen King che provo a finire It da un anno e non ci riesco mai.
2. Guardare un buon film.
3. Fare il corso di babisitting, socializzare e soprattutto, provare a capire se amo i bambini oppure no.
4. Postare qualche poesia sull'altro blog, cominciando da oggi.
5. Finire i residui di compiti!

Quindi, io inizio con la giusta carica, poi si vedrà!
Baci
Minerva

martedì 17 agosto 2010

confusa

Sono confusa. Troppo confusa. Aspettate un attimo. Stop. Stop, fermiamoci. Confusa perché fra tredici giorni la scuola riparte a meraviglia. Riparte per sconvolgere la quiete che si era creata in queste ultime due settimane. Mi angoscia, l'inizio della scuola. Ma allo stesso tempo non vedo l'ora che ricominci la rutin delle lezioni, dei prof, dei compiti. Perché quest'anno le classi verranno rimescolate. Quest'anno non sarò più con la mia classe. E non mi dispiace per niente, questa cosa, perché dopo tutte le cavolate che mi hanno detto (vedete il post del 25 novembre e quello del 26, più una serie di battutine sulla mia cecità che non sto a scrivere) possiamo anche chiudere quel capitolo. Però mi atterrisce il pensiero di poter capitare peggio. Mi atterrisce il dover spiegare tutto, il dover confrontarmi con gente che non conosce il mio handicap. Che possa giudicarmi solo come una povera cieca, che poverina, ha bisogno di una mano e di compagnia perché poverina, lei non vede. Non so se preferisco la compassione non richiesta (se è sincera, mi piace, ma se è solo opportunismo, no), oppure il propinare continuo di battutine. Sono in una situazione interrogativa. Perché con la vecchia classe non mi trovavo bene. Ma non male al punto di toccare il fondo. Ed adesso, posso o salire o scendere. Però sono supportata da alcune cose preziosissime. Ho due genitori che mi vogliono bene e che possono aiutarmi, un'insegnante di sostegno che è un tesoro e degli insegnanti meravigliosi. Sono le mie tre colonne portanti. Ah no, ce n'è un'altra, che alla fin fine sarà l'unica su cui potrò contare. Me stessa. L'essere una studentessa che ha finito l'anno con dei voti alti e soprattutto, perdonatemi per la finezza, l'avere, in fondo in fondo, le palle. Le palle che mi è sempre stato detto di tirar fuori. Perché con quelle palle, io sono riuscita ad andare più che bene a scuola, a crearmi una personalità nonostante il mio handicap, ad avere alcune passioni che sempre e comunque mi sono state accanto e potranno permettermi di crearmi delle amicizie reali. Perché sarà che sono stata diversa io, sarà un po' per via della mia cecità, anche se fino all'anno scorso c'era sempre stato un rapporto molto buono non sono mai uscita con un'amica, mai preso un gelato chiaccherando, mai telefonato best friend (come usa dire adesso) per raccontarle qualcosa. Ho sempre scritto. E la scrittura è riuscita a farmi sfogare. Ma una pagina bianca di word non risponde. Ho aperto un blog per questo e non mi vergogno ad ammetterlo. Per sopperire a questa mancanza di amicizia. Se l'anno scorso ci stavo male, ora sono tranquilla. Felice per altri motivi, per altre cose. Ma non devo arrendermi, nossignore. Adesso non pretendo nemmeno la migliore amica. Vorrei solo una persona con cui chiaccherare, mangiare un gelato una volta al mese o pranzare assieme una volta ogni tanto. La speranza è l'ultima a morire.
Minerva
p.s: scusate se ho scritto malissimo, sono di fretta

