sabato 31 dicembre 2011

hello 2012, goodbye 2011

Una canzone dei Beatles che mi piace tanto si chiama "Hello Goodbye", ed ho pensato d'usarne il titolo (^non è che abbia un testo particolarmente profondo, ma io la trovo adorabile) per questo post qui.
Sono contenta di lasciarmi alle spalle quest'anno. Mi ha regalato ricordi e persone stupende, mi ha dato un'amica anche se tanto lontana e mi ha fatta crescere.
Ma di cose brutte, quest'anno, ce ne sono state e non poche.
Prima il coma della zia, di cui ho parlato in lungo ed in largo. Poi il raffreddamento di un'amicizia che mi ha portato a desiderare che questi anni di scuola finiscano presto (parlerò anche di questo).
Ma quest'anno io sono contenta d'abbandonarlo. è stato un anno difficile, in cui in certi momenti ho creduto di vivere in un mondo immaginario senza staccarmi più dalle mie storie inventate.
Ma io questo 2012 lo aspettavo da mesi, a dirla tutta. Anche se un nuovo anno alla fine significa solo una cifra da alterare nella data da mettere in cima ai compiti in classe (lo so già, sbaglierò sempre).
E poi c'è una speranza grande grande, quest'anno, una di quelle cose di cui non scrivo mai per non crearmi illusioni e non crearne a nessuno, ma di cui devo parlare e lo giuro, sarà il primo post del 2012.
Quest'anno si spegnerà sotto alla pioggia di scintille colorate di fuochi d'artificio a casa di amici dei miei, giocando ad un monopoli eterno e mangiando lenticchie per non addormentarsi.
Ed il mio cane rinchiuso qui guairà tutto solo per i botti, sperando che non faccia scenate isteriche.
E buon anno a tutti, allora.
Che questo 2012 vi porti piccole cose, sogni, ricordi e magari, anche se va contro la mia anima di "eterea" (dice così mia mamma, non io) che qualche vostro desiderio si realizzi!
Vi abbraccio
Minerva

giovedì 29 dicembre 2011

piano piano....

Sono scappata letteralmente da casa. Fuggita in montagna, cercando di lasciare in città (oddio, la definizione mi fa sbellicare dalle risate) un po' di fardelli inutili.
Ho lasciato a casa il telefono, involontariamente, ma tanto meglio. Nessuno squillo o avviso di sms.
Siamo scappati qui dopo un Nataltosto coi fiocchi, e dopo un dicembre difficile. Papà col lavoro è davvero tiratissimo e scatta per qualsiasi cosa, mamma di logica conseguenza è irritabile e noi figli ne subiamo le conseguenze. E poi c'è la storia di mia zia, ma non ho voglia di riparlarne.
Ho ritrovato la mia neve, i miei silenzi, la mia quiete.
Ho bisogno di staccare la spina. Devo disattivare un poco i neuroni, in questi giorni.
Anche se il diario zeppo dei compiti da fare pesa, e la scuola in questi giorni è l'ultimo dei miei pensieri.
Oggi son andata a camminare per i sentieri imbiancati dalla neve, con cane e mamma al seguito. Pace, ecco di cosa ho bisogno.
E di dare un ritmo, dare un ritmo ai pensieri, alle giornate, alle parole. Io lo dico sempre, che scrivo perché devo dare un ritmo al trascorrere del tempo.
È bello immergersi in questo torpore assoluto. La neve che scricchiola, magari qualche parola, gli sci che van da soli.
L'unico filo che mi lega disperatamente al "là fuori" è la corrispondenza con la nonna. Mi fa male, sapere come stanno, sapere delle lacrime versate e trattenute, dei pugni che vorrebbe tirare al muro e di quell'interminabile rito ch'è il correre in ospedale, sapere che va sempre peggio e poi guardare la foto di mia zia vent'enne e costatare amaramente "quella nel letto è una sconosciuta, quell'altra è mia sorella.".
Mia nonna è una donna forte, che ha un'incredibile freddezza apparente nel reagire. Sarà che lei ne ha passate tante, ma sembra sempre incrollabile. Eppure quando leggo certe cose, per iscritto, fa un male assurdo. Però le scrivo, delle mie vacanze, dei libri letti e delle canzoni ascoltate, perch'è sempre stato così fra noi.
Telefonate o lettere, fra noi c'è sempre stata quella "confidenza" ch'è tipica dei rapporti a distanza che non si sciupano nonostante lei viva a qualche centinaio di chilometri da me. E poi lo so che le fa piacere che le scriva, perché se riesco a strapparle un sorriso è comunque un bene.
Sto leggendo tanto e ascoltando tanta musica. A volte le canzoni sono l'unico modo per tenere zitto qualcosa, quella voglia di piangere che mi prende in questi giorni. Solo le canzoni riescono a placare quell'arrabbiata disperazione che mi coglie pensando a quanto sia fortunata io, rispetto ai nonni ed alla zia, e all'umanità intera.
Dio, basta. La neve placa tutto, spero.
Quando scio (sarebbe più corretto dire che tento il suicidio sulla neve) non ho il tempo di pensare, di rimpiangere, di pseudoinvocare qualcosa o qualcuno. Non sono mai stata fanatica dell'attività fisica, ma a volte ce n'è bisogno. Svuota il cervello, evita certi pensieri e certi percorsi mentali che portano sempre in una direzione unica.
Ma va tutto bene, alla fine.
Non ce la faccio, a vedere tutto nero. Non qui, in questo paesaggio svizzero da cartolina con questa neve ed una casettina di bambola deliziosa in cui abitare.
Grazie a tutti, se commentate, leggete o soltanto passate da qui.

Minerva

lunedì 26 dicembre 2011

un giorno difficile

Tosto. Ecco com'è stato questo Natale 2011.
Ci son stati dei momenti belli, per carità. Quando ci siam riuniti tutti intorno al piano, com'è consuetudine in famiglia, ed abbiam cantato qualcosa, chi in tedesco chi in italiano.
Quando all'una di notte fuori dalla chiesa non mi reggevo più in piedi e l'aria sapeva di neve, della neve che spero cada presto.
O ieri, quando la Bisnonna ha tirato fuori le pizze rimbrottando che lei, in ottantasette anni di vita, la pizza a Natale l'ha cucinata solo due volte e sempre per noi e papà l'adora, la pizza al 25 dicembre (i banchetti del 24 son sempre troppo luculliani, mi sa).
Ma ci son stati quei momenti in cui mi sono chiesta se avesse un senso, il Natale. Perché quando si ha una zia che continua a peggiorare nel letto d'ospedale e mia mamma scappa in cucina in lacrime perché l'assenza fa male, io mi torcevo le mani e non sapevo cosa fare.
Mi son limitata a tagliare il carciofo ripieno spargendo la farcitura dappertutto, pregando che qualcuno, qualcosa interrompesse quel momento.
E la Bisnonna che si ostina a pregare in un Dio in cui non l'abbiamo capito, se crede ancora o è solo per il conforto di quella sequela di invocazioni che gli ha chiesto come regalo di Natale un segno, un gesto da parte della zia.
Fanno crescere, questi Natali. È l'unica cosa che mi sento di pensare, anche se ieri avevo solo voglia di sbattere una porta in faccia a chiunque e di rintanarmi in camera, con il mio nuovo mattone di ottocento pagine e qualcosina.
La vigilia è andata meglio, tutto sommato. Cuginetti che strillavano e facevano il caos di sei bambini (erano due) insinuandosi sotto il tavolo e strillando e gli zii (fratello di papà più moglie) che li rincorrevano, cercando di gestire pargoli ed arrosto.
E c'è stato un momento, quel 24 sera, in cui mi sono chiesta perché si debbano fare i regali di Natale, almeno a quel modo. Mia cuginetta che ha quasi sette anni si è buttata su ogni pacchetto scartandolo, guardando a malapena il contenuto e subito buttandosi ad aprire l'altro. Sembrava ingorda, Dio.
Oramai quando diventi più grande, i regali son più difficili da fare, immagino. Perciò tutti si son limitati alle tessere di Itunes, a qualche pensierino carino carino ed ai dvd dell'Anthology in inglese.
E mi va bene così, per carità. Non è che il crocchiare della carta mi dia molte soddisfazioni, ora come ora.
è stato difficile, non lo nego, come Natale. C'era una punta d'amarezza, sopratututto ieri, davvero palpabile.
Anche se poi, tagliando il panettone che alla nonna ricorda tanto Milano, la Milano in cui ogni persona nella mia famiglia ha lasciato un pezzo di cuore. Chi, come mio padre, ci è nato e cresciuto fino ai vent'anni e chi, come la Nonnabionda ci è arrivato da un altro paese, con una lingua sconosciuta da imparare, abbiam tutti sorriso e chiaccherato.
Ed oggi andiamo a sciare e mi rinchiudo nella casetta in montagna, la mia "casa di bambole", col vicino dikensiano e la neve appena caduta.
Voglio leggere, studiare, camminare nella neve con quei silenzi che solo i sentieri alpini sanno donare.
Voglio iniziare questo 2012 piena di energia e di voglia di conoscere cose nuove. Ed a settembre inizio il liceo, non ci penso mai eppure è un dato di fatto allarmante.
Ed a giugno finisco le medie e son felice perché non ne posso francamente più.
Sto cambiando troppo in fretta. Dalla metamorfosi in campo di musica che è avvenuta con una rapidità sconcertante al modo di fare, pensare, reagire.
E fra poco cambierà il contesto intorno a me, e la cosa mi preoccupa di più di quanto sembri.
Ed i pensieri si rincorrono con una velocità improvvisa, formando un piccolo vortice che però riesco ancora a controllare. Si chiama crescere, niente di più, credo.
Spero che abbiate passato un buon Natale, magari meno tosto del mio.
Minerva

mercoledì 21 dicembre 2011

atmosfera natalizia

Mi ha travolta ieri, ad inglese.
La prof porta sempre un cd natalizio, cantiamo qualcosa, fa studiare un po' di vocaboli inerenti il Natale. è così, lei.
Mi piace, mi piace tanto, la mia prof di inglese. È assolutamente British, anche se è svizzerissima. Ed ama Jane Eyre, proprio come me.
Chissà perché finisco per parlare con tutti di libri. È che parlare di libri mi piace più di parlare che musica. Che i libri si leggono, ma conversare su trame, stili, personaggi, emozioni e quant'altro mi piace, mi diverte da morire.
Ed è stata la canzoncina della coca cola "shake up christmas" (credo sia quella della coca cola, me l'ha detto la mia compagna di banco) m'ha messo il buonumore addosso.
Ho recuperato, sissì. Decorato il mio bastone in maniera che più appariscente di così non si può. Scintilla tutto, con la sua ghirlanda dorata e l'abete fatto a mano da un'amica di mia mamma e tintinna anche, perché ci abbiamo attaccato una campanellina.
Che oggi a scuola ho catalizzato tanti sguardi. una bambina, dalla vocina angelica che i suoi undici anni non so quanto li dimostrava, mi ha detto: "oh, che bello il bastone così!". Io elargisco sorrisi, in questi giorni.
Ho sorriso anche a quel professore che ormai riconosco perché sento parlare, contro cui vado a sbattere ogni santo giorno e non si vuole spostare, lui.
Ho detto un "buon Natale" ad una professoressa vista una volta nella vita, e mi è andata molto molto bene la verifica di scienze (e ho lasciato che alcuni compagni ne copiassero in parte, ma è lo spirito del Natale)
Ed oggi ho tagliato i capelli. Mi arrivano sotto le scapole, ed addio al mio manto biondo cenere e scarmigliato.

Mi sento anche più leggera, così.
Ma questo, sia ben chiaro, mia mamma non lo deve sapere.
Ho finito. Sono ufficiosamente in vacanza, dalla verifica di scienze.
Io fino al 28 dicembre non tocco libro, scheda, cosa.
Che poi ho fatto la verifica in mezz'ora e per il resto del tempo ho fatto i compiti delle vacanze di latino ed inglese.
Son quei giorni così, per cui vale la pena alzarsi tutte le mattine. Quei giorni in cui distribuire sorrisi all'universo e godere della gioia delle piccole cose.
Quelle piccole cose che la giornata te la illuminano, come la ghirlanda appesa al bastone bianco od il pezzo di pandoro mangiato a colazione, ch'è il primo dolce natalizio tradizionale che ho mangiato.
Ci sono quelle giornate in cui sono i dettagli, le piccole cose che mi sono tanto care, ad essere importanti, a contare davvero.
E col Natale che si avvicina sono proprio le piccole cose a far brillare gli occhi, a non renderla "la solita noiosissima festa fra parenti", con dei rituali a volte magici a volte noiosi che si susseguono.
Vorrei che la Nonnabionda suonasse ancora, ma non lo farà più. Suonava al pianoforte tutti i Lieder natalizi in tedesco che lei, essendo di origini austriache, sapeva a memoria. E li so anch'io, pur non capendone una parola. E dire che studio tedesco da tre anni, eh.
Non suona più. Ha detto che è stanca, ed il pianoforte non lo tocca più nonostante le mie suppliche combinate a quelle di papà.
Ed adesso ci attacchiamo a Fratellino, che cerca di dare una sua impronta più moderna a quell'Astro del Ciel/stile nacht (che la versione originale è stata composta in una notte austriaca dell'ottocento) ad un pianoforte con sopra i pacchetti regalo.
Che il natale è così, da noi, da che ricordo. Con un Gesù Bambino/Babbo Natale in cui pseudocredere e papà che da qualche anno accenna una preghiera, una sorta di ringraziamento ad un Dio in cui, in famiglia, crede solo lui appieno.
Non una grande orazione, ma semplicemente un grazie. Detto dal cuore, detto con una schiettezza che fa riflettere, prima della crema alla zucca con lo speck ch'è una ricetta tirolese che ha passato un'amica a mia nonna, e che da sempre si prepara in famiglia. Anche se questo Natale si fa dagli zii e sarà diverso, tanto diverso.
C'è che devo farmi un regalo di Natale. Un Cd, probabilmente.

