sabato 31 dicembre 2011

hello 2012, goodbye 2011

Una canzone dei Beatles che mi piace tanto si chiama "Hello Goodbye", ed ho pensato d'usarne il titolo (^non è che abbia un testo particolarmente profondo, ma io la trovo adorabile) per questo post qui.
Sono contenta di lasciarmi alle spalle quest'anno. Mi ha regalato ricordi e persone stupende, mi ha dato un'amica anche se tanto lontana e mi ha fatta crescere.
Ma di cose brutte, quest'anno, ce ne sono state e non poche.
Prima il coma della zia, di cui ho parlato in lungo ed in largo. Poi il raffreddamento di un'amicizia che mi ha portato a desiderare che questi anni di scuola finiscano presto (parlerò anche di questo).
Ma quest'anno io sono contenta d'abbandonarlo. è stato un anno difficile, in cui in certi momenti ho creduto di vivere in un mondo immaginario senza staccarmi più dalle mie storie inventate.
Ma io questo 2012 lo aspettavo da mesi, a dirla tutta. Anche se un nuovo anno alla fine significa solo una cifra da alterare nella data da mettere in cima ai compiti in classe (lo so già, sbaglierò sempre).
E poi c'è una speranza grande grande, quest'anno, una di quelle cose di cui non scrivo mai per non crearmi illusioni e non crearne a nessuno, ma di cui devo parlare e lo giuro, sarà il primo post del 2012.
Quest'anno si spegnerà sotto alla pioggia di scintille colorate di fuochi d'artificio a casa di amici dei miei, giocando ad un monopoli eterno e mangiando lenticchie per non addormentarsi.
Ed il mio cane rinchiuso qui guairà tutto solo per i botti, sperando che non faccia scenate isteriche.
E buon anno a tutti, allora.
Che questo 2012 vi porti piccole cose, sogni, ricordi e magari, anche se va contro la mia anima di "eterea" (dice così mia mamma, non io) che qualche vostro desiderio si realizzi!
Vi abbraccio
Minerva

giovedì 29 dicembre 2011

piano piano....

Sono scappata letteralmente da casa. Fuggita in montagna, cercando di lasciare in città (oddio, la definizione mi fa sbellicare dalle risate) un po' di fardelli inutili.
Ho lasciato a casa il telefono, involontariamente, ma tanto meglio. Nessuno squillo o avviso di sms.
Siamo scappati qui dopo un Nataltosto coi fiocchi, e dopo un dicembre difficile. Papà col lavoro è davvero tiratissimo e scatta per qualsiasi cosa, mamma di logica conseguenza è irritabile e noi figli ne subiamo le conseguenze. E poi c'è la storia di mia zia, ma non ho voglia di riparlarne.
Ho ritrovato la mia neve, i miei silenzi, la mia quiete.
Ho bisogno di staccare la spina. Devo disattivare un poco i neuroni, in questi giorni.
Anche se il diario zeppo dei compiti da fare pesa, e la scuola in questi giorni è l'ultimo dei miei pensieri.
Oggi son andata a camminare per i sentieri imbiancati dalla neve, con cane e mamma al seguito. Pace, ecco di cosa ho bisogno.
E di dare un ritmo, dare un ritmo ai pensieri, alle giornate, alle parole. Io lo dico sempre, che scrivo perché devo dare un ritmo al trascorrere del tempo.
È bello immergersi in questo torpore assoluto. La neve che scricchiola, magari qualche parola, gli sci che van da soli.
L'unico filo che mi lega disperatamente al "là fuori" è la corrispondenza con la nonna. Mi fa male, sapere come stanno, sapere delle lacrime versate e trattenute, dei pugni che vorrebbe tirare al muro e di quell'interminabile rito ch'è il correre in ospedale, sapere che va sempre peggio e poi guardare la foto di mia zia vent'enne e costatare amaramente "quella nel letto è una sconosciuta, quell'altra è mia sorella.".
Mia nonna è una donna forte, che ha un'incredibile freddezza apparente nel reagire. Sarà che lei ne ha passate tante, ma sembra sempre incrollabile. Eppure quando leggo certe cose, per iscritto, fa un male assurdo. Però le scrivo, delle mie vacanze, dei libri letti e delle canzoni ascoltate, perch'è sempre stato così fra noi.
Telefonate o lettere, fra noi c'è sempre stata quella "confidenza" ch'è tipica dei rapporti a distanza che non si sciupano nonostante lei viva a qualche centinaio di chilometri da me. E poi lo so che le fa piacere che le scriva, perché se riesco a strapparle un sorriso è comunque un bene.
Sto leggendo tanto e ascoltando tanta musica. A volte le canzoni sono l'unico modo per tenere zitto qualcosa, quella voglia di piangere che mi prende in questi giorni. Solo le canzoni riescono a placare quell'arrabbiata disperazione che mi coglie pensando a quanto sia fortunata io, rispetto ai nonni ed alla zia, e all'umanità intera.
Dio, basta. La neve placa tutto, spero.
Quando scio (sarebbe più corretto dire che tento il suicidio sulla neve) non ho il tempo di pensare, di rimpiangere, di pseudoinvocare qualcosa o qualcuno. Non sono mai stata fanatica dell'attività fisica, ma a volte ce n'è bisogno. Svuota il cervello, evita certi pensieri e certi percorsi mentali che portano sempre in una direzione unica.
Ma va tutto bene, alla fine.
Non ce la faccio, a vedere tutto nero. Non qui, in questo paesaggio svizzero da cartolina con questa neve ed una casettina di bambola deliziosa in cui abitare.
Grazie a tutti, se commentate, leggete o soltanto passate da qui.

