lunedì 29 novembre 2010

La festa, ieri pomeriggio, è stata una piacevolissima merenda... Grazie infinitissime a tutti per gli auguri, mi avete riempito il cuore con le vostre parole di affetto sincero!
Oggi sono andata a Bergamo per parlare con anestesisti eccetra. l'impressione è buona... Spero, spero, spero, di avere la stanza da sola. Non ce la farei con altri sei ragazzi ed altre sei mamme... Mi sembra ingestibile la cosa, dovendo stuiare e recuperare tutto.
Il minintervento dovrei farlo giovedì alle due... spero sol onella connessione ad internet perché sono abbastanza sicura che fino a lunedì dovrò rimanere dentro!
Non ho paura per il'intervento, sinceramente. Farò la nanna, mi annoderanno un pochino lo stomaco all'esofago, mi sveglierò, e poi sarà tutto ifnito. È il dopo a spaventarmi. Perché io, quando perdo giorni di scuola, sono terribilmente illanguidita, spaventata da tutto quello che non ho recuperato ed intrattabile agli occhi altrui, ma soprattutto a quelli di me stessa.
E poi... E poi c'è una cosa che mi ha detto mio zio (medico a Monza) ieri sera al telefono. Il calo glicemico. Il fatto che, dopo l'intervento, ci possano essere dei casi in cui mi giri la testa ed abbia la nausea. E siccome, haimè, dopo l'intervento, ho una bellissima verifica di tedesco... Ho paura di stare male in quel momento.
Ho paura. Mi conosco, e so che durante le verifiche sono suscettibile a qualunque cosa. E so anche, che e verifiche di tedesco sono un tato delicato. Ma ora, francamente, mi preoccupo di fare l'intervento, e soprattutto, di scaricare una quantità di libri da leggere nauseante. Voi, cosa state leggendo ultimamente che vi è piaciuto? Così magari prendo qualche utilissimo spunto...
Non si sa mai!
Avremo una compagna nuova, da domani. Sembra, ma dico sembra, un caso sociale approdato qui per caso. come parecchi dei compagni che ho avuto e che erano arrivati a metà anno... Ma non voglio, non voglio, andare secondo i pregiudizi. Domani staremo a vedere.
Vi farò sapere!
Intanto bramo i vostri consigli letterari... A volte sembra che non v'ascolto, ma in realtà cerco sempre tutto quello che mi consigliate, solo che il materiale di audiolibri non moltissimo, quindi è difficile trovare certi titoli, in particolar modo le new eentry.
baci!

domenica 28 novembre 2010

tanti tanti auguri a me

Ieri sera ho finito il libro del Poeta. Dio mio, sono ancora scossa. Ho un fremito nel ventre e nelle mani, i capelli smossi da un vento dell'anima e la voglia di leggere di nuovo quel libro. Ho letto le sue poesie come quando si mangiano le amarene. Una tira l'altra. Embè, l'ho fnito a mezzanotte.
Poi ieri mi sono addormentata col libro stretto fra le braccia, come una gatta che protegge il proprio cucciolo. Mi ha conciliato il sonno. L'odore della carta, le parole magiche. Il Poeta. Il Poeta, marito della prof di latino che non è la mia prof, ma il dico sempre che è il mio guru letterario. Il mio pigmalione. E lui... Lui con quei suoi versi che sanno di piante, di uccelli, di tradizioni di paese. Non c'è una poesia in cui lui non nomini una pianta. Ne copierò alcune, nei momenti`speciali.
Mi sono svegliata stamane, e nevicava. E la sensazione del libro fra le coperte, la mia mano che ne teneva la copertina. L'emozione che mi da il Poeta è qualcosa di unico, di segreto, di impercettibile. Ne parlerò, una volta, promesso.
Ma questo libro, ieri sera, l'ultimo libro dei miei dodici anni sfumati con la prima neve di novembre. Il primo libro di poesie letto, divorato, metabolizzato.
Nevica ancora, oggi. Questo 28 novembre così puro, freddo e bianco, col la villa davanti casa orlata di arabeschi di ghiaccio sottile. Il panorama è idilliaco. Piacerebbe tanto al Poeta. Ma il Poeta, oggi, è sommerso dalla neve nella casa su cui si arrampica la vite. Io ho la mia stanza. La amia stanza con i suoi libri, l'orchidea bianca, nuova nuova, che mi sorrid,e carica di fiori delicati. Sorrido anchio, col fremito della poesia cucito addosso, i capelli arruffati e la neve che mi porto negli occhi. Lo smeriglio del fiocco di neve sui vetri m'incanta. E questo compleanno immacolato spero vivamente sia di buon auspicio. Lo spero con tutto il cuore, lo spero, lo spero, lo spero.
Spero che quest'anno sia felice: non m'importa come, né dove, né perché. Voglio lo scintillio gaio negli occhi, la fragranza di un mattino speciale. E oggi, inizio con un buon proposito: sorridere. Sempre, in qualunque ora. E di addormentarmi senza ansia, senza paura, senza inquietudine, senza noia. Mi piace il sorriso che mi si dipana sul volto se penso alla neve. Allo scintillio di cui è dotata, al dolce e muto richiamo di essa. Amo, amo, amo questo tempo. Questa neve d'argento fuso, che ammanta gli alberi e le case. Questa neve che mi riempie gli occhi ed il ucore. Danza, danza, oh fiocco docile e buono. Protami fortuna.