Voglio andare venerdì con mia mamma in un centro commrciale prima di Natale. Immergermi per un po' in quell'atmosfera di pseudoconsumismo, nei canti diffusi ad alto volume per i negozi e negli alberi di Natale stucchevoli. Ch'è un'illusione che mi diverte e che mi fa simpatia, a dispetto di altre trovate.
E.... Un augurio devo farlo, un augurio sincero. Non un "Buon Natale", che per quello c'è tempo. Ma "buon pre Natale", buona atmosfera se ci credete.
E ricordatevi tutti, e ricordatelo anche a me, che son le piccole cose a farla davvero, questa magia. Buona magia dei preparativi.
Minerva

domenica 18 dicembre 2011

i'm so tired

C'è che mia zia (è sorella di mia nonna, ma per me è zia) è in coma o in stato pseudovegetativo da tre mesi.
è successo tutto così all'improvviso.... Una telefonata al mattino dalla nonna, "ha avuto una commozione cerebrale, è a Cremona".
Rianimazione, giorni in cui non lo sapevo bene, che cosa augurarmi.
Che era troppo. Troppo per la nonna che si mangiava i chilometri d'automobile per andare dal paesino romagnolo sperduto in cui abita a Cremona, troppo per la Bisnonna che, lucidissima, continuava a pregare un Dio in cui crede ancora di portargliela via, piuttosto che vederla soffrire così. Troppo per me e mia mamma, a cui s'incrinava la voce ogni volta.
E siamo a dicembre, oramai. Ed è sempre lì, a Cremona.
Che oggi siam andati a trovarla. Io, mamma e Fratellino.
Che non volevo lo portassero a vederla, ha dieci anni. Ed è rimasto leggermente shoccato, e capisco davvero.
L'ospedale sapeva di cibo, a mezzogiorno. E mi ha dato la nausea, una nausea tremenda.
Sono entrata con la nonna, in quella camera.
Capiva, la zia, Dio se capiva. Ci ha allungato la mano e quando siamo entrate si è agitata. Ma... Nient'altro.
Non una parola, un sussurro. Solo il respiro affannato.
Ero più scossa prima di entrare che quand'ero dentro. È difficile, Dio s'è difficile.
Ti viene, da parlarle come ad una bambina piccola, ti viene davvero. Ho sempre criticato chi lo faceva, ma adesso capisco. Capisco, ma so che è sbagliato.
Che se capisce, non vuole di certo sentirsi trattata così.
Io... Quando le ho preso la mano mi sono sentita morire.
Perché lei era.... Era la donna con cui ho condiviso tante estati della mia infanzia. In campagna, quando m'insegnava a distinguere le varie caratteristiche dei segni astrologici (Dio, ora saprei fare il profilo di una persona in base al segno zodiacale ad occhi chiusi, comprese le abitudini alimentari e le preferenze sul luogo di vacanza, abbinando colore del segno, pietra ed erba aromatica) e mi faceva oscillare davanti agli occhi un pendolino che sbagliava tante delle sue definizioni, ma che ci siam sempre divertite ad usare.
E l'ultima volta che son stata da loro, abbiamo guardato tanti film assurdi, ridendo di ogni cavolata con lei e la nonna. Ed abbiamo passato un pomeriggio a sentire la radio ed a pulir le melanzane.
Ed adesso è lì. Con il viso struccato ed i capelli grigi e corti. Lei, che per le tinte ed il rossetto avrebbe dato qualsiasi cosa. Non era mai stata una donna maniaca del vestire, ma le piaceva.
Non.... Non sapevo cosa dirle, io.
Le parole mi son morte in gola. Poi con la nonna e la mamma un po' di cose siam riuscite a dirle.
Mi son inceppata a parlarle della scuola.
E poi la nonna le ha detto del concerto di McCartney.
"Te li ricordi, i Beatles?", le ha chiesto. E le abbiamo canterellato a labbra chiuse yesterday ed Imagine.
Lei i Beatles li adorava. Li adorava come tante ragazzine dell'epoca, cantando le melodie con il mio stesso inglese monco, sperando che loro facessero parte del sogno di quegli anni.
Ed alla fine l'abbiamo lasciata, la zia, che si agitava nel letto. I medici dicono sia epilessia, fatto sta che trema violentemente.
Siamo uscite e l'aria sapeva di neve. Rintanati in un bar con il nonno.
Il pomeriggio.... è andato bene. è venuta la mia amica, abbiam girato per Cremona, abbiam preso la cioccolata.
In macchina mi sono sciolta in lacrime. Mia mamma è sempre quella più fragile, la più emotiva ed anche lei non era esattamente in forma.
Io ho promesso di caricarle un ipod vecchio che ho in casa con le canzoni che le piacevano e di portarlo.
Ma poi stasera, sempre in macchina, in un singhiozzo strozzato ho detto: "Ma se lei non la volesse, la musica, come fa a dircelo?"
Ci sono cose a cui è meglio non pensare, non in certi momenti almeno.
Il fatto che lei non possa scegliere, desiderare, chiedere. O perlomeno non possa esternare nulla e noi non la possiamo capire.
Perché io me la immagino benissimo, con le cuffiette, stufa di sentire sempre la musica. E non lo può dire. Oppure il silenzio, certe volte, credo la soffochi.
Ed intanto la vita va avanti. Nonna corre e si affanna fra la clinica e la casa, nonno la segue.
E la Bisnonna impasta, rimesta, inforna torte. Il cucinare esorcizza i suoi fantasmi, credo.
Ed il Natale lo sento così poco, quest'anno.
Perché la zia manca. Avrò tanti bei ricordi di bambina, con lei e la nonna.
Ma comunque, quando hai quattordici anni e non riesci a fregartene, è difficile.
Scusate, scusate lo sfogone incoerente e sgrammaticato...
Un abbraccio a tutti
Minerva

mercoledì 14 dicembre 2011

pioggia sottile

Ecco cosa scendeva oggi dal cielo.
Una pioggia sottile. Di quelle che a me non piacciono tanto, che mi dico sempre "se piove che piova bene", pregando nei diluvi torrenziali che a me piacciono così tanto.
Eppure oggi l'aria sapeva di neve. Quell'aria fredda, secca e tagliente che i fiocchi bianchi li promette, e son stata tutto il giorno col desiderio di vederla, la neve, prima della mia verifica di matematica.
Ed invece no. C'è solo pioggia sottile, oggi.
C'era stamattina quando con la scuola siam andati a vedere "scialla!", che mi ha lasciato più che altro un grande senso di "ma qualcuno, dietro alla patina comica, è riuscito a coglierlo, 'sto messaggio?", che io ho fatto fatica e tanta, ed ho paura sia un film concepito male.
Pioggia sottile quando il prof di Matescienze (sì, sempre lui, ch'è una costante della mia vita) mi ha descritto tutto il film, comprese le parti in cui il tizio passavano i dvd pornografici alla televisione del protagonista (me lo sento, ora le statistiche di blogger diranno che "dvd pornografici" è la parola chiave più cercata) ed io son mezza arrossita mezza gli son scoppiata a ridere in faccia.
pioggia sottile quando son tornata di pomeriggio a scuola, con l'Angelo e sempre il prof di Matescienze, detto anche prof Pezzodipane. Che a spiegarglieli, i programi per la matematica in braille, ed a concordare un mezzo "sistema", per conciliare le sue esigenze visive e le mie tattili.
Che, per una volta, il direttore della scuola (in Svizzera il concetto di preside non l'ho mai sentito nominare) l'ha visto per caso, il programma, e mi son anche sentita fare i complimenti.
Pioggia sottile quando son tornata a casa ed ho spalancato la finestra, facendo partire windows media player con "shine a light", dei Rolling Stones, ch'è la canzone del giorno.
Pioggia sottile è quello che mi rimane di questo 14 dicembre 2011, insieme al ricordo di un film di cui probabilmente non mi rimarrà niente ed alla "canzone del giorno", che ho sentito per ore oggi e magari non risentirò per tanto, tanto tempo.
Che io son fatta così, con le canzoni. Capita di avere dei "periodi", e poi non le risento più pur avendone l'occasione tutti i giorni.
Son quelle canzoni legate ad un ricordo particolare. Altre no, altre ti accompagnano per mesi.
Tipo Woman di Lennon, ch'è una perla musicale, ha un testo di una semplicità disarmante ed a me fa venire i lacrimoni e tranquillizza anche nelle giornate in cui sono più stanca, e magari intrattabile.
Non piove più, ha smesso da un'oretta scarsa. Ora il cielo è grigio, con le sue brave nuvole che sembran quei panni stesi a Genova, lungo i Carrugi.
Che Genova, con quei suoi vicoli ed il violinista che suonava vicino all'Acquario Mozart con un modo di fare tutto arabo, e che mi ha sorriso e mi ha ringraziato in un italiano stentatissimo quando gli ho lasciato il resto che mi avevano dato quand'avevo comprato la focaccia. Non molto, ma avevo solo questo.
Che quel Violinista di Genova, insieme alla signora incontrata sull'autobus, sempre a Genova, che mi ha raccontato tutta la sua vita mentre io mi dibattevo per disincastrare il bastone dal punto recondito in cui s'era incagliato sono i più bei ricordi che ho della capitale ligure.
Che io mi affeziono troppo ai passanti, agli sconosciuti, alle loro storie. Mi piace scrivere e mi piacerebbe parlare di ogn'uno di loro come fa il Poeta, nei suoi piccoli racconti che son una morsa al cuore e poi ti lasciano così, con gli occhi opachi di una lacrima mezza versata ed una stretta alla gola.
I ricordi ne chiamano altri, sempre. E di quella gita a Genova e nelle cinque Terre ricordo le battaglie di arance alle undici di sera in una piazza di Levanto, ricordo il gelato che si scioglie in una coppetta ed il sole di giugno.
Manca la Liguria, manca davvero tanto. Mi manca anche se son stata male, lì, e tanto per certe cose, per quelle compagne che mi avevano evitata per tutta la gita dicendo: "Scusa, Ceci, non t'offendere se ti lasciamo da sola", ed io che non mi offendevo, ma ci rimanevo male e tanto.
Ma ho la capacità di rimuovere, io. Mi sono rosa lo stomaco per mesi, su quei ricordi. Ma ora guardando dietro vedo solo una Carrara che scotta di sole ed i vicoli di Genova, con i venditori ambulanti e quel ragazzo che chiedeva l'elemosina, con sopra la sua testa un cartello: "operaio specializzato, 26 anni, cerco lavoro". Quel cartello logoro me lo ricordo, Dio, me lo ricordo ancora e mi fa male.
Ed è la cosa che fa più male di Genova, quel mucchio di materassi sporchi distesi per i carrugi, l'urtare gente accoccolata per terra con il bastone. Pena, pena e rabbia.
Ed ancora questa pioggia sottile...