Minerva

lunedì 26 dicembre 2011

un giorno difficile

Tosto. Ecco com'è stato questo Natale 2011.
Ci son stati dei momenti belli, per carità. Quando ci siam riuniti tutti intorno al piano, com'è consuetudine in famiglia, ed abbiam cantato qualcosa, chi in tedesco chi in italiano.
Quando all'una di notte fuori dalla chiesa non mi reggevo più in piedi e l'aria sapeva di neve, della neve che spero cada presto.
O ieri, quando la Bisnonna ha tirato fuori le pizze rimbrottando che lei, in ottantasette anni di vita, la pizza a Natale l'ha cucinata solo due volte e sempre per noi e papà l'adora, la pizza al 25 dicembre (i banchetti del 24 son sempre troppo luculliani, mi sa).
Ma ci son stati quei momenti in cui mi sono chiesta se avesse un senso, il Natale. Perché quando si ha una zia che continua a peggiorare nel letto d'ospedale e mia mamma scappa in cucina in lacrime perché l'assenza fa male, io mi torcevo le mani e non sapevo cosa fare.
Mi son limitata a tagliare il carciofo ripieno spargendo la farcitura dappertutto, pregando che qualcuno, qualcosa interrompesse quel momento.
E la Bisnonna che si ostina a pregare in un Dio in cui non l'abbiamo capito, se crede ancora o è solo per il conforto di quella sequela di invocazioni che gli ha chiesto come regalo di Natale un segno, un gesto da parte della zia.
Fanno crescere, questi Natali. È l'unica cosa che mi sento di pensare, anche se ieri avevo solo voglia di sbattere una porta in faccia a chiunque e di rintanarmi in camera, con il mio nuovo mattone di ottocento pagine e qualcosina.
La vigilia è andata meglio, tutto sommato. Cuginetti che strillavano e facevano il caos di sei bambini (erano due) insinuandosi sotto il tavolo e strillando e gli zii (fratello di papà più moglie) che li rincorrevano, cercando di gestire pargoli ed arrosto.
E c'è stato un momento, quel 24 sera, in cui mi sono chiesta perché si debbano fare i regali di Natale, almeno a quel modo. Mia cuginetta che ha quasi sette anni si è buttata su ogni pacchetto scartandolo, guardando a malapena il contenuto e subito buttandosi ad aprire l'altro. Sembrava ingorda, Dio.
Oramai quando diventi più grande, i regali son più difficili da fare, immagino. Perciò tutti si son limitati alle tessere di Itunes, a qualche pensierino carino carino ed ai dvd dell'Anthology in inglese.
E mi va bene così, per carità. Non è che il crocchiare della carta mi dia molte soddisfazioni, ora come ora.
è stato difficile, non lo nego, come Natale. C'era una punta d'amarezza, sopratututto ieri, davvero palpabile.
Anche se poi, tagliando il panettone che alla nonna ricorda tanto Milano, la Milano in cui ogni persona nella mia famiglia ha lasciato un pezzo di cuore. Chi, come mio padre, ci è nato e cresciuto fino ai vent'anni e chi, come la Nonnabionda ci è arrivato da un altro paese, con una lingua sconosciuta da imparare, abbiam tutti sorriso e chiaccherato.
Ed oggi andiamo a sciare e mi rinchiudo nella casetta in montagna, la mia "casa di bambole", col vicino dikensiano e la neve appena caduta.
Voglio leggere, studiare, camminare nella neve con quei silenzi che solo i sentieri alpini sanno donare.
Voglio iniziare questo 2012 piena di energia e di voglia di conoscere cose nuove. Ed a settembre inizio il liceo, non ci penso mai eppure è un dato di fatto allarmante.
Ed a giugno finisco le medie e son felice perché non ne posso francamente più.
Sto cambiando troppo in fretta. Dalla metamorfosi in campo di musica che è avvenuta con una rapidità sconcertante al modo di fare, pensare, reagire.
E fra poco cambierà il contesto intorno a me, e la cosa mi preoccupa di più di quanto sembri.
Ed i pensieri si rincorrono con una velocità improvvisa, formando un piccolo vortice che però riesco ancora a controllare. Si chiama crescere, niente di più, credo.
Spero che abbiate passato un buon Natale, magari meno tosto del mio.
Minerva