sabato 27 novembre 2010

vigilia di compleanno

Stamattina c'era un cielo azzurro. Ma di un azzurro malato, come coperto da un velo di cataratta. Quel cielo ora si è fatto grigio, e stanotte spero che nevichi. Lo spero davvero.
Mi piace pensare al cielo come agli occhi delle persone: una volta, al mare, una bimba mi chiese:
"Ma tu sei cieca come il cielo?"
Credo che questa frase non me la scorderò mai.
"Perché, piccola, il cielo è cieco?" Quante volte ho voluto farle questa domanda. Non l'ho mai fatto. Me ne pento amaramente, non ho avuto il coraggio. Penso, in cuor mio, che avendo visto il cielo azzurro identico ai miei occhi celesti, sia andata per associazione d'idee.
Che bello questo sabato pomeriggio. C'è la Nonnacastana a casa, i miei sono in viaggio, torneranno domani per il mio compleanno. La mamma ieri a fatto la torta in fretta e furia... Non volevo che la facesse, ma tant'è. Il pomeriggio l'ho passato leggendo Ladro di minuzie (il nuovo libro del Poeta) ed immergendo le mani nella pasta di sale. Non amo tanto la pasta di sale... non amo fare i lavoretti, in genere, creta a parte, ma la mia love story con la creta è una cosa che racconterò, un giorno. Beh, Fratellino doveva fare dei lavoretti con la pasta di sale ed io e la nonna volevamo aiutarlo per accelerare i tempi. Ci siamo divertite, impiastricciandoci di pasta.Domani merenda con i parenti...
Per ora ho ricevuto un regalo, dell'angelo. Un libriccino scritto in francese, in formato audio, che racconta l a storia di una ragazza che ha perso la vista durante l'adolescenza. Almeno un regalo gradito l'ho ricevuto, quest'anno.
Conoscendo la mamma, riuscirà a fare qualcos a regalarmi qualcos adi carino... Anche se come ho già detto, i regali contano poco. Mi sono fatta io, un rgalo. C'è un sito di e-book per non vedenti, che ho scopert ieri sera. Avrò scaricato una decina di libri che mi fanno gola, e mi sono concessa di passare qualche pomeriggio a leggerli. Purtroppo, la prossima settimana non si dimostra allettante: dovrò andare a Bergamo, in ospedale, per un piccolissimo intervento allo stomaco. niente di grave, per carità. Ma ci sarà parecchio da studiare. Ma avrò, spero, tempo per leggere e la connessione internet. Vi farò sapere, in ogni caso.
Questa vigilia di compleanno sta volgendo a termine... Tredici anni. -Gli anni che deevo compiere, che si contano sulle dita di due mani e su tre dei piedi. Il passaggio più o meno definitivo dall'infanzia all'età adulta. Il passaggio, in Italia, dalle medie alle superiori. Un po' terrorizzante.
M'immaginavo l'adolescenza come un periodo bellissimo: pieno di amicizie, di feste, di amori sbocciati ed appassitii qua e là. Non avevo fatto i conti col mio carattere bacchettone.
Quest'adolescenza la sto vivendo, anche se in maniera non consona ai tempi. La sto passando a leggere i classici all'ombra di un albero, come hanno fatto mia nonna e sua sorelala. La sto passando come loro, fra libri, tazze di tè, poesie e lunghe ore spese a scrivere su un diario. Non so che dire più di così. Ma alla fine, questo clima di morbidezza, di libri, di sogni e di poesie non mi dispiace, quindi me lo tengo. Mi circondo di quell'atmosfera un po' anacronistica, a me tanto cara. Ne uscirò, ne sono sicura. Si tratta solo di tempo.
"• Chi tosto crede, ha l'ali di farfalla.
" (proverbio tipico piemontese, scovato adesso su internet cercando delle citazioni sulle farfalle e sulle crisalidi)

giovedì 25 novembre 2010

aria di Natale

Sono la prima, ra i miei blogcontatti, a scrivere del Natale. E non dello sfoggio eccesivo delle decorazioni.
Io amo il Natale. O meglio, amo l'atmosfera natalizia.
Ogni Natale è sempre uguale: l'atmosfera è fatata, magica, incantevole. Poi la notte di Natale ci si riduce a fare le cose di fretta. Ma dall'anno scorso di tutto questo non m'importa più. E fra tre giorni è anche il mio compleanno.
E sta per nevicare. Che bello. La neve è il più bel regalo di compleanno che possa ricevere. Per quel che ricordo, l'ho avuta solo in prima media. Che bello, quel compleanno. Quando mia mamma aveva organizzato una lasagnata a sorpresa con cinque o sei compagni. La prima ora di buco al pomeriggio, la millefoglie, Fratellino che suonava tanti auguri al piano.
Ora non farò nessuna festa. Nemmeno ci ho pensato, quest'anno. Non voglio che qualcuno si aspetti una festa. Basta. Non me ne frega niente.
Ma l'atmosfera natalizia mi abbaglia sempre. È la luce che non posso vedere, è un refolo d'aria fredda che pung eil viso, è l'odore della cannella che si spande per il borgo. Natale per me vuol dire un libro letto in una nottte, un concerto della Pausini l'anno scorso, in una sera artica e nevosa di dicembre, un bastone decorato con i campanelli e le ghirlande. natale per me sa di profumi e di campanelle.
Natale per me non sono i regali. io non faccio regali a Natale. È più forte di me: sono due anni che cerco di convincere tutti a non farmi niente, se non un libro e qualche soldino (più utili dei paccheti fiocchettosi, nella maggior parte dei casi), ma per ora l'unica che mi ascolta è la Nonnacastana. Beh, aspetteremo.
Per me non c'è la delusione di scoprire che babbo Natale non esiste. Non ci ho mai ceduto, non fino in fondo. E quindi, prendo il Natale come un fiocco di neve, cristallino e puro. Fratellino, in questo momento, prova i primi accordi delle carole natalizie al piano. È così bello sentire la le canzoncine di Natal evenire da un pianoforte, e non da un disco. Non più, almeno. Gli accordi di astro del ciel riempiono l'aria, come acqua chiara di fontana. Presto quelll'acqua si muterà e diverrà neve. Che bello. Sono felice. Tanto felice. Felice. Felice di quest'aria dicembrina che solletica il viso. Felice dei cappotti e dell'odore di cannella. Felice che settimana prossima o l'altra starmeo a scuola a fare i biscotti per guadagnare i soldini dela gita. Felice hce poi li venderemo, in un tripudio di signore che fanno la spesa e di amici, parenti, consorti dei prof.
Sono contenta. Per oggi, almeno. Adoro questo cielo carico di aspettative nevose. Adoro quest'attesa, come se la neve potesse cadere da un momento all'altro. Domani andrò a sucola saltando. Sono felice che ci sia la neve. Anche qualche fiocco sparso per la strada, anche qualche pozza di pantano freddino e liquido. Non m'importa. M'importa di passare il fine settimana a leggere il Poeta, m'importa di allungarmi pigramente sotto le coperte e m'importa di giocare con la prof Riccia a palle di neve, che l'anno scorso mi avva prutalmente spettinata con la neve. M'importa solo delle piccole cose.