sabato 14 agosto 2010

Cadono gocce di cristallo fuso dal cielo e si posano con delicatezza sullo specchio d'argento del mare, incrinandolo appena, e poi confondendosi con esso.
Quanto è bella la pioggia al mare. Il profumo della terra bagnata, che io adoro, è accentuato tanto, con quella punta ruvida di salsedine. Il fresco penetra
nelle ossa e scrivere viene facile. Le parole ballano sui tasti, scivolano vloci, troppo per i miei gusti, e appollaiano sulle pagine immacolate. È tutta
la mattina che scrivo. Scrivevo per esorcizzare la noia, ma oramai non più. È diventata una cosa meravigliosa, semplice e spontanea. Scrivo dei miei ricordi.
Ascolto Baglioni che si confonde con la pioggia contro la grata di legno che stringe il balconcino della mia stanza. È così magico. E domani non pioverà
più. Mi sto godendo apieno questa giornata di poesia soffusa, fatta di pensieri interrotti a metà e di pagine abbandonate. È così dolce lasciar entrare
la fragranza della pioggia. Volevo andare in spiaggia, stamane. Ascoltare il ticchettio ritmico delle gocce d'acqua sull'ombrellone e sfiorare la sabbia
bagnata. Ma alla fin fine non ci sono andata, pioveva troppo forte. Mi sono rintanata qua, a raccogliere i pensieri ed a buttarli giù piano piano cadenzato
di queste gocce. Tic tac, tic tac, tic tac, tic tac. Questa pioggia sembra benedetta. Sembra una benedizione del cielo, una cosa da bere stilla a stilla
in coppe di cristallo, e cito Pascoli, perché non sono capace di descrivere in modo migliore la pioggia.
Baci
Minerva

Pubblicato da minerva a

mercoledì 11 agosto 2010

Devo dire che dodici giorni lontani dalla scrittura impigriscono moltissimo. In collegio, purtroppo, non potevo scrivere. Avevo con me il portatile per le lezioni, ma non potevo scrivere. O meglio, potevo, ma ne avevo paura. Visto che tante volte sono tanto ingenua, non ho messo la password d'accesso. E una notte, S. e B. hanno aperto il mio portatile così, per vedere se andavano i giochi. Io dormivo, la mattina dopo l'ho scoperto e mi osno incazzata abbastanza. Mi sarebbe piaciuto scrivere sul diario, avrebbe lenito così tanto la nostalgia di casa, più della musica e della lettura. Ma non potevo, non mi fidavo. Per niente. Perché ho scoperto quanto una ragazzzina che non vede può essere spiata di sottecchi, e l'ho notato a scuola, quando una volta mi ero messa a buttare giù delle poesie durante un'ora libera ed una compagna le lesse tutte, senza parlare. Devo imparare a mettere lo schermo bianco, almeno quando non sono a scuola. Ma dodici giorni d'astinenza sono duri. È stata dura non scrivere. Non battere sui tasti alla sera o alla mattina presto. Adesso che ci penso, alla mattina presto era l'unico momento in cui potevo scrivere. Mi svegliavo massimo massimo alle cinque di mattina. Ansia, anche qua. E me ne stavo tremante, a smaltire la mia meravigliosa acidità di stomaco che certe volte non si quietava nemmeno con i farmaci ingollati uno al mattino ed uno alla sera, un libro di Victor Hugo che di ottimista ha ben poco ed una malinconia abbastanza snervante. Una mattina, la stessa in cui vomitai in maniera compulsvia, chiamai mia madre alle sette meno cinque. Mi ero chiusa in bagno e piangevo. Mancavano due giorni alla partenza. Non stavo piangendo per niente, non avevo chiuso occhio ed il mal di pancia non si placava da giorni. Mia madre mi ha dato il coraggioo per chiedere di restare in camera. Da lì ho iniziato a vomitare. Ho scritto un mezzo reportage, segnando tutte le volte in cui rimettevo. Ogni tre-quatttro minuti. Vomitavo acqua. Ansia. Ansia del cavolo, ansia logorante. Ma parliamo del perché di 'sta ansia, perché adesso mi son rotta di tenermi tutto dentro.
La prima settimana è andata, diciamo, decentemente. H., la ragazza, non andava bene. Per niente. Questa mi parlava italiano, perché sosteneva che doveva fare pratica, mentre io le rispondevo in francese. Non parlava, mi diceva ogni volta che uscivamo di portarmi un libro, che così non dovevamo parlare. Eh vabbé. M apoi, quando mi ha piantata in piscina da sola, mi è venuta paura. Una cieca, nemmeno una bimba di sette anni la lascia in piscina da sola. Mia madre palra al direttore, che le parla. Poi la Cretina, perché di certina si tratta, mi pianta in mensa da sola. Io non sapevo che fare. Mando un messaggino a B. di venirmi a cercare, e tutto è chiaro. E poi di nuovo. Poi mi pianta in mezzo ad una pista di pattinaggio. Non avevo scritto cieca in faccia. Stupida. Quando mi ha piantata in mezzo alla discoteca per flirtare con uno, mia madre ha alzato il telefono e l'ha mandata a casa. È arrivata una ragazza calabra. Sono cascata dalla brace alla brace. Psicopatica è dir poco. Non si faceva toccare e tantomeno dare la mano. Le ricordava il suo ex ragazzo. Mi ha detto testualmente che la mia razza le stava sui coglioni (coloro che venivanno dalla Svizzera italiana) e un gionro mi fa che lei andava a cagare ed ha cacciato un meraviglioso, baritonale rutto. Me ne ha dette di tutti i colori: che il suo era un lavoro di merda, che lei si odiava, che ascoltavo musica deciente (Bennato e Baglioni). ADesso capite perché mi è venuta l'ansia?
Ma la ciliegina sulla torta è stata quando la prima ragazza che mi seguiva ha fatto il lavagio del cervello alle altre e si sono messe a dire che lei era dolcissima, carinissima eccetra. Questo mi ha fatta vacillare e crollare. Mi ha sradicata dal pezzettino di terra che avevo. Poi ho vomitato. Tutto. Due giorni passati a vomitare. Quando ero sola, vomitavo solo ogni cinque minuti. Ma c'erano volte, quando c'era gente, in cui vomitavo una volta ogni due minuti e non esagero, purtroppo. Sono stata uno straccio. Tutto quel che poteva succedere mi è successo, direi. _E mi ci è mancato solo dover spiegare al mio insegnante di francese (madrelingua cresciuto in Svizzera francese) come si dicevano certe parole. Rido, da un lato. Ma dall'altro penso a tutti i pianti che mi sono fatta.
Baci
Minerva