mercoledì 21 dicembre 2011

atmosfera natalizia

Mi ha travolta ieri, ad inglese.
La prof porta sempre un cd natalizio, cantiamo qualcosa, fa studiare un po' di vocaboli inerenti il Natale. è così, lei.
Mi piace, mi piace tanto, la mia prof di inglese. È assolutamente British, anche se è svizzerissima. Ed ama Jane Eyre, proprio come me.
Chissà perché finisco per parlare con tutti di libri. È che parlare di libri mi piace più di parlare che musica. Che i libri si leggono, ma conversare su trame, stili, personaggi, emozioni e quant'altro mi piace, mi diverte da morire.
Ed è stata la canzoncina della coca cola "shake up christmas" (credo sia quella della coca cola, me l'ha detto la mia compagna di banco) m'ha messo il buonumore addosso.
Ho recuperato, sissì. Decorato il mio bastone in maniera che più appariscente di così non si può. Scintilla tutto, con la sua ghirlanda dorata e l'abete fatto a mano da un'amica di mia mamma e tintinna anche, perché ci abbiamo attaccato una campanellina.
Che oggi a scuola ho catalizzato tanti sguardi. una bambina, dalla vocina angelica che i suoi undici anni non so quanto li dimostrava, mi ha detto: "oh, che bello il bastone così!". Io elargisco sorrisi, in questi giorni.
Ho sorriso anche a quel professore che ormai riconosco perché sento parlare, contro cui vado a sbattere ogni santo giorno e non si vuole spostare, lui.
Ho detto un "buon Natale" ad una professoressa vista una volta nella vita, e mi è andata molto molto bene la verifica di scienze (e ho lasciato che alcuni compagni ne copiassero in parte, ma è lo spirito del Natale)
Ed oggi ho tagliato i capelli. Mi arrivano sotto le scapole, ed addio al mio manto biondo cenere e scarmigliato.