martedì 23 novembre 2010

recensione: lessico famigliare (Natalia Ginzburg)

Particolare è l'aggettivo che permea questo libro. Ma è, soprattutto, l'aggettivo che ha caratterizzato la scoperta di questo libro da parte mia.
Ci sono libri, film, canzoni, qualunque cosa, che vengono nominate una volta. Ed a nominarmi lessico famigliare, quella volta (non era la prima), era stata Ilfioredelmale su msn. Beh, poi tre o quattro professori mi hanno parlato bene di questo libro. Infine la Nonnacastana, che conosce me, i miei gusti e quel che amo leggere.
Embè, alla fine l'ho preso, questo libro. Se vi dico che l'ho iniziato sabato (13 novembre) e l'ho quasi finito oggi, non sto scherzando. Sono una lettrice velcoe, di solito. Ma con questo libro ho dovuto metabolizzare. Andava macinato, triturato, letto pagina per pagina, giorno dopo giorno, con attenzione e dedizione nuova.
Questo libro parla dell'Italia che piace a me. Di quell'Italia che non è persa, di quell'Italia la cui lingua un tempo era considerata la regina delle lingue, quella dalla poesia struggente, i quadri fantastici e la cucina sublime. Quell'Italia che adesso è un insieme di perle e palta, un misto di bellezza e squallore.
Beh, iniziamo con la scheda del libro
Titolo 
Lessico famigliare   
Autore 
Ginzburg Natalia   
Prezzo
Sconto 10%  
€ 9,90
(Prezzo di copertina € 11,00 Risparmio € 1,10)
Prezzi in altre valute      
Dati 
2005, 265 p.   
Editore 
Einaudi
  (collana 
Einaudi tascabili. Scrittori)       
poco meno di trecento pagine letto in 10 giorni. Mi vergogno un pochino; ma sono fiera di aver letto questo libro e soprattutto, di averlo amato. È particolare leggere di un uomo come Pavese, un personaggio pubblico e famoso tutt'oggi, in una saga familiare. È particolare leggere nome e cognome dei personaggi, riportati nero su bianco. Ma la cosa a mio parere più sorprendente è che l'autrice racconta della sua famiglia, senza parlar molto di sé, delle sue emozioni, dei suoi amori, delle nascite dei suoi figli. Gli eventi vengono riportati con schiettezza, con cura e con un linguaggio molto particolare.

Vi copio qualche chicca presa da questo libro... Così per accattivarvi un pochino.
«Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me.
Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e
schegge di quanto abbiamo visto e udito».
Beh, aprire questo libro e dopo qualche riga trovare questa frase fa, sinceramente, un certo effetto. È una citazione bellissima, ed è raro che certe perle siano piazzate all'inizio di un libro.
E poi c'è tutto il linguaggio di questo libro. Parliamone, delle espressioni di cui è tessuto questo romanzo. Pieno di quei termini che vengono coniati in ogni famiglia, di storpiature, affettazioni, intercalari che ogni persona usa quotidianamente. E questo libro da vita a questi stralci di linguaggio quotidiano, per l'appunto lessico famigliare.
Beh, che dire se non: leggetelo!
Baci