domenica 11 dicembre 2011

considerazioni di fine ponte

1. Non ho studiato una mazza: a me, d i norma e regola, andare a scuola è sempre piaciuto. Studio volentieri, anche le lingue per cui non stravedo e la soddisfazione di un voto alto è sempre stata gratificante. In questi giorni, però, non sono riuscita a concentrarmi neanche molto. E, manco a farlo apposta, settimana prossima ho cinque verifiche.
Ed io mi chiedo perché la prof di latino ne fissi due in una settimana e perché le altre verifiche sono una di scienze, una di matematica ed una di tedesco. Materie per cui non stravedo, tral'altro.
2. Le giornate progetto. Cioè, non sono una cattiva idea. Son giornate a tema in cui si fa qualcosa legato a quel tema e quest'anno, l'argomento proposto dai docenti è stata la narrazione. Ed andiamo a vedere un film. Ok, non è una brutta idea, ma le due settimane prima di Natale son notoriamente dense di compiti in classe, interrogazioni e compagnia bellissima. Farle cadere in queste due settimane, in cui non abbiamo avuto NIENTE era troppo difficile, credo.
3. L'albero di Natale quest'anno in montagna l'abbiam fatto in mezzo alla neve in giardino. Che fa un certo effetto, coperto di neve con le decorazioni di porcellana bianca. Ed in casa non lo faremo prima del 20 dicembre, credo. Che il Natale quest'anno non lo si fa manco a casa nostra, perciò ce lo godremo poco o niente, quest'albero. In compenso quando andremo a sciare qui avremo il nostro bell'abete decorato dalla Mamma (che tiene a sottolineare che l'ha decorato lei).
4. Chi studia con la musica, io proprio non lo capisco. Il mio prof di mate e scienze (sì, quello degli uteri) s'è laureato in biologia ascoltando musica tutti i giorni e preparava gli esami con i Queen in sottofondo. Io non lo so, come fa. Io non riesco a ripassare nemmeno con il brano più lento e monocorde di musica classica, figuriamoci con i Queen. Ho provato a studiar matematica con "Help!" dei Beatles e l'unica cosa che ho ricavato è stata che "help me, help me" è il ritornello adatto ai miei esercizi di algebra.
5. Sto leggendo un sacco di libri belli, ma di cui non mi resterà niente. Aspetto la folgorazione letteraria dell'anno ed aspetto le vacanze di Natale per darmi alla lettura di qualche classico. Dovrei anche postare qualche recensione, ne son consapevole, ma.... Il tempo è poco, ed è più facile distrarsi con la musica che scrivere e chiarire le mie idee su un libro.
6. è domenica ed a me, la domenica pomeriggio dalle tre alle sei mi piglia la crisi esistenziale. E domani m'aspetta una di quelle giornate "machecavolocivadoafareascuola", anche se farò buonissimo viso a neanche tanto cattivo gioco.
7. Sto copiando per la prima volta tutti i dati che ho sul pc su una chiavetta. Che lui me l'han toccato i tecnici talmente tante volte...
Che ho perso tanti file, ma quelli essenziali li ho ancora. Ed ora che mi sfilan davanti tutti e devo eliminarne qualcuno per fare spazio sulla chiavetta m'immalinconisco.
Libri, tanti. Ho salvato tantissimi audiolibri sul computer e solo ora me ne rendo conto per davvero. dagli harry potter che avevo messo sul pc nel 2008 ed eran rimasti per tutti questi anni, a quelli più recenti, soprattutto libri ancora da finire.
I miei scritti, ancora di più. Che di quelli non ho eliminato niente, anche se negli anni dal primo pseudoromanzo iniziato in quarta elementare alle mezze poesie di cose ne ho eliminate tante. Perché io non riesco a tenere "per ricordo", prima o poi devo tenere in mano quello che scrivo e continuarlo. E no, quando si tratta d'idee malpartorite ed inusabili non va bene (dovete capire che il mio computer è un ingorgo di file in disordine ed incompleti).
Canzoni, ultimamente davvero tantissime. Sto salvando tutta la libreria itunes e prego che ci stia tutto.
E la cosa non è tanto facile, oh no.
Mi passano davanti nomi di libri, file e brani musicali. Ed ogni cosa mi richiama a piccoli ricordi: quella canzone dei Rolling Stones ascoltata per due ore e poi dimenticata oppure il libro di poesie della merini su cui piango ancora e che avevo letto a Firenze in una calca allucinante.
Che poi.... Son considerazioni da fine week end, queste. Che domani ricomincia la solita routine e non riesco a farci l'abitudine.
La settimana sarà densa, tanto. Se mai dovessi scrivere, vi aggiornerò sulla morte o meno del mio computer.
Baaci
Minerva

venerdì 9 dicembre 2011

dialogo surreale # 1

Ultime due ore del mercoledì: esperimento di scienze in corso, bisogna prendere la temperatura ogni 10 minuti.
Il prof ci lascia, scelta diiiiiiiscutibile, ascoltare la musica dai rispettivi ipod (io da brava idiota l'ipod non me lo porto in giro). Lui si mette a sentire una anzone dall'ipod di D.
Si mette a canticchiare, e tutti ridiamo.
Inizia una canzone rock di chissà che gruppo (lui è vive di musica) e er professor si mette a cantare. No, non canticchiare, ma cantare anche ad alta voce.
Tutti ridiamo, perché è impossibile non trattenersi.
Y. (mio compagno): non l'avevo mai sentita cantare, prof...
Prof: scusate, ma questa canzone mi manda in utero...
.....
.....
....
Ditemi voi qualcosa, vi prego. L'espressione andare in utero mi è fondamentalmente ignota ed i dizionari non la riportano.
E poi... Vi sembra normale?!
In famiglia ho scatenato reazioni di risate isteriche e di sgomento, con papà che ha sgrana^to gli occhi quando gli ho raccontato la scena.
Io se ci ripenso rido...

martedì 6 dicembre 2011

christmas time

è che il Natale si avvicina e qui non c'è né neve né freddo.
è che dovremmo andare a sciare per l'immacolata, ma c'è un pantano grigio l posto delle candide distese nevose per cui la Svizzera è celebre.
è che dovevo andare a vender biscotti con gli altri della classe per tirar su i soldi della gita, ma appunto dovremmo andare a sciare.
è che l'albero mamma non l'ha ancora fatto e, se tutto va bene, lo facciamo in montagna questo week end e qui in data ancora da decidersi.
è che io, il Natale, quest'anno non lo sento.
Non ci riesco e non so il perché.
Che un libro, quest'anno, vorrei regalarvelo davvero. Che il blog candy dello scorso anno è saltato e mi dispiace, mi dispiace ancora, ch'era una bella idea e m'era venuta dal cuore.
C'è anche che a scuola il periodo pre-natalizio è pieno. Interrogazioni, prove scritte, pseudogiornate progetto (che, Dio, mettercele nella settimana in cui abbiamo cinque compiti in classe è stata un'idea che manco Einstein poteva formulare, argh....).
Che questi quattro giorni volevo passarmelon un libro, la neve ed una tazza di cioccolata sul divano in santa pace. E no, mi tocca studiare che matematicatedescoscienzedueverifichedilatino concentrate in una settimana non sono proprio una passeggiata, ecco.
Che l'idea di non fare Natale a casa mia ma dagli zii, quest'anno, mi atterrisce mediamente.
Che son anni che si fa dai nonni, ma ora nonna s'è stufata di cucinare.
E dopo due vigilie da noi, quest'anno tocca agli zii.
E voi non potete capire come due cuginetti urlanti rovinino l'atmosfera e no, capisco che son bambini, ma...
Che mamma ora sta cuocendo i biscotti, appunto, ed io ho messo la radio natalizia di itunes.
E mi son trovata davanti ad un "rap natalizio" in piena regola, con tanto di tamburello che scandisce i vari Christmas detti dal tizio che canta.
Non è incoraggiante...
Che io il bastone quest'anno non lo so, se lo festono alla maniera natalizia come gli altri anni. Che io, ad andare al concerto della Pausini a Milano col bastone inghirlandato, mi divertirò da morire.
Che l'album della Pausini m0'ha delusa tanto, tantissimo. Sarà che forse, adesso, ascoltando tanto i Beatles, i Rolling Stones ed Elvis la Pausini mi par poca cosa (solo il suo ultimo album, badate bene), non so come andrò al concerto.
Ma mi divertirò, con l'amica di maman che urla a qualunque canzone solo per far ridere la sua bambina, ch'è una bambolina boccolosa sui dieci anni che ha una specie di venerazione per la Laura.
Vi farò sapere l'evoluzione dell'atmosfera natalizio-pesante che sento e della Pausini..
baaci
Minerva

lunedì 28 novembre 2011

yesterday

Questi dovevano essere due post distinti postati uno ieri, l'altro oggi.
Ieri volevo parlare del mio compleanno, di Paul, di quel poco di Lennon che posso ancora dire, del profumo dei beatles. Oggi devo, voglio scrivere qualcosa per George. Il chitarrista dei beatles, morto dieci anni fa su cui è appena uscito un film (io ho visto qualcosa su internet ed andrò sicuro a vederlo, consigliandolo anche a voi). Oggi mezzogiorno parlo di Paul e del compleanno, nel pomeriggio di George. Che se no, ne vien fuori un mattone Beatlesiano (fino all'8 dicembre ho finito di tediarvi con loro, giuro).

Che... Come si può cominciare a raccontare del proprio compleanno, e della vigilia, passata a cantare davanti ad un sir Paul McCartney decisamente favoloso?
Come si può parlare di una let it be accennata al pianoforte e del ruggito della folla, di quel ritornello intramontabile, con quelle note che parlano dell'ultimo album dei Beatles, di quell'album che mi piange il cuore, ad ascoltarlo, che è la "fine".
Come parlare di quando, sempre al pianoforte, c'è stata hey jude? Che mi son sentita male, alla fine del brano. Avevo gridato istericamente "John, George, Paul, Ringo", tutta la sera, cantando come se mi fossi teletrasportata ai loro concerti degli anni '60, quando c'era George Harrison con la sua chitarra, Ringo che colpiva la batteria e c'era John, soprattutto, che intratteneva il pubblico.
Ma John, George e Ringo non c'erano.
E come parlare di quando è uscito dalle quinte l'ultima volta, con la chitarra e "yesterday"? Come si può descrivere il momento in cui una delle canzoni più conosciute al mondo ti vien cantata dal vivo, così, a pochi metri di distanza ed in un'atmosfera commovente.
Che poi, John mancava tanto, troppo, ieri sera. Mancavano le sue canzoni, soprattutto.
Mancava Ticket to ride, ch'è un po' lagnosa, ma ha il suo fascino. Mancavano le note intramontabili di Lucy in the sky with diamonds.
Che ho deciso che, di John, bene o male vi parlerò tanto.
è stato bello, vedere sir Paul cantare. è stato bello quando le ha omaggiato george con "something", che riesce a farmi piangere tanto spesso.
E poi, tornare a casa a mezzanotte e claxonare all'auto di paul davanti a noi, e venire fulminati dall'autista. Tornare a casa e compiere quattordici anni sentendo across the universe e real love, e... E c'erano i Beatles, nella mia testa.
C'erano i quattro ragazzi di Liverpool, c'era la loro voglia di cambiare il mondo, le loro pettinature da cretini, le loro canzoni, i loro concerti, i miei sogni e quelli di chi, come me, il mondo nelle loro canzoni l'ha scorto.
Che, quando ieri pomeriggio guardavo i video, mi son commossa. Risentirla, all my loving, ch'è stata una delle prime canzoni sentite in Austria nel mio periodo d'inizio ai Beatles, è stata un'emozione abbastanza unica.
E poi, ieri sera, quando le ho spente, le quattordici candeline, pensavo ai Beatles.
"Esprimi un desiderio", mi dicevano sempre da piccola. Ed io le ho soffiate pensando ai fab four, senza sapere esattamente il perché.
Non li conoscerò mai, non si riuniranno più, Lennon ed Harrison sono morti. Eppure pensare ai Beatles è stata l'unica cosa che aveva un senso pensare, soffiando sulla torta come se fossi diventata di colpo molto più bambina di prima.
Che quando Paul ha suonato Hello Goodbye, l'altro giorno, e si è aperto il concerto mi girava la testa. Paul McCartney, Paul McCartney. Il Beatle che, come carriera solista, preferisco di meno, metteva i brividi.
Poi continuavo a pensare "ora fa i'm looking troug you", la mia canzone preferita cantata da lui e dai Beatles. No, non l'ha fatta. Ma va bene lo stesso, fa niente.
E poi ieri son andata a scuola con quel sorriso in più, con le note di Obla di obla da in testa, che Paul ha detto, nel suo italiano stentatissimo "questa non vi dico di non cantarla, perché la canterete tutti.
E così è stato, Dio. La cantavamo tutti, quella canzone.
E penso ancora che i Beatles son stati la band migliore al mondo, quella che mi ha iniziato all'inglese, mi ha fatto cantare, e tutt'ora mi strappa tanti sogni.
Che, ieri, quando raccontavo alla nonna al telefono del concerto, mi brillavano gli occhi.
E che, oggi, George manca.
Ed è stato un compleanno bello, bello, tanto.
(aspettate il post di oggi pomeriggio, eh)