Mi sento anche più leggera, così.
Ma questo, sia ben chiaro, mia mamma non lo deve sapere.
Ho finito. Sono ufficiosamente in vacanza, dalla verifica di scienze.
Io fino al 28 dicembre non tocco libro, scheda, cosa.
Che poi ho fatto la verifica in mezz'ora e per il resto del tempo ho fatto i compiti delle vacanze di latino ed inglese.
Son quei giorni così, per cui vale la pena alzarsi tutte le mattine. Quei giorni in cui distribuire sorrisi all'universo e godere della gioia delle piccole cose.
Quelle piccole cose che la giornata te la illuminano, come la ghirlanda appesa al bastone bianco od il pezzo di pandoro mangiato a colazione, ch'è il primo dolce natalizio tradizionale che ho mangiato.
Ci sono quelle giornate in cui sono i dettagli, le piccole cose che mi sono tanto care, ad essere importanti, a contare davvero.
E col Natale che si avvicina sono proprio le piccole cose a far brillare gli occhi, a non renderla "la solita noiosissima festa fra parenti", con dei rituali a volte magici a volte noiosi che si susseguono.
Vorrei che la Nonnabionda suonasse ancora, ma non lo farà più. Suonava al pianoforte tutti i Lieder natalizi in tedesco che lei, essendo di origini austriache, sapeva a memoria. E li so anch'io, pur non capendone una parola. E dire che studio tedesco da tre anni, eh.
Non suona più. Ha detto che è stanca, ed il pianoforte non lo tocca più nonostante le mie suppliche combinate a quelle di papà.
Ed adesso ci attacchiamo a Fratellino, che cerca di dare una sua impronta più moderna a quell'Astro del Ciel/stile nacht (che la versione originale è stata composta in una notte austriaca dell'ottocento) ad un pianoforte con sopra i pacchetti regalo.
Che il natale è così, da noi, da che ricordo. Con un Gesù Bambino/Babbo Natale in cui pseudocredere e papà che da qualche anno accenna una preghiera, una sorta di ringraziamento ad un Dio in cui, in famiglia, crede solo lui appieno.
Non una grande orazione, ma semplicemente un grazie. Detto dal cuore, detto con una schiettezza che fa riflettere, prima della crema alla zucca con lo speck ch'è una ricetta tirolese che ha passato un'amica a mia nonna, e che da sempre si prepara in famiglia. Anche se questo Natale si fa dagli zii e sarà diverso, tanto diverso.
C'è che devo farmi un regalo di Natale. Un Cd, probabilmente.

Voglio andare venerdì con mia mamma in un centro commrciale prima di Natale. Immergermi per un po' in quell'atmosfera di pseudoconsumismo, nei canti diffusi ad alto volume per i negozi e negli alberi di Natale stucchevoli. Ch'è un'illusione che mi diverte e che mi fa simpatia, a dispetto di altre trovate.
E.... Un augurio devo farlo, un augurio sincero. Non un "Buon Natale", che per quello c'è tempo. Ma "buon pre Natale", buona atmosfera se ci credete.
E ricordatevi tutti, e ricordatelo anche a me, che son le piccole cose a farla davvero, questa magia. Buona magia dei preparativi.
Minerva