lunedì 22 novembre 2010

Post lampo. Il tempo, e soprattutto la voglia di scrivere, ultimamente non sono clementi nei confronti di questo blog.
Non mi piace non scrivere per troppo tempo. Dare mie notizie è una cosa importante, secondo me.
beh, diamo qualche notizia sparsissima.
1. Scuola: tutto bene. voti alti, prof che mi raccontano le loro grane, compagni che non si sa mai come prendere, ma c'est la vie.
2. letture: il fronte più interessante, a dir la verità. Sto divorando lessico famigliare, che contro le mie previsioni mi è piaciuto più di quel che credevo.
Ho scoperto i cruciverba. Fratellino ha scovato un sito di cruciverba adattati per non vedenti, ed ho trovato un simpatico passatempo. Sono belli, i cruciverba. Ti tengono impegnata la mente, impari sempre qualcosa, e non è un passatempo logorante.
Fra sei giorni è il mio compleanno. Niente feta, sinceramente non ci ho minimamente pensato. Neanche ho valutato l'idea di farla, quest'anno. Solo la classica merenda con nonni e compagnia.
È uscito l'ultimo libro del Poeta: ladro di minuzie. Che bel titolo. Il Poeta è bravo nei titoli. Un libro che raccoglie quarant'anni di poesie. Questo fine settimana viene la Nonnacastana dall'Emilia, passerò il tempo fra quelle pagine magiche e tanto affascinanti.
Federica, farò il test sui libri, te lo prometto. Ma non adesso...
È un periodo strano, lo si capisce dai miei post un po' criptici. Non è facile riassumere questi giorni pieni e porosi in un post. Parlerò, con il tempo parlerò.


Ritorno, magari già domani.
Minerva

mercoledì 17 novembre 2010

scenetta n°2

Continua la rubrica ad uscita irregolare che raccoglie le gaffe, gli equivoci e quantaltro relativi alla mia cecità.
Stavolta vi riporto una chicca di quelle divertenti (ed anche parecchio).
Ora di francese: premetto che ho la stessa prof da tre anni, che mi conosce e che di gaffe ne ha già fatte parecchie...
C'era una scheda in cui dovevamo mettere i sinonimi degli aggettivi....

C (compagna un pochino inebetita): ma professoressa, noi i contrari degli aggettivi non li sappiamo! (notare che bisognava mettere i sinonimi)
prof: ma devi mettere i sinonimi, C!
La stessa situazione si ripete con S. e D.
Prof: (voce alteratissima, che si è fatta sentire da tutta la classe): ragazziiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Bisogna essere: ciechi, orbi, diversamente abili, non vedenti (insomma, li ha detti tutti i sinonimi relativi alla cecità) per non vedere che c'è scritto sinonimi!
Io non m'offendo perché queste cose capitano se non quotidianamente, quasi.
Ma in maniera così eclatante non mi era ancora capitato...
Per poco non scoppiavo a ridere in accia alla prof...
Certo che il tatto non è una cosa comune a tutti!

sabato 13 novembre 2010

15 scrittori

La mia amica Federica (ma guardate, oggi ho fatto anche la rima) mi ha passato questo premio:
- elencare 15 scrittori che nella vostra vita sono stati fondamentali (e spiegare il perché o almeno dire qualcosa sul vostro rapporto con l'autore)
-passare il premio ad altri blogger lettori
Io lo passerò ad un po' di gente...
Ma prima devo trovarli, 15 autori:
iInizio da lei, la creatrice della mia infanzia, visto che i suoi libri sono stati il punto legante della mia infanzia, li avrò riletti tutti un centinaio di volte (mi imponevo di leggere solo quelli, ad un certo punto e gli altri libri mi permettevo di leggerli su computer e basta):
Sto parlando di Harry Potter e quindi, della zia Rowling (come la chiamano i fan...) perché è colta, nonostante tutto. Sembrano stupidi, i suoi di libri. Ma rileggendoli, e rileggendo soprattutto i nomi dei personaggi si scoprono allusioni mitologiche strabilianti (molto colta anche la traduttrice, però).
Poi, viene lei.
Isabel Allende. Che con la casa degli spiriti (degli altri libri, nonostante siano belli, non posso parlare con tanto affetto) mi ha aperto una voragine. Letto in prima media, in montagna, costretta a sciare e senza computer. La lettura forse che mi ha rapita di più, quel libro che ho letto ed ho capito fin dalle prime pagine che stavo leggendo uno dei libri più belli della mia vita.
Poi c'è Benni. Stefano Benni probabilmente è l'autore di cui ho letto più libri. Con quell'ironia pungente, quel causticismo adorabile e quei personaggi sempre avvolti da un'aura impacciata mi hanno invogliata a leggerlo. Menzione speciale a Saltatempo, che oltre a farmi scoprire, insieme alla Allende, cosa fosse la politica e come fossero andate le cose, mi ha fatto brillare li occhi un'infinità di volte.
Poi Emily e Charlotte Bronte. Jane Eyre e cime tempestose significano tanto, troppo per me. Il primo perché rappresentava l'antieroina che mi sentivo ai tempi: insignificante, timida e con la paura di disturbare che tante volte mi ammorba la testa. Il secondo è diverso. Il secondo mi ha fatto scoprire una scrittrice, più che un romanzo. Perché cime tempestose per me è stato come leggere scoprire la storia di una persona (l'autrice) attraverso i racconti di altri. Le Bronte contano come uno scrittore solo, perché per me è stato come chiaccherare con un'amica fidata.