venerdì 25 novembre 2011

-2

Fra quarant'ottoore sarò a Milano.
Fraquarant'otto ore sarò a Milano, a vedere Paul McCartney in concerto.
Fra quarant'otto ore, ossia due giorni, io vedrò un Beatle.
Cristo, Paul ha conosciutoJohn Lennon. E John Lennon è il mio pseudoamoreplatonicodeltuttocampatoinaria, da circa... um, vediamo, saranno quattro mesi?
E Paul McCartney ha composto Yesterday, Let it Be, Hey Jude, tanto per citare tre canzoni fra le più eterne dei fantastici scarafaggi di Liverpool.
E Paul McCartney era uno dei beatles, non so se vi rendet della cosa.
Cioè, probabilmente sto diventando isterica.
Come una di quelle ragazzine che, negli anni '60, saltava, urlava come una pazza, fino a ridursi la gola ad un mucchietto di puntine da disegno.
Ecco, il reggiseno sul palco non l'avrei scagliato, questo no.
Ma dopodomani vedo Paul McCartney.
Che, Dio, se mi canta Let it be davanti mi sciolgo. Che, tral'altro, Let it Be la canterà di sicuro.
Dovrei parlare di com'è nata, la fissa per i Beatles. Dell'amica conosciuta là, nel remoto sito per scrittrici adolescenti (cioè, è aperto a tutti, ma per lo più) e di come lei, coi suoi Beatles, sia riuscita ad aprirmi a quel gruppo troppo mitico.
Ma io vado al concerto di Paul McCartney e sto ballando per la stanza ascoltando when i'm sixty-four, che adoro.
E vi racconterò tutto, per vostra (s)fortuna.
Papà, ultimamente, non fa altro che leggermi articoli a raffica sui Beatles.
Estratti dalla sua enciclopedia anteguerra del rock (orgogliosamente datata millenovecentosettantacinque) e pezzi di giornali, frammenti di wikipedia e quant'altro.
Mia mamma, invece, ripete il ritornello: "Lennon è morto, tesoro" ogni volta che se ne presenta l'occasione. È giusto un tantino brutale, quella donna, ma è stata sua l'idea di portarmici, a vedere l'ex Beatle.
Mancano una manciata di ore. Ore che io, probabilmente, trascorrerò in quell'isterica gioia mista ad ansia che è tipica, credo, dei concerti di un ex-Beatle.
Bene, calmiamoci.
Questo week end dovrei, nell'ordine: studiare, valutare il concorso di storie su Harry Potter indetto sul sito di cui parlavo prima (dio, la noia...) e cercare di fare la figlia, la sorella e la nipote con cui si possa intavolare una conversazione che non verta sui Beatles. Oh, sì, anche la Blogger che non lasci sfoghi da ragazzina isterica e leggermente andata.
No, io non sbavo per nessun cantantucolo o attoruccio che domani nessuno si ricorderà. Io m'innamoro platonicamente di ogni personaggio di un libro ed ho una mezzacottaplatonicaecampatainaria per John Lennon che lo odierete, lo so, perché vi stordirò con questa, quella o quell'altra delle sue canzoni.
è bello rientrare nel bloguniverse, tante volte. Leggere storie, avventure e disavventure di tuttele persone. Fra blogger c'è una rete di sottile energia ed a volte complicità che, nonostante età, distanza e modo di pensare ed agire è indissolubile.
Siete mancate tutte. Ragazze, donne, mamme.
Ed è strano come, a volte, i consigli di una persona mai vista siano tanto cari.
è bello raccontare le prorie esperienze. è bello parlare del concerto di domenica senza che risulti leggermente fanatica, è bello sentirsi libera di parlare di una qualsiasi cosa: libro, film, canzone, idea, senza sentirsi ostacolata da qualche pregiudizio.
Siete mancate tanto, in questi mesi. è mato il leggere quotidianamente un diario di bordo, un qualcosa che si voleva lanciare verso il mondo mediante le parole.
Ed ora mi trovo a scrivere, e son tanto tanto contenta.
E questo sfogo Beatlesiano si conclude csì, senza tanto capo né tanta coda.
E vi bacio tutti e tutte
Minerva

mercoledì 23 novembre 2011

canzone della sera


Che io, certi giorni, questa canzone la sento e enso che è unè troppo bella per essere ignorata..

mercoledì 9 novembre 2011

(just like) starting over

non voglio neanche pensare..
A come ci sono finita, su questo blog, stasera.
Sono assolutamente scioccata, stasera.
Perché quando ho aperto blogger, credendo che per questioni tecniche non sarei più riuscita ad aggiornare e questo blog si è aperto, ho sgranato gli occhi.
Sono mesi che provo ad inserire la stesa mail e la stessa password.
Sono mesi che lo maledico, il computer.
perché blogger mancava e manca sempre, tutt'ora.
è strano, a volte, come l'assenza di qualcosa possa far male.
E questa casa, questa tana, questo sasso sotto l'acqua è mancato tanto.
perché la possibilità di scrivere a qualcuno di diverso da me, con un0'altra storia, altre esperienze, un'altra età, m'è mancata.
Ora sono qui.
A sentire ticket to ride dei beatles con le cuffie, ed a pensare che la Minerva non la conoscete perché non ce n'è stata la possibilità.
E che io sono diventata Beatlesiana e tanto.
Il perché non lo so. Perché certe canzoni le ascolti e ti ritrovi attaccata all'ipod a sentire la discografia completa dei quattro ragazzi di Liverpool senza che ci sia un motivo preciso.
Che quella musica ha solo il potere di farmi stare bene.
Non cerco i testi in italiano, non m'importa.
Sono solo le melodie, quel qualcosa di buffo ed al contempo affascinante che c'era nelle loro canzoni.
È assurdo, non capire i testi eppure ascoltare sempre la stessa canzone, tante volte, senza provare il desiderio di tradurre.
Ma mi basta George Harrisonche canta Something, per farmi sentire in pace con l'universo.
Fanno stare bene, i Beatles, e tanto.
E John..
John Lennon nonè diventato il mio idolo. Cioè, per alcune cose potrebbe anche esserlo, ma per lo stile di vita che conduceva no, grazie, preferisco restare quella che sono.
Ma Imagine.. Ecco, Imagine è Imagine.
Quella canzone un po' utopistica un po' vera, quelle note che fanno male, perché è solo un'illusione eppure se non lo fosse sarebbe meglio per tutti.
Perché lui cantava la rivoluzione, ai tempi.
Revolution, revolution, revolution.
Quante volte lo ripeteva? Tante, troppe. Quante volte bastano per farmi illuminare gli occhi, e strapparmi un sincero sospiro d'ammirazione.
Che li ho, i biglietti pr il concerto di Paul McCartney il 27 novembre. Il giorno prima del mio compleanno, quel compleanno che passerò fra sbadigli e non-voglia di alzarmi.
Leggo, leggo sempre. leggo perché mi si spalanca un pezzo di mondo, fra quelle pagine.
Leggo perché inizio un libro e lo finisco in poco tempo, e non c'è nient'altroche dia la gioia di piangere, riflettere e pensare su un libro.
E Minerva... Minerva a volte usa la terza persona, perché è più semplice esprimere le cose difficili.
A Minerva la scuola sta stretta, Minerva le medie le sta per finire.
Li guarda, ci parla, con quei docenti che l'accompagnano da anni, e sorride loro. Perché sono finite, o quasi, le medie.
I compagni a volte li ignora perché non sa più cosa fare, e sa che cresceranno e diventeranno più grandi. A volte ci sta ancora male,per come la trattano.
Che lei sarà cieca, ma sa ascoltare.
Che è più bambina di quello che sembra, Minerva.
E quei quattordici anni che deve compiere a volte le sembrano così pochi, perché negli occhi degli altri brillano ancora più storie, più racconti e più emozioni di quelle che lei, nei suoi pochi anni, è riuscita a raccogliere.
Perché è stupido continuare a passare dalla prima alla terza persona, ma sono fatta così.
perché questo post porta il titolo della canzone più bella di John, di qeulla che ballo in giro per la casa, che m'arruffo ed il respiro si fa corto a furia di tenere (tral'altro male) il ritmo, perché John a volte è così, ti tira scema con i suoi ritornelli ascoltati mille volte.
è strano, scrivere qui. non sono capace a farlo, non più.
E spero che il mio pc mi lasci leggere le vostre, di storie, d'avventure, che mi siete mancate tutti.
è come una specie di famiglia traballante, blogger.
Che ho tante cose da condividere, tanti spunti di riflessioni. Canzoni, poesie, libri, piccoli pensieri miei.
Ed il resoconto di questa quotidianità ch'è un po' magica, ed a volte mi sembrra una mezza prigione a volte una specie di paradiso.
Perché è la mia vita
E.. Questo post lo concludo qui, perché altre parole non ne servon più.
Tornate, popolo di blogger!

Baci
Minerva

martedì 14 giugno 2011

parigi

la verità è che, prima o poi, qualunque posto in cui io sia andata finisce per mancarmi terribilmente. anche il più insulso autogril piemontese, anche l'ospedale di Napoli con il cemento armato da cui sbucava l'armatura del cemento, e scusate il bisticcio.
Mi mancano le grandi città che ho visitato. Mi manca Amsterdam, coi suoi parchi e la sua aria addormentata. mi manca Vienna, bellissima nel suo essere barocca.
Mi manca tantissimo Istanbul, forse più di tutte le città che abbia mai visto. Con i suoi palazzi europei e l'atmosfera magica dell'Asia, mi si è fatta strada dentro.
Mi mancherà Parigi, già lo sento.
Aspettavo di vederla da quando, a tre anni, ho visto il Gobbo di Notre Dame.
Chissà perché, Parigi è sempre stato il mio sogno, il mio miraggio.
poi negli ultimi anni, quando ho cominciato a leggere tanto e cose meno moderne, ho incominciato a vedere questa città come la patria della letteratura e della poesia: Voltaire, Chamus, la de Beauvoir, Sartre, Victor Hugo ed i poeti maledetti sono fra i tanti nomi parigini che mi vengono in mente.
E finalmente, ce l'abbiamo fatta. Lunedì, in Svizzera, era festa. Pentecoste.
Parigi... non la scorderò tanto facilmente, questo è un dato di fatto.
L'ho amata tanto, questa città. L'ho amata prima nei sogni, e poi nella realtà.
è una città bellissima, perché tre giorni per visitarla non bastano. Ci vorrebbe, almeno, una settimana. Volevo visitarla tutta: volevo camminare per ore, pensando e leggendo i poeti che amo, annusando profumi, acoltando accenti e capendo quel poco di francese che so.
Sono mille i motivi per cui mi ricorderò di questa vacanza, ed alcuni sono quasi sciocchi.
Ho, per esempio, assaggiato le mie prime ostriche. Non vedendoci, non ho schifo per il cibo prima di metterlo in bocca.
Ma ce l'ho avuto dopo, eh. non ho ancora capito che ci sia di tanto pregiato nelle ostriche....
"Sanno di mare marcio." Dice mia mamma, ed in parte ha perfettamente ragione.
parigi la ricorderò per Montmartre, che a me è parsa bellissima nonostante la decadenza e la pacchianeria. Parigi la ricorderò perché è stata la prima città girata col bastone, che a volte sembrava fossi mosè che faceva ritrarre le acque del mar Rosso.
è un sogno, Parigi. un sogno con tante sfumature, con l'odore di baguette ed il sottofondo di Chopin.
è un po' magica un po' romantica, un po' boemiènne un po' shiccosa. E tanto bella, ardita, quasi bambina.
Non è Venezia, che mi ricorda tanto una bambina capricciosa. Parigi è una ragazzina che civetta, un po' innocente un po' consapevole.

Parigi è Notre Dame, quella cattedrale tanto slanciata e gotica. è il quartiere latino, nido di studenti, docenti ed intellettuali.
è fatta di vita, Parigi. Di una vita fomentata dai turisti, certo.
Ma sempre vita è.
E poi.... Parigi è tanto altro. Parigi è la quantità esorbitante di foto fatte dia mia mamma, Parigi son gli appunti mentali che mi sono fatta e che poi non ho trascritto più.
Parigi è bellissima ed occuperà un posto speciale per sempre.
seguiranno altre descrizioni, promesso.
ma questo era un post di impessioni buttate giù a casaccio, molto a casaccio.