domenica 18 dicembre 2011

i'm so tired

C'è che mia zia (è sorella di mia nonna, ma per me è zia) è in coma o in stato pseudovegetativo da tre mesi.
è successo tutto così all'improvviso.... Una telefonata al mattino dalla nonna, "ha avuto una commozione cerebrale, è a Cremona".
Rianimazione, giorni in cui non lo sapevo bene, che cosa augurarmi.
Che era troppo. Troppo per la nonna che si mangiava i chilometri d'automobile per andare dal paesino romagnolo sperduto in cui abita a Cremona, troppo per la Bisnonna che, lucidissima, continuava a pregare un Dio in cui crede ancora di portargliela via, piuttosto che vederla soffrire così. Troppo per me e mia mamma, a cui s'incrinava la voce ogni volta.
E siamo a dicembre, oramai. Ed è sempre lì, a Cremona.
Che oggi siam andati a trovarla. Io, mamma e Fratellino.
Che non volevo lo portassero a vederla, ha dieci anni. Ed è rimasto leggermente shoccato, e capisco davvero.
L'ospedale sapeva di cibo, a mezzogiorno. E mi ha dato la nausea, una nausea tremenda.
Sono entrata con la nonna, in quella camera.
Capiva, la zia, Dio se capiva. Ci ha allungato la mano e quando siamo entrate si è agitata. Ma... Nient'altro.
Non una parola, un sussurro. Solo il respiro affannato.
Ero più scossa prima di entrare che quand'ero dentro. È difficile, Dio s'è difficile.
Ti viene, da parlarle come ad una bambina piccola, ti viene davvero. Ho sempre criticato chi lo faceva, ma adesso capisco. Capisco, ma so che è sbagliato.
Che se capisce, non vuole di certo sentirsi trattata così.
Io... Quando le ho preso la mano mi sono sentita morire.
Perché lei era.... Era la donna con cui ho condiviso tante estati della mia infanzia. In campagna, quando m'insegnava a distinguere le varie caratteristiche dei segni astrologici (Dio, ora saprei fare il profilo di una persona in base al segno zodiacale ad occhi chiusi, comprese le abitudini alimentari e le preferenze sul luogo di vacanza, abbinando colore del segno, pietra ed erba aromatica) e mi faceva oscillare davanti agli occhi un pendolino che sbagliava tante delle sue definizioni, ma che ci siam sempre divertite ad usare.
E l'ultima volta che son stata da loro, abbiamo guardato tanti film assurdi, ridendo di ogni cavolata con lei e la nonna. Ed abbiamo passato un pomeriggio a sentire la radio ed a pulir le melanzane.
Ed adesso è lì. Con il viso struccato ed i capelli grigi e corti. Lei, che per le tinte ed il rossetto avrebbe dato qualsiasi cosa. Non era mai stata una donna maniaca del vestire, ma le piaceva.
Non.... Non sapevo cosa dirle, io.
Le parole mi son morte in gola. Poi con la nonna e la mamma un po' di cose siam riuscite a dirle.
Mi son inceppata a parlarle della scuola.
E poi la nonna le ha detto del concerto di McCartney.
"Te li ricordi, i Beatles?", le ha chiesto. E le abbiamo canterellato a labbra chiuse yesterday ed Imagine.
Lei i Beatles li adorava. Li adorava come tante ragazzine dell'epoca, cantando le melodie con il mio stesso inglese monco, sperando che loro facessero parte del sogno di quegli anni.
Ed alla fine l'abbiamo lasciata, la zia, che si agitava nel letto. I medici dicono sia epilessia, fatto sta che trema violentemente.
Siamo uscite e l'aria sapeva di neve. Rintanati in un bar con il nonno.
Il pomeriggio.... è andato bene. è venuta la mia amica, abbiam girato per Cremona, abbiam preso la cioccolata.
In macchina mi sono sciolta in lacrime. Mia mamma è sempre quella più fragile, la più emotiva ed anche lei non era esattamente in forma.
Io ho promesso di caricarle un ipod vecchio che ho in casa con le canzoni che le piacevano e di portarlo.
Ma poi stasera, sempre in macchina, in un singhiozzo strozzato ho detto: "Ma se lei non la volesse, la musica, come fa a dircelo?"
Ci sono cose a cui è meglio non pensare, non in certi momenti almeno.
Il fatto che lei non possa scegliere, desiderare, chiedere. O perlomeno non possa esternare nulla e noi non la possiamo capire.
Perché io me la immagino benissimo, con le cuffiette, stufa di sentire sempre la musica. E non lo può dire. Oppure il silenzio, certe volte, credo la soffochi.
Ed intanto la vita va avanti. Nonna corre e si affanna fra la clinica e la casa, nonno la segue.
E la Bisnonna impasta, rimesta, inforna torte. Il cucinare esorcizza i suoi fantasmi, credo.
Ed il Natale lo sento così poco, quest'anno.
Perché la zia manca. Avrò tanti bei ricordi di bambina, con lei e la nonna.
Ma comunque, quando hai quattordici anni e non riesci a fregartene, è difficile.
Scusate, scusate lo sfogone incoerente e sgrammaticato...
Un abbraccio a tutti
Minerva