Poi Margaret Mitchell. Lei, con il suo via col vento letto in montagna, con la neve che scendeva giù. Forse il libro mi sono affezionata di più. Perché leggere novecento pagine dieci giorni vuol dire non staccarsi mai dal libro, e più o meno facevo così. Leggevo tanto, tantissimo, quand'ho letto via col vento. E poi io mi sono innamorata del protagonista maschile.... Leggetelo! Nonostante sia un mattone, leggetelo! Per favore!
Al sesto posto (che poi questa non è una classifica) va messa Simone de Beauvoir. Letto solo un libro, ma forse è la persona con cui mi immedesimo di più al mondo. Perché memorie di una ragazza perbene, ovvero la biografia d'infanzia ed adolescenza dell'autrice, è un libro che parla di me. Parla di me in ogni pagina, trabocca delle sensazioni, delle delusioni, delle gioie che ho provato io. Tutte. Indistintamente.
Poi all'autrice del Dio delle piccole cose: Harundaty Roy. Un libro così pieno di metafore, bello e travolgente, non lo troverò tanto facilmente.
Poi il mio caro, carissimo Camilleri. Io sono una di quelle che ama e legge sempre Montalbano. Ironico, un po' colorito, ma pur sempre bello. E poi i suoi libri mi tengono occupata la mente per varie ore.
Poi c'è a John Irwing. Ve l'ho detto, questi sono gli autori per me importanti. Non i libri. Probabilmente, se dovessi scegliere quindici libri importanti, la classifica sarebbe un po' tanto diversa. Ma Irving è un grande scrittore, americano per giunta. E quel per giunta non è neanche una cosa tanto negativa. Perché io gli americani (statunitensi, intendo) non li leggo mai, non so il perché. Faccio fatica... Ma lui, con le regole della casa del sidro (che mattone, ragazzi) ed Hotel new Ampshire mi ha regalato dei momenti indimenticabili... Soprattutto con l'ultimo libro citato: esilarante, dolce, grottesco. Granduomo, grande scrittore.
Poi, Melania Mazzucco. Che con vita ed un giorno perfetto mi ha regalato certe perle di saggezza e dei personaggi in cui immedesimarmi facilmente, oltre ad una Roma descritta a regola d'arte.
Poi Victor Hugo. Non che i suoi libri siano stati i più emozionanti della mia vita, però... Però l'autore dei miserabili, con quella sua prosa che sembra cemento tanto è difficile da penetrare, quelle sue descrizioni interminabili mi sembra giusto citare. Perché Victor Hugo mi ha cambiata, come lettrice più che come persona. Quando ho letto i miserabili, e poi l'uomo che ride, ho capito che leggere non è solo l'ascoltare quel che lo scrittore ha da dire. Leggere vuol dire anche annoiarsi, sbuffare e una volta chiuso il libro, ringraziare il cielo di averlo letto.
A Dante, che con la sua divina comedìa (come definita da lui) mi ha fatto spaccar la testa. Mi ha fatto cercare, approfondire, spulciare per ore in wikipedia, nel vocabolario. Chi non lo legge si perde qualcosa.
A Tracy Chevalier, tre libri letti in due settimane, libri bellissimi. Un altro libro letto due mesi dopo, bellissimo. Un libro letto adesso, deludente. Ma pur sempre una grande, grandissima scrittrice. Con tutte le scene ad ambientazione storica, con dei personaggi toccanti e delle descrizioni minuziose.
A Ventrease Richman Brenda (o come cavolo si scrive) che con il miniaturista, ossia un libro BELLISSIMO ambientato nell'Inghilterra medievale ha saputo farmi riflettere per ore sulla religione, sul clero e sui sentimenti.

E ultimo, ma non meno importante, Federico Moccia. Che mi ha fatto capire quali fossero i buoni libri e quali no. I suoi, di certo, non fanno parte dell'ultima categoria.

Adesso premio:
- la prof di auleintempesta, che ama molto queste catene e che la svolgerà (perché io la strozzo, in caso contrario) e la pubblicherà anche
- Paolafrancy, perché lei ama leggere, sono sicura sia raffinata nel vestire come nello scegliere i libri.
- a Princesse, dolce e sensibile lettrice, dal cuore glande glande.
- a Ilfioredelmale, per darle una ventata di frivolezza in queste giornate tristi e difficili da vivere.
- ad Allegra, che so che non mi deluderà!
Vorrei premiare tantissima altra gente, ma non ne ho il tempo!
Ricordatevi di pubblicare la catena su blogger e di passarla ad altri lettori!

Baci
Minerva

mercoledì 10 novembre 2010

giorni di pioggia

Piove. Piove da lunedì, in effetti.
Sono tanti i blog che parlano del tempo, ultimamente. Sono tanti i post che hanno come titolo piove, o che iniziano il loro ost con la parola piove, oppure sta piovendo. Sono metereopatica, lo sono fin da bambina. Ma di solito la pioggia non mi fa stare così. Stanca, morbida, spossata.
È che oggi a matematica sono stata male. Avevamo un compito e (non per la prima volta) ho panicato.
Ma non quell'ansia che ti fa disseminare qualche errore, parlo di ansia brutta.
Di quell'ansia che stanotte non mi ha fatto dormire dalle quattro via. Parlo dell'ansia che arrivi, fai mezzo compito non dico perfetto ma quasi, e poi tentenni su un'equazione, che a casa avevi fatto perfettamente. E poi, quell'equazione diventa brutta. Brutta brutta, intendo. Talmente brutta che ti lacrimano gli occhi, che fatichi a dominarti. E poi esci dall'aula con gli occhi mezzi rossi, e scappi all'aperto, ti abbarbichi ad una colonna e provi a quietarti. E poi capisci: ok, due esercizi su 5 erano perfetti, gli altri non lo sai.
E ti rendi conto di aver speso minuti preziosi ad agitarti. Ecco, questa è la mia storia di stamattina. Mentre quella di ieri pomeriggio, in cui c'era il compito di latino, è un po' tanto diversa, più bella direi.
Tutti avevano i paradigmi scritti su un foglio, tranne Y. (che però mi ha come vicina di banco, quindi non fa testo). Io faccio il mio bel compito in un quarto d'ora, lo stampo alla prof.
Compito perfetto. La prof ride, io salto e sorrido, come al solito.
E così sono passati questi due giorni di pioggia deprimente.
Non ho voglia nemmeno di leggere. Ho solo tanto, troppo sonno. Ma non riesco a dormire, al pomeriggio.
Voglio leggere un buon libro: ho preso ieri sera lessico familiare e vorrei iniziarlo, per chi l'avesse letto, può dirmi qualcosa?
Vi farò sapere, sicuramente.
Baci
Minerva
piesse: sono di poche parole, scusatemi. È che sono confusa ed un po' spaventata, non so il perché.