mercoledì 1 giugno 2011

domenica 29 maggio 2011

pensieri a casaccio da imprimere prima che sbiadiscano

sono esattamente le 06.16 di una domenica mattina come tante.
ed io sono sveglia dalle tre, un grilllo attivo e privo di sonno.
non sono in ansia, assolutamente.
è solo che volevo dormire almeno un po', dai!
Domani si parte. Bella Genova, bella Liguria.
la Liguria è una terra che ho sempre amato, un po' per la focaccia un po' per il mare.
Un po' per i suoi borghi in cui nei negozi trovi di tutto in un ordine improbabile.
un po' per la sua aria d'Italia, perché nonostante da casa mia al confine ci si impieghi dieci minuti, da me l'aria d'Italia non si respira assolutamente.
mi sto affezionando morbosamente a Guerra e pace. non so bene come farò in gita, ma tant'è.
è che un libro così se non lo leggi ti perdi un mondo. Un mondo fatto di salotti aristocratici, di mazzi di fiori regalati secondo una precisa etichetta e di graziose signorine di Pietroburgo che si radunano attorno aal clavicembalo.
ma è fatto anche ti danto altro. di sospiri languidi dietro ai paraventi, di amori che si consumano per anni, di amori he invece sono totalmente assenti, di rabbia repressa e di tanta poesia che si respira nell'aria.
e dire che avevo paura di affrontare questo mattone... Certo, diciamo che le descrizioni della campagna di Napoleone in Francia posono risultare un po' (a volte terribilmente) sfiancanti, però basta saltare qualche pagina, cosa che ti regola non faccio MAI.
non si può ignorare un tale classico!
non si può, non si può, non si può!
ok la smetto. di delirare.
Comunque...
Ho visto l'Attimo fuggente.
Il mio prof di'italiano ci ha costruito un'intera lezionesopra con le sue citazioni sulla poesia.
ad un certo punto si è alzato in piedi sulla cattedra, proprio cme il prof del film, e ha detto:
"è proprio quando si crede di saper una cosa che bisognerebbe guardarla da angolazioni diverse." Ok, il merito non è tutto suo, bensì del film, ma il coraggio di averci provato secondo me è stato notevole, dai!
Allora ho visto il film. Ok, delle dinamiche degli alunn del College m'interessava poco, anche se alcuni punti sono commoventi.
ma questo prof. Keating, con il suo modo di fare lezioni da poeta rivoluzionario, mi ricorda tremendamente il mio prof di italiano. E poi col suo:
"Non scriviamo poesie perché è carino, ma perché siamo membri della razza umana." Mi ha spiazzata non poco.
Altra cosa successa in questi giorni è il mio ritorno ai classici disney. No, non sto scherzando. Mi sono rivista "la bella e la bestia" (che è sempre il migliore) e vari altri cartoni della mia infanzia.
Strano a dirsi, a parte le bellissime canzoni, quelli più classici (Cenerentola, Biancaneve, la Sirenetta) non mi hanno scaldato il cuore, anzi.
Sarà che io quand'ero piccola avevo deciso che sarei stata un maschio (lo giuro), ma nemmeno l'attrattiva dei balli nei castelli sfarzosi mi attrae tanto.
abbé, non voglio vivere da principessa dei cartoni animati. mi accontento di fare la Teiera parlante, che è più simpatica oppure una delle sorellastre di Cenerentola, che a fare il personaggio cattivo mi diverto di più.
Ok, sono le sei del mattino e sto impazzendo letteralmente. Sarà la mancanza totale di sonno, oppure la dose di Guerra e Pace che mi sono iniettata stamattina, ma il mio cervello non sta funzionando a dovere oggi.
la pianto di imbrattare questa pagina bianca, e mi riprometto di scrivere durante il giorno perché sono più lucida e perché voi la Minerva in versione demenziale non l'avete mai vista e no, non ci tengo a mostrarvela, grazie.
Vabbé comunque domani parto... Scriverò un post corposissimo mercoledì, direi.
Quando viaggio è sempre così: immagazzino odori, sensazioni, ricordi.
Credo che se non fossi cieca la mia passione sarebbe la fotografia. Disegnare no, è troppo simile alla scrittura.
Ma rubare gli istanti senza l'ausilio delle parole è una cosa invitante. è per questo che scrivo, oltre che per dare un ritmo ai pensieri. Scrivo perché è il mio modo di vedere, di aver nitide delle immagini da toccare con mano e da far ascoltare.
Chissà cosa penserò di Genova... Mi farà schifo, oppure la troverò bellissima?
lo scoprirò domani, direi.
baci
minerva

venerdì 27 maggio 2011

Ho finito, ho finito, ho finito, ho finito, ho finito!
parola mia: non sono mai stata tanto entusiasta di aver finito tutte le verifiche&interrogazioni. Le ho finite, fino a settembre almeno.
Abbiamo avuto una settimana di quelle che mi sarei voluta uccidere il primo giorno: mercoledì una verifica tosta di mate, giovedì quattro verifiche (nmo, non sto scherzando) e venerdì una.
sono ancora viva, eh. ma stanca.
lunedì andiamo tre giorni in gita in Liguria: Genova, cinque Terre, Carrara.
sono felice. Felice di avere uno scorcio di mare, felice di andare a genova che è da un po' che volevo vederla. Felice di esplorare i carrugi labirintici, che sanno di mare e di vita in generale.
Felice di lasciarmi illudere dal suo faro e dalle leggende che vi gravitano attorno.
Felice, felice, felice.
Felice e curiosa. sperando che nessun compagno abbia un colpo di testa, come fumare/bere. siamo in terza media, ma nella mia classe c'è di tutto, davvero.
e poi c'è un prof di storia, con noi. Non è mio docente, ma si vocifera che sia colto. Speriamo faccia una bella introduzione alla città!
ed è evaporata anche questa terza media... E mi scuso per il poco tempo che ho dedicato a blogger, in questi mesi.
Cerco sempre di ritagliarmi un po' di tempo per scrivere.. A commentare non ci riesco più, i blog mi si chiudono di colpo, salvo rarissime eccezioni in certi momenti in cui ne approfitto alla grande.
Sto leggendo Guerra e Pace, ormai da due settimane. Mi ci sto dedicando anima e corpo.
Oggi l'Angelo mi ha chiesto:
"Com'è?"
la mia risposta è stata la più banale: "Lungo."
ma è anche bello, è vero. è intricato, quasi irritantemente prolisso eppure magnetico.
Coi suoi personaggi, quelli femminili in particolare, riesce a rapire anche il lettore più inesperto.
Peccato che questi mattoni frenino sempre chiunque! Mi da un fastidio che vengano ignorati...
peccato che ho paura di portarlo in gita...Cioè, io uso un apparecchietto speciale per non vedenti per gli audiolibri.
è che ho sempre il timore assurdo che me lo rubino!
Quel piccolo aggeggio è importante, tanto. è incredibile quanto ci si possa affezionare agli oggetti.
A Pentecoste andremo a Parigi. Incredibile quanto io sia contenta, anche di questo.
La voglio vedere da quando sono piccola. Quando ho iniziato a leggere i gandi della letteratura e della poesia francese, ero ancor più convinta.
Voglio vedere dove passeggiavano Sartre e la de Beauvoir, quel mostro che era lui (e parlo di bellezza) e la donna elegante e raffinata che lei è sempre stata. E voglio visitare Parigi rileggendo tutti i libri che ho letto che erano ambientati lì, il bellissimo, unico, grandioso "memorie di una ragazza perbene" sempre della de Beau Voir, che sembra il libro in cui si racconta la mia adolescenza.
Io sono fatta così, m'innamoro delle cose ancor prima di conoscerle. Oppure le detesto.
non so ragionare, io. il mio senso di empatia è troppo forte per farsi frenare dal ragionamento e dalla logica.
questo sarà il primo fine settimana di pace e totale fancavolismo Leggere, scrivere, scrivere, leggere.
Sedermi dopo cena sul terrazzo, immaginando la sera sfumare nel delicato ossimoro di notte e giorno, come faccio sempre.
è un tripudio di uccellini, qui. Mi sveglio la mattina presto e sento il loro cianciare tutto allegro e compiaciuto, e mi piacciono.
Mi piace il loro cinguettio invadente, quasi logorante. Mi piace il tubare delle tortore, in particolare.

La tortora è un uccello bellissimo. è stonata e malinconica, questo sì.
il suo canto è un pugno al cuore, secondo me.
Il cuculo invece mi sta antipatico. Segna la primavera, sì.
ma la tortora... la tortora mi rispecchia.
Chissà Genova... mi incuriosisce, sì.
E altr desiderio che mi è maturato negli ultimi dieci minuti... Voglio rileggermi il libro della giungla.
ok, la pianto e ci scriverò un post a parte.
capisco la logorrea di questo delirio, eh!
baci
minerva

lunedì 23 maggio 2011

empatia

L'empatia ed il fidarsi delle persone sono, immagino, una cosa importante per chiunque.
ma per chi ha una menomazione fisica (oddio, io questo termine lo trovo agghiacciante) immagino ancora di più.
Oggi durante le due ore di ginnastica c'era un supplente. un ragazzo di primo pelo, tanto che si confonde con noi alunni
Gentile, eh. Ma ovviamente, essendo lui un docente di ginnastica, non si stacca dal modello di Ciecascema. Cioè, non voglio dire che tutti i docenti di ginnastica pensino che sia scema. Solo che, essendo io in educazione fisica imbranata, estendono quest'imbranataggine a tutti i campi.
Risultato? mi parla come se avessi seri problemi cerebrali e mi chiede le cose sei volte.
Io me ne frego, non protesto. non infilo neanche molte battutine caustiche: magari questo l'ironia non la capisce ed io faccio la figura della beota. Di parlare con direttore/docenti no, non se ne parla perché non cambierebbe nulla. Io rido, rido e rido.
Come mi diceva il mio amato Dante (sì, le citazioni del poeta nasuto sono molto utili):
"Non ti curar di loro, ma guarda e passa."
Io rido, rido, rido. Tanto lo so si non essere scema.
Non è presunzione, la mia. solo pura analisi dei fatti.
Oggi dovevamo saltare sul trampolino.
Io ho un senso dell'equilibrio pari a quello di un cucchiaino da tè, un po' perché non riesco a fissare un punto fisso, un po' perché sono un mezzo impiastro di mio.
Risultato? Devo saltare aggrappata a qualcosa/qualcuno.
Ed oggi saltavo per mano a questo qui.
Avevo paura, diciamocelo con molta franchezza. Ci sono persone di cui ci si fida all'istante. una di queste è stata l'Angelo, che con la stretta delicata eppure ferma è riuscita a guidarmi negli anni, come solo una buona, anzi ottima, persona sa fare.
Ci sono persone invece la cui fiducia si guadagna con l'andare del tempo. I miei docenti sono quelle persone, ed anche in parte i miei compagni. Solo che lì ho più paura.
Ma di questo ragazzino (perché definirlo adulto è un'iperbole) io non mi fidavo affatto.
Non sapeva tenermi la mano, in primis. Aveva una presa fiacca, pigra.
Era incapace di infondere sicurezza. E poi ogni tanto si girava a parlare con gli altri, tenendomi a stento.
Non è successo niente, per carità. ma io avevo paura, paura lo stesso.
Ecco: uno dei prossimi obiettivi che devo assolutamente è raggiungere è quello di acquisire fiducia negli altri e ancor prima in me stessa.
Soprattutto dal lato pratico, il mio livello di autostima è nullo. La paura di sbagliare corridoio/scala/aula a scuola è sempre costante, quando mi muovo col bastone.
E negli altri la fiducia è ancor meno... Sarà che da bambina, in special modo dai compagni, sono stata tante volte lasciata da sola in un qualche posto. ho sempre saputo raccapezzarmi, con una buona dose di strilli quando ero più piccola e con il bastone bianco e qualche richiesta d'informazioni poi.
è che... Che il timore di essere "abbandonata" in un posto sconosciuto è sempre stato tanto. Dovrò conviverci, ne sono conscia. non penso sia una cosa completamente superabile perché io, bene o male, dipenderò anche in piccolissima parte sempre da qualcuno. è una cosa che mi da un fastidio assurdo, sappiatelo.
mi da fastidio dover chiedere una mano per andare in bagno a scuola (se posso evito), perché i gabinetti fanno paura. mi da fastidio non poter fare tutto da sola, perché orgogliosa come sono preferisco sbattere millemila musate contro pareti e riempirmi la testa dibernoccoli (armadietti bastardi).
però penso anche che questo misurato orgoglio di lati positivi ne abbia. penso che sarà l'unica cosa a risvegliarsi, in un momento di difficoltà, e che farà un sonoro click nella mia testa.
L'orgoglio è stata quella bestia che mi ha fatta suonare il flauto, quando non potevo leggere le note. L'orgoglio è stata quella cosa che mi ha detto:
"In tanti si aspettano che tu andrai male a scuola (dire tutti sarebbe crudele, ma in tanti lo credono), tu sputagli in faccia e fagli vedere chi sei."
HO sempre investito tanto sulla scuola, perché mi è sempre piaciuta. Mi piace studiare, punto e basta. Mi piacciono gli insegnanti, tutti quelli che fanno il proprio lavoro con buona volontà, anche se il loro metodo è rigido.
Ma è tutta, tutta questione di orgoglio.