lunedì 9 agosto 2010

Fa un effetto strano rintanarsi alle nove e mezza in camera d'albergo tutta sola a scrivere. Ma di stare giù con i miei , i loro amici ed i figli (piccoli) di questi m'importava poco. Quindi sono salita a scrivere. Quanto mi è cara la scrittura, ultimamente. Ma ancora del collegio non reisco a scrivere. Riesco solo a rodermici. Quando ascolto l'ipod, quando leggo. Quando, insomma, faccio attività passive. Stare su internet è un buon diversivo, pigio i tasti, cambio pagina. Penso a come sia strano avere la nostaglia di casa in collegio. A treidici anni, piangere in maniera compulsiva e rumorosa non è da tutti. Però, e su questo io e mamma siamo concordi, se mi fossi divertita, casa non mi sarebbe torntata in mente tanto spesso. E soprattutto, non avrei passato due giorni interi a vomitare come una dannata ogni cinque minuti e non è un modo di dire, rovinando il sonno a B. ed a S. vomitando litri d'acqua che mi producevo da sola causa ansia. Cè chi per l'ansia perde l'appetito, io vomito l'anima, perdo il sonno e mi vien l'emicrania. E poi penso al perché, di solito, è quando si è soli che viene il magone. A me succedeva il contrario. Qand'ero sola, stavo tranquilla. Quando dovevo uscire, stavo male. Ero sola, facevo le mie cose. Quando stavo con la ragazza che mi dava una mano, soffrivo di attacchi di malinconia atroce. Eh vabbé. Ne scriverò, promesso. Ma adesso butto giù solo pensieri incoerenti.
Ci risentiamo, scusate la brevità del post.
Minerva

domenica 8 agosto 2010

nuovo blog

C'è un nuovo blog sul mio profilo. Mi è venuto in mente di crearlo stamattina, e in questo nuovo pargolo più che in questo, perché mi piacerebbe che ci mettiate del vostro, con spunti e recensioni. Dateci un'occhiata, per capire meglio!
Baci
Minerva