domenica 7 novembre 2010

recensione: risveglio a Parigi (Margherita Oggero)

Questa settimana, come del resto novembre, non è proprio quel che si dice un mese allegro.
Ed io una ventata d'allegria la metto, in questo blog.
Recensire il libro che ho letto questa settimana (haimè, solo uno), mi sembra un atto di sadismo. Perché recensire un libro uggioso in una settimana uggiosa non va bene.
Il libro di cui parlo adesso è una lettura non proprio recentissima. Risale ad aprile dell'anno scorso, ad un lunedì di pasquetta in cui l'ho letto tutto. Raramente leggo un libro in così poco tempo, ma quando la trama non è troppo impegnativa, si può fare.
La Oggero è un'autrice che conoscevo già, ma per i suoi romanz i polizieschi deliziosi, non per queste commedie psicologiche.
Titolo 
Risveglio a Parigi   
Autore 
Oggero Margherita   
Dati 
2009, 303 p., rilegato   
Editore 
Mondadori
  (collana 
Scrittori italiani e stranieri)       
Descrizione
Un viaggio a Parigi. Silvia, Barbara e Mariangela lo sognano dai tempi della terza media, l'età dei confusi progetti di vita e dei castelli in aria, quando
una breve vacanza nella ville lumière simboleggiava le magnifiche possibilità del futuro: il successo professionale, la libertà e l'amore. Adesso che di
anni ne hanno trentadue, e non si sono mai perse di vista, decidono di partire regalandosi alcuni giorni a Parigi, in omaggio all'amicizia, certo, ma anche
per una specie di malinconico rimpianto dell'adolescenza. In sottofondo, inconfessata, la speranza per tutte di dimenticare, anche solo temporaneamente,
il proprio carico di delusioni, ansie, contraddizioni, per ritornare un po' alleggerite dei fardelli che ciascuna porta con sé. Al momento di partire,
però, ecco la prima sorpresa non proprio gradita: Manuel, il figlio di sette anni che Mariangela sta crescendo da sola, pianta un enorme capriccio e convince
la madre a portarlo con loro. Questo bambino scontroso e diffidente le costringerà a confrontarsi con il tempo che passa, con la realtà che l'adolescenza
è ormai lontana, e infine con la consapevolezza che per essere passabilmente felici occorre molta buona volontà. Forse... Forse, perché le mille domande
poste dal piccolo guastafeste che viaggia con loro, le sue esigenze, i suoi occhi severi offrono alle amiche l'occasione per rivedere le loro convinzioni,
trasformando la vacanza da una fuga nel passato a un più consapevole sguardo sul presente e sul futuro.
questo libro è stato scritto da una prof di Lettere. E si sente, dal modo di scrivere accurato, elegante e senza cadute di stile.
Il passato... Parliamone, del passato.
È il punto cruciale di questo libro, il motivo per cui le tre amiche decidono di partire in vacanza, per alleviare i cattivi pensieri. Ognuna delle tre ragazze (perché a trent'anni possiamo ancora chiamarle così) ha il suo bagaglio di ricordi, di esperienze e di sogni infranti.
La storia è narrata da tutti i punti di vista. Quasi tutti i personaggi citati si raccontano e raccontano la storia delle protagoniste, mischiandola al viaggio francese.
È impossibile non immedesimarsi in una delle tre donne: Barbara, Silvia e Mariangela.
Barbara è, delle tre, la più tenace. Accattivante, intelligente, fiera e concreta. Tirata su da una famiglia un po' complicata (sto facendo di tutto per non svelare troppo) e decisa a farsi valere.
Poi c'è Silvia. Silvia ed il suo violino. Quella donna magra, ossuta ed appassionata di musica. Che si ritrova ad insegnarla malvolentieri, invece che suonarla come aveva sempre sognato. Silvia che forse è quella che ha la storia più difficile da affrontare, che si ritrova giorno per giorno a chiedersi perché...
Ed infine Mariangela. L'adolescente un po' sognatrice un po' lavativa, la segretaria che si ritrova a crescere un figlio nato da una storia d'amore sbagliata e naufragata in malo modo. Che combatte giorno per giorno con un bimbo dispotico, chiuso in un mondo triste ed ostile.
E poi tutti gli altri personaggi: genitori, amici, confidenti ed amori.
E la magica Parigi di sottofondo... La città che io voglio visitare da quando ero piccola, la città dei poeti maledetti e della de Beauvoir. Quella città che è il simbolo dell'amore, di quello nato e passionale, senza gli strascici della quotidianità, delle tristezze e dei musi lunghi.
Vi ho accattivati?
Eh speriamo!
Baci
Minerva

venerdì 5 novembre 2010

canzone per Silvia

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste,
ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste
il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente.

E fuori c'è una strada all' infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole,
ma attorno alla prigione c'è un deserto dove spesso il vento danza.

Son tanti gli anni fatti e tanti in più che sono ancora da passare,
in giorni e giorni e giorni che fan mesi che fan anni ed anni amari;
a Silvia là in prigione cosa resta? Non le resta che guardare
l' America negli occhi, sorridendo coi suoi limpidi occhi chiari...