L'orgoglio, come per altri l'amore, l'amicizia, la vanità (perché no?), per me è la cosidetta "forza".
Ecco, io ho dei seri problemi. Volevo scrivere un post sull'importanza dell'empatia ed ecco cos'è uscito!
baci
minerva

venerdì 13 maggio 2011

sfogone

“blogger non è al momento disponibile.” Ecco cos’era la scritta che è comparsa dieci minuti fa sulla mia pagina di blogger.
L’imprecazione che mi è uscita dalla bocca non la ricordo molto precisamente, fattostà che mi sono sentita molto “scaricatore di porto”.
Vabbé, avrò anchio il sacrosanto diritto di insultare uno schermo, visto che lavoro al computer mediamente tutti i giorni quando sto a scuola, e pure quando sono in vacanza.
Cavolo, Blogger, ma è possibile che dovevi bloccarti proprio nel giorno in cui avevo deciso di riaprirti e di scrivere uno sfogone che neanche Leopardi avrebbe potuto fare di meglio.
Ah sì, Blogger. Perché le cose non vanno bene, ultimamente.
No, non vanno neanche male. Semplicemente, “non vanno”.
Scuola non posso dire che proceda come non dovrebbe. Interrogazioni e verifiche, nonostante siano all’apice della loro intensità, procedono a gonfie vele, con la solita sfilza di bei voti a cui non riesco nemmeno più a sorridere, come se ci avessi fatto la noiosa abitudine.
Non leggo affatto. Cioè, leggo solo libri di quelli che sono diventati i pochi scrittori che riesco a leggere senza morire d’insofferenza: Allende, Camilleri, Benni, la Hayden e gli altri.
I soliti, insomma.
È il resto a sembrare, ed effettivamente essere, vuoto.
La primavera, invece di rendermi la gaiezza in persona come fece l’anno scorso, mi ha resa antipatica, a tratti scostante e soprattutto apatica. Non riesco a sorridere delle piccole cose, ecco cosa non riesco a fare.
Non c’è la magia di cui scrivevo un anno fa e mi continuo a chiedere come, e pure quando, sia evaporata come la neve a giugno.
La Minerva dolce e piena di idee poetiche (assurde, ma non ha la minima importanza) non la trovo nel benché minimo angolo del mio cervello.
Pare se ne sia andata, sostituita da una ragazzina un po’ smarrita un po’ annoiata senza neanche i grilli per la testa a tenerle compagnia.
Cosa sta succedendo? Non credo di essere solo stanca, questo no.
Non sono affatto stanca. Nervosa, quello tanto.
Non appena a scuola c’è qualcosa che non va (schede mancanti, docenti che si dimenticano di mettere le cose a pc in modo che siano leggibili) divento irritabile e tanto scocciata. Ed il bello è che questa sorda stizza non la sfogo su coloro con cui potrei anche irritarmi, ma su me stessa e sulle persone a me più care, la mia famiglia e l’Angelo in primis che ormai sopportano questi sfoghi d’accidia come se fossero routine.
Scrivo, quello sì e pure tantissimo.
Ma per la prima volta non trovo consolazione nel battere sui tasti.
Scrivo storie che non mi appartengono, di personaggi che non mi assomigliano e da tutto questo non traggo alcun beneficio, se non quello di apparire distratta e stordita.
Dovrei riniziare da capo questo 2011 che non è stato positivo, di per sé. Ma non ho ancora trovato alcun motivo per trovarlo negativo, quindi non saprei neanche lontanamente come fare per ricominciare.
Forse dovrei fare qualcosa: trascorrere una giornata non so dove e con non so chi, immergermi in un contesto speciale.
Ma sono andata quattro giorni ad Amsterdam nell’illusione che qualcosa cambiasse radicalmente. Che qualche meccanismo, del mio cervello potesese tornare ad ingranare ed a farmi rendere la Minerva che sono sempre stata e che voglio tornare ad essere.
Prima di tutto, vorrei ricominciare postando più spesso qui. Quando scrivevo quasi quotidianamente era perché tutto andava bene.
Si dice sempre che si scrive più volentieri quando non si è soddisfatti. A me accade il contrario.
Quando sono felice e leggera, la voglia di condividere con qualcuno, o anche semplicemente con word, un’emozione perché non si sciupi è tanta, tantissima.
Ma ora che non sono neanche triste per qualcosa in particolare è difficile spiegare, è difficile capire ( tanto per citare Guccini) cosa stia succedendo al mio povero cervellino seriamente disturbato.
Non so quanto sfogarmi su questa pagina che mi sembra seriamente asettica e muta possa farmi bene. Ma ormai, male non può più fare, no?
So solo una cosa:
“Poi passa.” Lo ripetono i libri, i film, le persone vere. E lo penso anchio. Perché questo mio stato di confusione, apatia ed insofferenza generale non può durare per sempre. Ieri pensavo al fatto che avrei potuto conviverci con tutta la vita. L’idea mi ha atterrita veramente tanto. È come se avessi avuto davanti un presagio, un’ombra greve che ofuscava il mio futuro. Non sto scherzando, per un attimo ho seriamente creduto di essere cerebralmente andata. Spero che la Minerva un po’ timida, un po’ autoironica ed un po’ scrittrice torni presto a bussare alla mia porta.
La accoglierò a braccia aperte, davvero. Perché mi lascerò alle spalle senza riluttanza quell’essere apatico ed irritabile che sono diventata.

Bene. Mi sono sfogata e ne sono assolutamente felice. Intanto le mie imprecazioni da carrettiere contro google hanno sortito qualche effetto, perché blogger parrebbe funzionare (non cantiamo vittoria eh).
Non sarebbe finito, questo sfogo. L’altra metà mi si è incastrata in gola, ma essenzialmente è uguale a quella appena riportata, tranne forse che è più malinconica ancora.
Ho bisogno di distrarmi e di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. E non della compagnia di un libro, che ho come l’impressione che potrebbe invischiarmi in una rete di stanche fantasie che mi fanno paura.
Beh mi sono tolta questo peso dal cuore. No, dal cuore no. Dalla gola.
Io le cose che mi tengo dentro le riverso in due punti essenziali del corpo: stomaco e gola. Dentro lo stomaco ci vanno i dolori (piccoli e grandi) immediati, che fanno male subito e che sono un campanello d’allarme che dice: “attenzione, le cose non vanno.”. In gola invece ci tengo le cose peggiori. Quelle cose apparentemente non nocive, ma che poi messe insieme formano un groppo enorme, da farti venir voglia di piangere nel bel mezzo di una lezione di italiano sulla poesia, e ti rendi conto troppo tardi di avere gli occhi lucidi.
Ho bisogno di ottimismo, ecco di cosa ho bisogno. Di ottimismo e distrazioni, ma mi pare di averlo già scritto.
Baci
Minerva

venerdì 6 maggio 2011

La meditazione

La nostra paura più profonda

non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda,

è di essere potenti oltre ogni limite.

E' la nostra luce, non la nostra ombra,

a spaventarci di più.

Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "

In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,

non serve al mondo.

Non c'è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicchè gli altri

non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela

giovedì 28 aprile 2011

crisi mistica

Ciao!
Oggi, controllando la posta elettronica, leggo una mail del sito di audiolibri a cui attingo da sempre (riservato solo ai non vedenti, purtroppo).
Incuriosita, perché queste mail non arrivano mai, apro.
e cosa leggo?
Il servizio sarà in manutenzione dal tre al quindici maggio, se non oltre di conseguenza non sarà possibile scaricare libri per questa durata di tempo.
Ok, una persona che i libri li compra o li prende dalla biblioteca non può capire.
Ma io, che scarico almeno un audiolibro al giorno (quando e se lo leggo è un altro paio di maniche, eh) sono piombata nello sconforto più totale.
Perché per dodici giorni non avere un libro da leggere è angosciante.
Tre o quattro anni fa, la connessione internet in hotel era meno diffusa di quanto lo sia ora.
Io che lettrice compulsiva lo sono sempre stata, scaricavo anche venti libri per cullarmi nel senso di sicurezza di avere letture sufficienti per affrontare le vacanze. Allora ho pensato che anche in questo caso potevo prevenire il danno prima.
Consulto la lista dei titoli su cui avevo da tempo fatto un pensierino e li cerco sul sito. Nulla.
Allora cerco disperata qualche nuovo romanzo reso disponibile in formato audio scritto da quella che sta diventando la mia personalissima créme di scrittori: Camilleri, la Allende, Benni, Torey Hayden, Marquez, la de Beauvoir. Niente di nuovo sul fronte audiolibri.
Allora chiedo a voi, lettori/trici.

"che libri mi consigliate di scaricare?"
Solo una cosa: no, non ho la testa di affrontare un classico et similia. Nonostante non sia piena di verifiche ed interrogazioni (lo sarò fra poco, non disperate) non ho la forza morale e cerebrale per riuscire a leggere qualcosa di molto impegnativo (nota bene: ho scaricato il seguito del "diario di Bridget Jones), sapendo in partenza che sarà un libro idiota come il precedente: cosa non può fare la disperazione?).
Accetto qualsiasi consiglio. Però non vi prometto niente.
Sapete che se fosse per me leggerei tutto. Ma purtroppo la quantità di audiolibri disponibile è comunque piuttosto limitata e scusatemi se a volte non leggo i romanzi suggeriti, ma è una questione di forza maggiore.
Poi vi farò sapere cos'ho scaricato e cosa no!
Baci
Minerva

martedì 26 aprile 2011

mezzo ossimoro

Avete presente l'ossimoro? Quella che, fra le figure retoriche, mette in contrapposizione due elementi (freddo bruciante, silenzio assordante, ...).
Amsterdam è un ossimoro. Forse sarebbe più corretto dire un mezzo ossimoro, ma tant'è.
Quello che mi rimarrà della "venezia del nord" è un'impressione incompleta, piena di contraddizioni non tutte bellissime.
Amsterdam di negativo ha il quartiere a luci rosse e soprattutto la posizione del quartiere a luci rosse.
Il centro storico, che teoricamente dovrebbe essere la zona più bella di una città, in questo caso è sciatto, sporco. è pieno di fast food di ogni tipo (soprattutto etnici) e di negozi in cui si vendono sostanze d'ogni tipo dall'erba all'ashish.
E poi queste "donnine in vetrina", oltre ad essere squallide, rendono impopolare il quartiere. è pieno di gente ubriaca ed assetata di donne.
In origine, il quartiere a luci rosse era situato dietro al porto perché i marinai potessero soddisfare i loro bisogni primari. solo che ora il vecchio porto non è più attivo, e resta questo "quartiere letamaio". Il problema secondo me, come ho già scritto sopra, è l'ubicare un posto così in un centro storico. Di solito, nelle metropoli, questi posti si trovano nelle periferie, vicine ai centri sociali.

Però di Amsterdam mi resteranno tante impressioni tutt'altro che negative, anzi.
Il bellissimo quartiere residenziale, pieno di piccoli negozietti e di case ottocentesche, che costeggiato con il battello offre degli scorci mozzafiato e che i miei hanno cercato di descrivermi a dovere. (penso che per avere una descrizione completamente esaustiva di una città dovrei girare con uno di quegli scrittori che dedicano pagine e pagine per parlare di un ambiente)
Penso, ad Amsterdam, di aver assistito alla più bella messa di Pasqua della mia vita. Siamo finiti in una chiesa casualmente cattolica. Ovviamente la funzione era in olandese, ma l'atmosfera di fede genuina e di speranza si respirava per davvero. Era una messa cantata, con un coro ed un'orchestra letteralmente suggestivi. Per una volta, nessuna traduzione in più lingue (a Venezia la messa di Pasqua era in inglese, fate un po' voi). Poi era molto bello il fatto che nonostante la fede cattolica di quella chiesa, c'era letteralmente gente di ogni etnia e non solo turisti: africani, sudamericani e gente proveniente dall'estremo oriente. Sembrava che, nonostante i credi diversi, erano lì per festeggiare la Pasqua.
Di bellissimo ad Amsterdam ci sono i parchi. Lo zoo, Artis, merita già una visita per l'atmosfera rilassata e splendida di cui si può godere.
Un verde che lo senti anche se non lo vedi, un profumo di fiori che inebria e che stordisce al contempo. E poi tutti quegli animali, che come ho già scritto sembrano star bene. Anche allo zoo le varie etnie (zoologiche) si mischiano alla perfezione, come in tutta Amsterdam. è bellissimo vedere le paperelle nostrane vicino alle cicogne dell'Africa, come se l'essenza di Amsterdam fosse racchiusa in dei recinti.
E poi i fiori. Tulipani, serenelle, glicine. C'è una quantità di fiori ad Amsterdam che sorprende parecchio.
Persino all'Aeroporto vendevano i bulbi di tulipano, come se si volesse fornire un "ultimo ricordo" della città.
Parliamone, dell'aeroporto. A parte il fatto che, come ho già scritto, è moderno e pulitissimo, sembra di stare dentro ad uno di quei posti da film.
è l'unico posto in cui davanti all'entrata ci siano i tavolini in cui la gente possa sorbire caffè, tè e pasticcini vari senza fretta e senza sentirsi in un luogo squallido.
Gli olandesi sono un popolo strano. Sono molto gentili ed affabili, certo, ma la formalità che è propria in Italia non la trovi. Non che sia un concetto sbagliato, intendiamoci. Ma vedere in uno dei ristoranti più famosi di Amsterdam gente che mangia in pantaloncini e t-shirt e donne che ci manca poco siano in copricostume è un po' squallido.
Le impressioni di Amsterdam, sono ambigue. Ditemi voi che ne pensate, perché io un'idea non me la sono ancora fatta.
Baci
Minerva
ps: ieri in un atto di follia ho iniziato a leggere Dracula. Alla ventesima pagina già avevo i brividi di terrore, ho lasciato perdere.
ps2: Per Margherita. Sì, mio fratello non vede nemmeno lui.