venerdì 6 agosto 2010

delirio mattutino

06:39
Orario inaudito per scrivere. Ma le parole al mattino vengono bene. E sto al portatile dalle sei. Insonne, forse. Sto leggendo così tanto ultimamente, da sentirmi appagata e tranquilla. E poi davanti a me c'è il mare. Me ne sto in acqua supina, fra le onde e penso che l'ansia non esiste e che le paranoie che mi faccio in continuazione sono solo piccole sciocchezze. Qua è tutto un fiorire di canti d'uccello. Quel canto abbondante e chiassoso, che c'è fin dalle prime luci dell'alba. Amo il canto degli uccelli. Li invidio, solo per il fatto di poter volare e librarsi in alto. E costruirsi un nido fra le fronde di un ciliegio, ben riparati fra i rami.
C'è una voglia di volare in me che non trovavo da settimane. C'è un otimismo, una voglia di conoscere ed una curiosità circa tutto. Ma io lo so cos'è. È la letteratura, l'interesse nel leggere libri ambientati in terra straniera, nel passare ore su siti internet a navigare fra siti che parlano delle varie cucine esotiche e pagine di wikipedia inerenti la storia e la mitologia. Mi piace conoscere, la cultura in generale e soprattutto quella letteraria. Penso che la conoscenza dia grazia può portare su due strade. Quella del cinismo, del disprezzo in generale e della tendenza a sminuire tutto. E quella strada che invece da grazia, regala momenti indimenticabili passati fra i libri e poi tante volte, quando finisco di annotare un vocabolo che non conosco sul mio dizionarietto mi sento appagata e raggiante. Come se avessi appena bevuto ad una fontana e stessi assaporando il piacere dell'acqua fragrante in bocca. E questo mi rende felice. Ed in collegio ero fiera, fierissima di star leggendo Victor Hugo e quel libro mi ha dato la forza di non trincerarmi dietro al mio guscio. Sono state le ore d'insonnia, ossia il tempo compreso fra le quattro e mezza del mattino e le sette e quarantacinque, che mi facevano star bene. Perché dopo tre ore di lettura, facevo un respiro profondo, ignoravo il magone e partivo. Che poi gli ultimi due giorni li ho passati a vomitare è un'altra storia. Quanto mi fa male scrivere del collegio. Mi è venuto un groppo alla gola ed un mal di pancia.
Accantoniamo e pubblichiamo in fretta questo post, non si sa mai che mi venga voglia di cancellarlo.
Baci
Minerva

mercoledì 4 agosto 2010

mi ricordo che anni fa
di sfuggita
dentro a un bar
ho sentito un juke box
che suonava
e nei sogni di bambino
la chitarra era una spada
e chi non ci credeva
era un pirata
e la voglia
di cantare
e la voglia
di volare
forse mi e' venuta
proprio allora
forse e' stata una pazzia
pero' e' l'unica maniera
di dire sempre quello
che mi va
Non potro' mai diventare
direttore generale
delle poste
o delle ferrovie
non potro' mai far carriera
nel giornale della sera
anche perche' finirei in galera
mai nessuno mi dara'
il suo voto
per parlare
o per decidere
del suo futuro
nella mia categoria
tutta gente poco seria
di cui non ci si puo' fidare
Guarda invece che scienziati
che dottori
che avvocati
che folla di ministri e deputati
pensa che
in questo momento
proprio mentre io sto cantando
stanno seriamente lavorando
per i dubbi e le domande
che ti assillano
la mente
va' da loro
e non ti preoccupare
sono a tua disposizione
e sempre
senza esitazione
loro ti risponderanno
Io di risposte non ne ho
io faccio solo rock'n'roll
se ti conviene bene
io piu' di tanto
non posso fare
Gli impresari di partito
mi hanno fatto
un altro invito
e hanno detto
che finisce male
se non vado pure io
al raduno generale
della grande festa nazionale
Hanno detto
che non posso
rifiutarmi proprio adesso
che anche a loro
devo il mio successo
che son pazzo
ed incosciente
sono un irriconoscente
un sovversivo
un mezzo criminale
Ma che ci volete fare
non vi sembrero' normale
ma è l'istinto
che mi fa volare
non c'e' gioco
ne' finzione
perche' l'unica illusione
e' quella della realta'
della ragione
pero' a quelli in mala fede
sempre a caccia
delle streghe
dico no
non e' una cosa seria
E cosi' e'
se vi pare
ma lasciatemi sfogare
non mettetemi alle strette
o con quanto fiato ho in gola
vi urlero'
non c'e' paura
ma che politica
che cultura
sono solo canzonette
non mettetemi alle strette
sono solo
sono solo
canzonette

(Edoardo Bennato)

martedì 3 agosto 2010

mi è bastato vedere le onde per rasserenarmi. Vederle con il cuore, con le orecchie e con il naso. Mi è bastato pensare che fra poco torno a scuol per rendermi felice.
Le vacanze procedono. Scrivo senza barra braille, quindi non ho idea degli errori ortografici. Correggerò il tutto domani, quando avrò la barra.Vi basti sapere che vivo. Leggo tanto, nuoto, mangio quanto leggo e soprattutto, dormo tranquilla. Niente risvegli ansiotici nel cuore della notte come in collegio, niente ore passate a fissare un soffitto invisibile. Dormo e mi sveglio solo poco prima delle sette. E quindi sto serena.
Baci
Minerva