Già, l' America è grandiosa ed è potente, tutto e niente, il bene e il male,
città coi grattacieli e con gli slum e nostalgia di un grande ieri,
tecnologia avanzata e all' orizzonte l' orizzonte dei pionieri,
ma a volte l' orizzonte ha solamente una prigione federale.

L' America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura,
la libertà, e dall' alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione,
per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione
perchè di questa piccola italiana ora l' America ha paura.

Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera.
Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare
perchè non è possibile rinchiudere le idee in una galera...

Il cielo dell' America son mille cieli sopra a un continente,
ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione;
mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione
e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.

Mi chiedo cosa pensi alla mattina nel trovarsi il sole accanto
o come fa a scacciare fra quei muri la sua grande nostalgia
o quando un acquazzone all' improvviso spezza la monotonia,
mi chiedo cosa faccia adesso Silvia mentre io qui piano la canto...

Mi chiedo ma non riesco a immaginarlo: penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perchè sa che adesso non sarà più sola.
La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte",
"che sempre l' ignoranza fa paura... ed il silenzio è uguale a morte"...

(Francesco Guccini)
Non importa sapere a chi è dedicata, questa canzone.
È così bella. E non parlo solo del testo, parlo della melodia.
Il video lo trovate su youtube e nei commenti la storia della canzone la si deduce abbastanza...
Baci
Minerva

mercoledì 3 novembre 2010

poesia del Poeta

La storia del Poeta e di come è entrato nella mia vita la trovate nei post empatia 1 e 2, mi sono un po' stancata di raccontarla, e tanto la maggior parte dei miei lettori la conosce già a memoria.
Be', facciamola breve. Il Poeta è il marito di quella che doveva essere la mia prof di latino. Ovvero, la prof N.
Oggi, rileggendo le poche poesie che ho trovato su internet, ne ho trovata una bellissima.
Ve la ricopio, così vi fate un'idea!
fantasma
del nuovo giorno reca in sé un respiro
di frassini e d'ontani, madrigale
che corre nella vena delle foglie

musica di lacinie che m'illumina
sulla soglia di casa, fiato mutato in capra
di nebbia che annusa la costa
madre che parli la lingua della pietra

e della nuvola, lontana dalle menzogne
vai col passo leggero di sempre
lungo il sentiero della memoria
e come una volta sei vicina al grigio

del cielo visto dalla finestra: questo, dici,
è il tempo che mi somiglia.
Mi ricordo quel cielo
che lasciava una traccia nei tuoi occhi.

La vita è fatta di piccole morti
di mosche che zampettano sul dorso,
il tocco della pendola è lontano
ma se la sera ci ridà fiato, andiamo

ancora sotto i rami del salice
tu vedova, io ragazzo selvatico
che scappa, si nasconde nell'armadio.
è dedicata alla sua mamma, figura importantissima nelle sue poesie.
Vi lascio, vado a leggere Marquez!
Minerva

martedì 2 novembre 2010

quando non te l'aspetti

Mattinata passata girovagando pigramente su blogger e facendo tutte quelle attività che fa una persona quando si ritrova in compagnia di un computer.
Il pomeriggio sono uscita. Pioveva a dirotto. Stupida, stupida stupida. Non è da me fare queste cose; perché malaticcia come sono rischio di ammalarmi.
Mi ha accompagnata la Tata, perché per il momento, passeggiare da sola non è un traguardo raggiunto.
Siamo uscite, io col fremito e la voglia di camminare, lei un po' controvoglia un po' divertita dalla mia adrenalina.
Abbiamo camminato, per un po'. Poi la pioggia era diventata insopportabile e ci siamo rifugiate in chiesa. Amo le chiese, pur non pregando affatto. Mi raccolgo, sono l'unico luogo in cui il silenzio è ammesso.
La chiesa in cui ci siamo rifugiate è vicino casa mia. Una chiesa piccola, perché così l'ambiente sembra più familiare.
Ed abbiamo chiaccherato. Parlavamo di tutto, e poi siamo finite a parlare della felicità.
Ed io ho tirato fuori la mia tesi: che la felicità la s'intravvede nelle piccole cose, nei profumi e negli istanti rubati al caso. Anche lei era d'accordo. Mi stupisce sempre quel buon senso contadino che la circonda. E poi mi ha detto:
"Solo se sei in pace con te stesso, puoi emanare positività nei confronti degli altri."
Frase sentita e già sentita, ma in quel momento mi ha colpita. In quella chiesa, col silenzio che sa di fiori vizzi ed incenso polveroso.
Siamo rimaste lì, sospese in quel limbo dove il tempo si ferma, a parlare dei sentimenti. La pioggia colava lungo i vetri, lungo i muri della chiesa. Poi è entrata una bella signora e ce ne siamo andate; perché chiaccherare in chiesa non è una cosa molto ortodossa e soprattutto, la nostra conversazione non interessa agli altri. Anche se ci vorrebbe, all'interno della chiesa, un piccolo spazio non per pregare, ma per parlare. Per parlare ad uno sconosciuto. Perché le cose dette ad uno sconosciuto sono più semplici da esternare. Come quando mi sono ritrovata a parlare delle mie paure alla moglie del prof di italiano. L'avevo vista, ma solo di sfuggita.
Poi siamo tornate a casa. Il cielo vomitava pioggia, le macchine sguazzavano nelle pozzanghere.
Poi ho letto, ho studiato. Ed adesso penso ad un'altra cosa.
"La vita è tutta una traduzione." È una frase che ho sentito nel localino della fotocopiatrice, a scuola. Ci eravamo andate io e l'Angelo, lei doveva fare delle fotocopie. Quella frase l'ha detta un docente, penso insegnasse qualche lingua, probabilmente.
Io ci ho quasi riso sopra: non è normale vedere un insegnante che parla del senso della vita quando beve un caffè con una collega.
Ma poi a Vienna ho ripensato a tutto questo. Effettivamente è vero. Stando ad un'interpretazione diciamo così, un po' letterale, bisognerebbe trasformare le azioni, le parole ed i pensieri altrui in un linguaggio comprensibile al nostro. Bisognerebbe adattare quel che gli altri dicono alla nostra cultura, al nostro modo di pensare ed agire.
Però... Se scendiamo ad un livello di analisi più approfondito, si scopre un altro tipo di linguaggio.
Il linguaggio dei sentimenti. Bisogna trasformare i sentimenti altrui e leggerli nella propria chiave. Bisogna tradurre, tradurre i sentimenti altrui in delle emozioni consone a noi stessi, leggere quel che l'altro prova e provarE; se non riuscendoci, a provare ciò che l'altro sta vivendo, ovviamente sulla nostra pelle ed a modo nostro.
Sono giorni uggiosi e di libri, questi. Giorni in cui sto finendo un libro molto bello di cui scriverò la recensione domani, probabilmente. Sono anche giorni di tranquillità, questi.
Scrivo tanto, leggo tanto e studio poco, perché questa settimana i compiti sono nulli, praticamente.
Domani sarà una giornata casalinga, ma spero non completamente. Voglio trovare qualcosa su cui scrivere, foss'anche un pensiero rubato, un profumo od una poesia.
Ora vi lascio, vado a fare un blogtour ed a cena
je v'abbrasse
Minerva