sabato 23 aprile 2011

amsterdam: parte prima

Ciao!
Siccome non ho il tempo e tantomeno la voglia di scrivere (o meglio riscrivere) di nuovo il resoconto della mia prima giornata olandese, riporto una mail scritta or ora alla Nonnacastana su Amsterdam (così posso anche confermare che no, non sono logorroica solo su blogger).
ecco a voi la mail:
ciao!
Ed eccoci finalmente nella "venezia del nord".
Anche se questo nome non si addice affatto ad Amsterdam, secondo me. Amsterdam e Venezia hanno in comune solo i canali ed il fatto di essere state, in passato (ed Amsterdam anche ora), città-scambio di merci e in cui mercanteggiare era propizio.
Ma vabbé, dopo capirete cosa intendo.
Siamo arrivati dopo mille peripezie. Il volo, come vi abbiamo avvisato, non è partito per un bel po'. Eravamo sull'aereo e ci siamo restati per circa un'ora finché non siamo potuti decollare.
Vostro nipote ne ha approfittato per parlare a ruota libera da solo, perché papà non lo stava ad ascoltare.
l'aeroporto ad Amsterdam è una meraviglia: ampio, pulito, tutto in vetro ed acciaio. Altro che Malpensa!
In taxi abbiamo avuto i primi sprazzi di Amsterdam. Il nostro albergo è abbastanza vicino alla stazione, e non molto lontano dal famigerato quartiere a luci rosse.
I miei ci sono andati prima di cena, ed hanno detto che non ci avrebbero portato perché per due non vedenti è impensabile girare. Ecco, un cieco non potrebbe mai vivere ad Amsterdam. Le biciclette (quasi una per abitante) sono velocissime ed imprevedibili. Chiaramente con la guida dei miei siamo rimasti incolumi, ma mi chiedo cosa faccia un non vedente ad Amsterdam (specie se armato solo di bastone e non di cane guida).
Abbiamo cenato in albergo: insalata di aragoste e capesante, agnello e poi bavarese (io non l'ho toccata, non mi piaceva per niente).
Stamattina, dopo una colazione variata (ho avuto il coraggio di provare le aringhe alle otto del mattino). Poi per la gioia di Fratellino siamo andati allo zoo di Amsterdam che definire zoo è veramente un qualcosa di riduttivo. è, ancor prima che un posto in cui si rimirano gli animali, un parco meraviglioso. Magari la mamma vi manderà o vi ha giàmandato delle foto, ma è pieno di tulipani giganti. C'è una fauna variatissima e soprattutto non ha l'aria di essere spelacchiata ed afflitta, come tanti animali chiusi in uno zoo. Abbiamo assistito alla versione "incazzata" di un avvoltoio, è mediamente terrificante il verso che fa. LSono anche riuscita a registrare il richiamo di un volatile ignoto (gli altri fotografano, io registro).
Dopo un giro molto lungo, abbiamo mangiato in un ristorantino nei pressi dello zoo. Io personalmente ripiego sul dolce, quando non posso sapere come mangerò un pasto caldo. perciò ho preso delle crêpes giganti abbastanza tipiche.
Dopo siamo andati in quella che è l'equivalente di Monte Napoleone a Milano. Una via lussuosa, in cui i più alti nomi della moda si fanno concorrenza l'un l'altro.
Dopo abbiamo dato una rapida occhiata a Vondelpark, alias la versione di Central park olandese che ovviamente è moooooooooooooooooolto più ridotta. Non ci siamo fermati molto, però. Dopo un pezzo di torta al cioccolato volevamo andare a vedere il museo di Vangog (l'ho visto scritto in tutti i modi, non ho ancora capito quale sia la versione corretta), ma c'era una coda allucinante.
Ora la mamma dorme nell'altra camera, papà invece è andato a dare un'occhiata ad alcuni negozi.
Qui la gente è gentilissima, davvero. non sono molto raffinati, ma gentilissimi sì.
E poi veramente sembrano infischiarsene delle norme igeniche: abbiamo visto una mamma portare dei bambini al gabinetto. Questi bimbi erano a piedi nudi.
Ok, è disgustoso e fa abbastanza ribrezzo.
Comunque la mia impressione di Amsterdam è tutt'altro che negativa. è una città rilassata ed al contempo moderna e mi piace essenzialmente perché piena di verde, di fiori e di parchi che sono vere e proprie isole di tranquillità.
Stasera cena in un tipico ristorante. Domani vedremo di andare a messa per Pasqua e di fare un bel giro in barca per i canali, poi si vedrà!
Spero di aver fatto un racconto abbastanza esauriente e dettagliato e scusate per gli orrori di battitura.
Baci
Minerva

giovedì 21 aprile 2011

Domani partiremo alla volta di Amsterdam.
Sono contenta, l'ho già detto. Contenta di questi quattro giorni fuori dal contesto in cui vivo, contenta di aprirmi ad una cultura nuova e contenta di carpire la bellezza di nuove culture, nuove città, nuova gente.
il mio oroscopo diceva che il sagittario, avrebbe dovuto viaggiare, partire alla volta di qualche meta interessante.
E così faccio e così avrei fatto anche se l'astrologia mi avesse detto il contrario.
Ho preso una quantità di libri che sembra essere fatta su misura per me. La Allende, un libro su Amsterdam (Pepe quello che mi hai consigliato tu era introvabile sia come ebook sia come audiolibro, quindi niente da fare) e mezzo repertorio su Montalbano da rileggere. Io amo il commissario siciliano, l'ho già detto vero?
Penso di poter postare da Amsterdam, sul sito dell'albergo dicevano che la connessione ci sarebbe stata.
Quindi gli scorci olandesi ci saranno in diretta, come ogni volta che viaggio.
è Pasqua, finalmente. Sono legata a questa festa da un vincolo strettissimo.
Quando ancora i nonni vivevano in un paesino (e non in una campagna che ha un panorama mozzafiato, ma che non ha niente intorno se non campi e ancora campi) le uova nascoste erano tante.
Mio nonno, che di giocherellone aveva ben poco, era però molto legato alla tradizionale "caccia all'uovo". La nonna aveva adottato un sistema per farmi scoprire dove fossero le leccornie. Siccome non vedevo, era più che altro un gioco di decriptaggio di piccoli indizi più che la ricerca di un uovo di cioccolata.
Ero l'unica bambina, in quasi tutto il paesino. Ed ai tempi, avevo una parlantina che mi rendeva simpaticissima agli occhi di tutti.
Perciò sfilava una processione di casalinghe che mi portavano uova e paperelle in cioccolata rigorosamente fondente!
Benedico sempre la mia buona memoria, che mi ha permesso di custodire una quantità di ricordi abbastanza elevata fin da piccola. Ora ho imparato a mettere tutto per iscritto, per rischiare di non dimenticare nulla.
Spero di raccontare il più possibile di questa Amsterdam, che sarà la mia Amsterdam.
Perché ogni persona percepisce un posto a modo suo, ed è sempre bello vederlo sia con i propri occhi sia con quelli altrui.
Domani pomeriggio, visto che arriveremo verso le quattro, penso semplicemente di passeggiare per i canali vicini all'albergo.
è bello camminare per percepire una città. Penso che il girare per le strade senza una meta definita sia l'unico modo per carpirne l'essenza, il sapore.
Quindi non vi faccio gli auguri di buona Pasqua, non ancora.
Baci
Minerva

domenica 17 aprile 2011

vacanza perfetta

Venerdì partiamo e torniamo lunedì.
Partiamo per Amsterdam e sembra tutto così bello.
Mi piace la città, da quello che ho letto sembra molto verde.
Mia madre potrà sfogare il suo amore per i tulipani (c'è stato un periodo in cui ne avevamo sparsi per tutta la casa) ed io potrò girare assaporando ogni profumo, ogni pezzo di cibo messo in bocca.
Ecco. Il non poter vedere una città, oppure il panorama, è uno dei pochi rimpianti che mi causa il non vedere.
Perché sì, ci sono le descrizioni. Ma non è la stessa cosa, nemmmeno certe descrizioni dei libri possono compensare il non vedere qualcosa.
L'unico modo con cui percepire una città è semplice per qualcuno che non la vede è il cibo. Prima delle voci, prima degli odori.
Il cibo è diventato uno strumento fondamentale quando viaggio.
Perché da quel che si mangia, oltre alle abitudini di un determinato posto, si può carpire molto del carattere delle persone e l'essenza stessa di una città.
Solo a san Pietroburgo ho mangiato da schifo e la città era molto bella!
Ma san Pietroburgo è san Pietroburgo, e se non mangi caviale et similia per i turisti mi sa che mangiare bene diventa impossibile.
Ma Amsterdam mi piace molto. ho letto vari articoli, vari diari di viaggio e altro.
Stavo cercando un romanzo che è ambientato ad Amsterdam, ma non ho trovato niente.
Accettasi suggerimenti, sono naturalmente graditi!
Sono felice di partire. Voglio staccare la spina, e immergersi in un'altra cultura ed in un'altra città è il migliore dei modi per farlo. Nuovi profumi, nuovi accenti, nuovi sapori.
Amsterdam mi sa tanto di crocevia di culture, come Istanbul. Solo che Istanbul lo è per la posizione strategica, Amsterdam per l'abilità dei commercianti olandesi.
E poi c'è anche il fatto che per una volta parto senza pensieri scolastici.
Ho preso tutti bei voti ultimamente. Niente da recuperare, se non contiamo la settimana che ho perso malata, ma ho praticamente fatto tutto.
Si prospetta davvero come una breve vacanza perfetta.
Per una volta anche Fratellino è contento di partire, contento di andare allo zoo di Amsterdam che è uno dei pochi in cui gli animali si possono toccare e non solo guardare.
Speriamo sia una parentesi di tranquillità, felicità domestica e arricchimento culturale!
dopo questo breve delirio vi saluto!

venerdì 8 aprile 2011

uomini persi

anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino,
ha avuto un letto bianco da scalare
e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto,
due piedi svelti e ballerini
a dare calci al mare
nell' ultima estate da bambino,
piccole giostre con tanta luce
e poca gente e un giro soltanto.
anche questi altri
strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore
portano la guerra,
sono tornati
con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie
del primo giorno di scuola,
raggi di sole che allungavano i colori
sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa
senza balconi, due dita a pistola.
anche quei pazzi
che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare,
hanno pensato che i morti li coprissero
perche' non prendessero freddo
e il sonno fosse lieve,
hanno guardato l' aereoplano
e poi l' imboccano e son rimasti cosi'
senza inghiottire e ne' sputare,
su una stradina e quattro case
in una palla di vetro
che a girarla viene giu' la neve.
anche questi cristi,
caduti giu' senza nome e senza croci,
son stati marinai dietro gli occhiali
storti e tristi
sulle barchette




coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani,
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine
e la peggiore delle vite,
hanno scambiato figurine e segreti
con uno piu' grande,
ma prima doveva giurare,
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacksonanti
del ritorno dalle gite
e un po' di febbre nei capelli
ed una maglia che non vuole passare.
e i disperati che seminano bombe
tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere
come se fossero pupazzi,
seduti sui calcagni hanrovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava,
le voci aspre delle madri
che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle,
dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare
il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.
anche questi occhi,
fame di nascere per morir di fame,
si son passati un dito di saliva
sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone
in uno sciame
leggeri come stracci
e dove fanno a botte,
dov'e' un papa' che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
(Claudio Baglioni)



Non so voi, ma io non ho parole.

domenica 3 aprile 2011

Mi sto imponendo di scrivere con la forza.
è controproducente, ne sono conscia.
Ma mi dispiacerebbe rileggere il mio blog e non trovarvi niente di questi mesi.
Ho smesso di scrivere di colpo.
La scusa era il pc bloccato. Ma chissà perché quando il pc è tornato non ho più ripreso.
Forse lo scrivere un blog è qualcosa che richiede una specie di allenamento, forse dovrei buttar giù una serie di pensieri, perché quelli sono l'unica cosa che non manca mai.
Eppure c'è una pudica vergogna che mi impedisce di scrivere qualunque cosa.
Ieri è stato l'anniversario della morte del papa.Mi sembra impossibile siano già passati sei anni, sei lunghissimi anni.
Mi ricordo come se fosse ieri quel giorno.
C'era la Nonnacastana, era passata da poco la pasqua che quell'anno era caduta molto presto.
Guardavamo un film tutti insieme, qualcosa su Cleopatra e su Asterix, anche se non posso esserne sicura al cento per cento perché mia madre non è il tipo che si ricorda queste cose e quindi non mi può aiutare.
Poi sullo schermo comparve la scritta:
"Il papa è morto."
Quattro parole che penso abbiano fatto male a tante, troppe persone.
La domenica in televisione si vedevano solo messe in tutte le lingue e concerti di musica classica indetti in suo onore.
Poi lo scompiglio di quei giorni: il rieleggere il nuovo papa, l'antipatia che i miei genitori nutrivano per lui.
Allora ero una bambina estremamente devota a tutto quello che era religione. Mi attraeva il lato letterario della cosa: leggevo alcuni passi della bibbia come se fossero avventure di Salgari e le preghiere io le recitavo con tanta passione, come se stessi interpretando la più romantica delle poesie.
è sempre stata nella mia indole, questa cosa di rigirare le parole a mio piacimento.
Ieri ho continuato a pensare a quel giorno di aprile. Non tanto perché io ora sia una persona estremamente pia e devota, ma perché ricordo nitidamente quanto quel giorno fui devastata.
Anche il papa moriva. Il papa, che era la persona più vicina a Dio.
Il passaggio dall'infanzia all'età adulta è segnato da tanti piccoli cambiamenti impercettibili di cui forse ci si rende conto solo in seguito.
Quello è stato il giorno per la prima volta ho dubitato di tutto quello che mi era stato insegnato dalla maestra di religione.
Poi beh, crescendo ho avuto modo di leggere, scrivere, parlare e pensare con la mia testa e non con quella altrui.
Ma quel 2 aprile 2005 da piccola mi sconvolse parecchio.
E per me il 2 aprile, qualsiasi cosa accada, resta sempre un giorno strano.
Ieri è stato uno dei soliti sabati passati qua a casa.
Ho studiato tutta la mattina e parte del pomeriggio. Poi ho letto, la sera ho finito il libro che avevo iniziato nel pomeriggio.
Eppure la voce di mia nonna che leggeva:
"Il papa è morto" mi è rimasta sempre in mente, stampata come una specie di richiamo.
Ecco. Questo doveva essere un post completamente diverso da quello che è stato. Doveva essere una cronaca quotidiana scontata e monotona ed invece è stata una nebulosa riflessione.
Ma io sono fatta così.
Baci
Minerva
ps: Il mo computer lo manderò presto a fare una passeggiatina dal tecnico. spero mi ripari quel guasto che mi impedisce di leggervi!