lunedì 1 novembre 2010

Vienna, parte 3 (e l'ultima, anche se a malincuore)

Stasera si riparte. 72 ore passano in fretta, specialmente in questi casi.
Mi mancherà Vienna, mi mancheranno i suoi caffè, i tram, la sacher.
Vienna è bella. Ma questa visita me l'ha fatta assaporare abbastanza bene, e quindi lasciarla mi metterà un poco di nodo alla gola, ma tant'è.
Oggi giro lungo in tram per la città, non è il vecchio tram di Milano, ma ça va. Poi siamo andati sulla ruota panoramica. Be', un bello spettacolo per chi vede. Ma per chi non ci vede, le sensazioni sono davvero poche.
Poi sono salita su una giostra. Io non sono fanatica di parchi di divertimento, ma quando c'è l'occasione salgo su qualche giostra molto volentieri. Soprattutto su questa, che consisteva in delle sedie che si sollevavano in alto, col vento che strepita e ti arruffa i capelli.
È bella la sensazionbe di volare; mi è sempre piaciuta. Librarsi in alto, su su, con quel nodo allo stomaco che da solo la salita vertiginosa.
E il roteare nell'aria, il sole che scalda il viso ed i capelli che danzano veloci, scarmigliati come loro solito.
L'ebbrezza della discesa, il toccare il suolo con grazia.
Poi ho provato una specie di montagna russa. Non mi ha entusiasmata, anche se il brivido della discesa è sempre un brivido.
Ora, dopo un pranzetto veloce, sono in hotel. Dobbiamo lasciare l'albergo fra un'oretta, e alle sei avremo il volo. E addio Vienna. Mi aspetta un'intera settimana di vacanza. E se vi dico che non ne ho la minima voglia, non uccidetemi. Se vi dico che tornerei a scuola domani, non guardatemi male.
Odio novembre. Non perché è il mese del mio compleanno.
Il suo cielo grigio macchiato di nubi mi rende mesta ed il freddo punge e non c'è nemmeno la soddisfazione di sentire la neve cadere.
Sarà una settimana lunga, lo so già. E nemmeno il cielo azzurro mi aprirà un sorriso.
Anche se, francamente, so già che tornerò positiva, è solo una fase di transizione.
Sto leggendo, ultimamente. Ho ripreso a leggere dopo Flaubert (rileggevo la Madame Bovary, tutto qui) e ho riscoperto il piacere della migliore amica di quelle come me, la lettura.
Intimamente penso che la carta sia più tranquilla della gente. Ci sono immagini e frammenti di storie, nei libri. La gente tante volte lascia cadere dietro di sé tanta ombra e tanta fretta.
È per questo che leggo, per trovare nei libri gente come me. Da bambina anelavo a trovare un personaggio che mi rispecchiasse al 100%, poi ho capito che non esistteva.
Adesso devo solo riposare un poco. Perché in questi due mesi non mi sono praticamente fermata più. Chissà che mi resterà di questi mesi. Niente, credo. Solo un pugno di bei voti e qualche libro letto senza troppa convinzione.
Più qualche passeggiata nel bosco con la Tata, di cui dovrò scrivere. Un post su di lei è doveroso, dopo tutte le giornate trascores insieme fin da quando ero piccola.
Sicuramente, tempo permettendo, farò con lei qualche bella passeggiata fra i castagni ed i ricci caduti.

Speriamo solo piova il meno possibile.
La pioggia non mi è di conforto, ultimamente. Mi deprime e basta, quando sto in casa. Quando bisogna uscire no, mi mette addosso una specie di frenetico buonumore.
Ed ora vi saluto... Ci sentiamo domani
Minerva