sabato 26 marzo 2011

vi chiedo scusa

Aehm, è permesso?
posso entrare? mi volete ancora bene?
è che ultimamente ho trascurato la blogosfera.
Ma non è colpa mia, nossignore.
I vostri blog, anche il mio se è per questo, si chiudono non appena li apro salvo rarissime eccezioni che però non mi lasciano commentare.
è per questo che ho smesso di leggervi. Appena posso sistemerò la cosa e prometto che mi aggiornerò sicuramente.
la mia esistenza procede, tutto sommato regolare.
Scuola, compiti, libri.
è un periodo un po' così. Un periodo in cui non riesco a trovare la voglia di cercare il luminoso in ogni cosa, la magia e l'impatto delle piccole cose.
Il trascorrere un po' di tempo da sola o con una compagna, sul prato durante l'intervallo perché ora le giornate lo permettono non mi suscita quel piccolo vortice di fantasie di un tempo.
Penso che sia solo un periodo. Ma non riesco a sognare come prima.
La primavera entra dalla finestra, stamattina. L'ho lasciata apertaper fare in modo che un sole un po' polveroso (e sono parole di Steinbeck, non mie) faccia capolino dietro al vetro.
E che il trillare e cinguettare degli uccelli mi tenga compagnia.
Hanno tagliato il pino. Mi spiego, perché questa frase è letteralmente cretina se letta così.
Di fronte a casa nostra avevamo un pino secolare, enorme. Teneva ombra e soprattutto migliorava il panorama e faceva in modo di coprire la strada agli occhi di chi guardava fuori dalla finestra.
Il pino è malato. L'hanno abbattuto tutto dieci giorni fa.
Io non vedevo il pino, intendiamoci. Ma era una sicurezza confortante, l'avere un albero maestoso e protettore vicino.
A volte gli alberi lasciano un segno indelebile in noi più di certi umani. Perché con la loro maestosità e la loro vita che scorre in essi, trasmettono calore a chiunque.
E quando questo pino è stato tagliato hanno lasciato lì un po' di tronco raso terra. Come se questo volesse lasciare un piccolo, ultimo tributo a noi.
L'hanno portato via su una camionetta, ingarbugliato nei suoi stessi rami.
Lo bruceranno, immagino. Non è una degna morte per un tale abete. Dovevano lasciarlo come albero di Natale a qualcuno, ma non è stato possibile. Il legno è brutto e malato e i rami tutti spelacchiati.
Da quando hanno tagliato il pino casa mia non è più la stessa. La mamma si è incupita ed ogni volta che guarda fuori dalla finestra lamenta l'assenza dell'albero.
Io dal canto mio non ho più la muta e grande compagnia che offriva.
Poi c'è stata un'altra cosa che mi ha spiazzata. La Libia.
Ormai chiunque, penso, che legge i giornali o ascolta i notiziari, si è fatto una propria opinione su Gheddafi e su come tratti la sua terra.
è che... Non riesco a capacitarmene.
"Come fa un uomo a sparare contro i propri fratelli?"
"Come fa a non avere sensi di colpa?"
"Perché fa questo?"
Io non posso provare odio per lui. Provo odio per il suo comportamento.
Io voglio capie. Io voglio capire cos'ha avuto quest'uomo dalla vita per fare in modo che si comporti così.
Io vorrei capire che infanzia abbia avuto.
Sicuramente anche lui da bambino si è preso cura di un animale ferito o lo ha carezzato. Sicuramente anche lui ha pianto per un amico che lo aveva trattato male. Sicuramente anche lui in un libro o in qualsiasi altra cosa ha ritrovato sé stesso.
Non riesco a capire. Non posso capire come dal bambino che in tutti c'è stato, possa essere nato un uomo senza cuore che spara contro i propri fratelli, la propria gente.
Spiegatemelo voi, io non posso capire.

domenica 20 marzo 2011

luci a san Siro

Hanno ragione
hanno ragione
mi han detto e' vecchio
tutto quello che lei fa
parli di donne
da buon costume
di questo han voglia
se non l'ha capito gia'
E che gli dico
guardi non posso
io quando ho amato
ho amato dentro gli occhi suoi
magari anche
fra le sue braccia
ma ho sempre pianto
per la sua felicita'
Luci a San Siro
di quella sera
che c'e' di strano
siamo stati tutti la'
ricordi il gioco
dentro la nebbia
tu ti nascondi
e se ti trovo ti amo la'
ma stai barando
tu stai gridando
cosi' non vale
e' troppo facile cosi'
trovarti e amarti
giocare il tempo
sull'erba morta
con il freddo che fa qui
Ma il tempo emigra
mi ha messo in mezzo
non son capace
piu' di dire un solo no
ti vedo e a volte
ti vorrei dire
ma questa gente intorno a noi
che cosa fa
fa la mia vita
fa la tua vita
tanto doveva
prima o poi finire li'
ridevi e forse
avevi un fiore
non ti ho capita
non mi hai capito mai
Scrivi Vecchioni
scrivi canzoni
che piu' ne scrivi
piu' sei bravo a fa' i dane'
tanto che importa
a chi le ascolta
se lei c'e' stata o non c'e' stata
e lei chi e'
Fatti pagare
fatti valere
piu' abbassi il capo
e piu' ti dicono di si
e se hai le mani... sporche
che importa
tienile chiuse
nessuno lo sapra'
Milano mia
portami via
fa tanto freddo, schifo
e non ne posso piu'
facciamo un cambio
prenditi pure
quel po' di soldi
quel po' di celebrita'
ma dammi indietro
la mia Seicento
i miei vent'anni
e una ragazza che tu sai
Milano scusa
stavo scherzando
Luci a San Siro
non ne accenderanno
piu'...
"luci a san siro"
(roberto vecchioni)
io mi sto innamorando di Vecchioni.

mercoledì 9 marzo 2011

donne

è da ieri che penso alla festa della donna. Alle mimose che una volta la prof di religione ha portato a tutte, a quella volta in cui un simpatico doganiere le regalò alla Tata mentre veniva a lavoro.
Che poi da noi in famiglia gli auguri papà si dimentica puntualmente del fatto che sia la festa della donna.
E non ci diamo molto peso, sinceramente.
Ieri nessuno si è ricordato che era l'8 marzo fino a quando il maestro di sci di Fratellino non ha chiamato la sua ragazza per farle gli auguri e Fratellino ha rimbeccato papà di essersene dimenticato.
Ed oggi ho pensato di scrivere un post sulle donne. Le mie donne, quelle che fanno parte praticamente sempre del mio cerchio di affetti e della mia vita.
Prima fra tutte, a me stessa. Perché è anche merito mio per quel che sono diventata, se sono cerco continuamente di non farmi schiacciare dal fatto di non vedere.
E poi a mia madre, che ha sacrificato se stessa per noi. Ha smesso di lavorare, ci è stata accanto tanto tempo e lo fa tuttora.
Alla Nonnabionda, che nonostante lo stile di vita prussiano ed il carattere molto esigente ( o forse proprio per questo) non si è mai lasciata andare. è riuscita a mettere in piedi l'azienda, quando da Milano erano giunti in Svizzera ed il nonno era depresso perché gli affari andavano male. Ed oltre ad essere il suo ritratto spiccicato, ho ereditato quella natura bacchettona eppure così tenace (solo in quel che voglio, s'intende).
alla Nonnacastana, che mi ha insegnato con assoluta naturalezza a godere delle piccole cose. Che mi ha iniziata alla lettura leggendo ad alta voce quando io non ne ero in grado. Che mi scrive lunghi e-mail che sono puri esercizi diaristici ed io ricambio con altrettanto entusiasmo.
Alla Tata, che non ha sostituito mia madre (e per fortuna). Che mi conosce fin da quando andavo all'asilo, che tante volte con pettegolezzi veloci e notizie un po' frivole un po' romantiche mi ha rincuorato in tanti giorni. Quella a cui non smetterò mai di consigliare libri che nessuna persona sana di mente leggerebbe e che poi mi dice:
"Ma io preferisco gli Harmony!" E che mi ha convinta a leggere un romanzo rosa. Poi non ho avuto il coraggio di dirle che mi ha disgustata, ma questa è un'altra storia.
L'Angelo, colei che mi ha insegnato a leggere, ad usare il computer e che mi sopporta tutt'ora a scuola. Che è stata la migliore insegnante di sostegno che potesse capitarmi, con la sua dolcezza silenziosa ed il buon senso che la guida sempre.
Alle mie professoresse, tutte. A quelle che si confidano giorno e notte, a quelle che invece all'inizio mi consideravano un ostacolo per l'andamento della lezione e che poi hanno imparato a conoscermi ed io a conoscere loro. Sono donne, nell'insieme una più assurda dell'altra, ma conoscendole a fondo sono tutte persone vere che bene o male non si trincerano dietro la frivolezza.
Alla prof N, in particolare. Perché è la miglior insegnante che mi potesse capitare, pur non essendo realmente mia prof. Perché è l'unica a padroneggiare tanta cultura e ad usarla nei pettegolezzi citando Catullo quando si descrive il modo di fare di una prof.
Ed infine a voi, amiche blogger. Perché sono latitante in questo periodo e non posso più leggere quel che scrivete (il mio pc rifiuta tutti i blog). Perché ogni commento che mi regalate mi regala un sorriso, una rassicurazione. E perché so che bene o male ci sarete sempre.

mercoledì 2 marzo 2011

capita

Capita che in un momento in cui si ha bisogno di conforto, si guarda fra le cose che il conforto lo creano in automatico.
Ogni tanto (ogni tanto spesso, ultimamente) capita che io rilegga le poesie del Poeta che ho messo sul diario.
Se le avessi a disposizione tutte, probabilmente le avrei copiate tutte (quindi tutti i suoi libri) sul diario già da troppo tempo.
ma siccome così non è, mi accontento di cinque o sei poesie, di quelle talmente belle da farti strappare una lacrima di commozione, affetto e tenerezza
Avevo deciso di conservare una poesia da mettere qui dentro per oggi, per accendere un lumino in questo periodo che per me è grigio grigio, come il cielo per intenderci.
Dovevo scegliere fra due poesie: quella dedicata alle figlie del Poeta o quella dedicata alla prof, sua moglie?
Ho pensato a quella sulle due iglie un po' perché una sulla moglie l'avevo già messa e poi perché ci sono tante mamme, tante persone che leggono questo blog.
Questa è bellissima.
non posso dire altro, è una poesia splendida.
Leggete.... Rileggete, se volete.
non parlo più, ci pensa già il poeta.
Alle mie figlie

Ci siete voi, mentre cala la sera

qui sul regionale dove donne sonnecchiano

e qualcuno sogna, ma voi non mi lasciate

mentre il carretto tirato dalla ragazza slava

urta contro il sedile dove scrivo

- e' la vita dei poveri, la schiavitu' del salario

la domenica irta di spigoli.

Ma voi ci siete, dietro le robinie

siete sull'orizzonte che si colora

mentre il treno attraversa il mio paese,

siete l'acqua di sottofondo e anche il filo

dei colli in lontananza vestiti di perla

prima della navigazione notturna
Antonia dagli occhi di foglia splendente e tu Vita

puro giaggiolo contro il cielo,

vorrei che il mio sorriso di provinciale

vi aiutasse a vivere tra le muraglie

come la mica se la vedete dentro un sasso,

vorrei che le mie parole potessero avere

la luce dei ciottoli del greto

e l'ombra riflessa nell'acqua,

vorrei avervi insegnato la compassione

non solo per la donna senza mani ma anche

per gli uomini che credono di avere la testa,

vorrei lasciarvi la bellezza dell'erba comune

la contraddanza dei rami nel vento

lo sguardo mite di mia madre in cucina

i sogni di chi e' scomparso senza testamento

le domande della luna nel firmamento.