mercoledì 14 dicembre 2011

pioggia sottile

Ecco cosa scendeva oggi dal cielo.
Una pioggia sottile. Di quelle che a me non piacciono tanto, che mi dico sempre "se piove che piova bene", pregando nei diluvi torrenziali che a me piacciono così tanto.
Eppure oggi l'aria sapeva di neve. Quell'aria fredda, secca e tagliente che i fiocchi bianchi li promette, e son stata tutto il giorno col desiderio di vederla, la neve, prima della mia verifica di matematica.
Ed invece no. C'è solo pioggia sottile, oggi.
C'era stamattina quando con la scuola siam andati a vedere "scialla!", che mi ha lasciato più che altro un grande senso di "ma qualcuno, dietro alla patina comica, è riuscito a coglierlo, 'sto messaggio?", che io ho fatto fatica e tanta, ed ho paura sia un film concepito male.
Pioggia sottile quando il prof di Matescienze (sì, sempre lui, ch'è una costante della mia vita) mi ha descritto tutto il film, comprese le parti in cui il tizio passavano i dvd pornografici alla televisione del protagonista (me lo sento, ora le statistiche di blogger diranno che "dvd pornografici" è la parola chiave più cercata) ed io son mezza arrossita mezza gli son scoppiata a ridere in faccia.
pioggia sottile quando son tornata di pomeriggio a scuola, con l'Angelo e sempre il prof di Matescienze, detto anche prof Pezzodipane. Che a spiegarglieli, i programi per la matematica in braille, ed a concordare un mezzo "sistema", per conciliare le sue esigenze visive e le mie tattili.
Che, per una volta, il direttore della scuola (in Svizzera il concetto di preside non l'ho mai sentito nominare) l'ha visto per caso, il programma, e mi son anche sentita fare i complimenti.
Pioggia sottile quando son tornata a casa ed ho spalancato la finestra, facendo partire windows media player con "shine a light", dei Rolling Stones, ch'è la canzone del giorno.
Pioggia sottile è quello che mi rimane di questo 14 dicembre 2011, insieme al ricordo di un film di cui probabilmente non mi rimarrà niente ed alla "canzone del giorno", che ho sentito per ore oggi e magari non risentirò per tanto, tanto tempo.
Che io son fatta così, con le canzoni. Capita di avere dei "periodi", e poi non le risento più pur avendone l'occasione tutti i giorni.
Son quelle canzoni legate ad un ricordo particolare. Altre no, altre ti accompagnano per mesi.
Tipo Woman di Lennon, ch'è una perla musicale, ha un testo di una semplicità disarmante ed a me fa venire i lacrimoni e tranquillizza anche nelle giornate in cui sono più stanca, e magari intrattabile.
Non piove più, ha smesso da un'oretta scarsa. Ora il cielo è grigio, con le sue brave nuvole che sembran quei panni stesi a Genova, lungo i Carrugi.
Che Genova, con quei suoi vicoli ed il violinista che suonava vicino all'Acquario Mozart con un modo di fare tutto arabo, e che mi ha sorriso e mi ha ringraziato in un italiano stentatissimo quando gli ho lasciato il resto che mi avevano dato quand'avevo comprato la focaccia. Non molto, ma avevo solo questo.
Che quel Violinista di Genova, insieme alla signora incontrata sull'autobus, sempre a Genova, che mi ha raccontato tutta la sua vita mentre io mi dibattevo per disincastrare il bastone dal punto recondito in cui s'era incagliato sono i più bei ricordi che ho della capitale ligure.
Che io mi affeziono troppo ai passanti, agli sconosciuti, alle loro storie. Mi piace scrivere e mi piacerebbe parlare di ogn'uno di loro come fa il Poeta, nei suoi piccoli racconti che son una morsa al cuore e poi ti lasciano così, con gli occhi opachi di una lacrima mezza versata ed una stretta alla gola.
I ricordi ne chiamano altri, sempre. E di quella gita a Genova e nelle cinque Terre ricordo le battaglie di arance alle undici di sera in una piazza di Levanto, ricordo il gelato che si scioglie in una coppetta ed il sole di giugno.
Manca la Liguria, manca davvero tanto. Mi manca anche se son stata male, lì, e tanto per certe cose, per quelle compagne che mi avevano evitata per tutta la gita dicendo: "Scusa, Ceci, non t'offendere se ti lasciamo da sola", ed io che non mi offendevo, ma ci rimanevo male e tanto.
Ma ho la capacità di rimuovere, io. Mi sono rosa lo stomaco per mesi, su quei ricordi. Ma ora guardando dietro vedo solo una Carrara che scotta di sole ed i vicoli di Genova, con i venditori ambulanti e quel ragazzo che chiedeva l'elemosina, con sopra la sua testa un cartello: "operaio specializzato, 26 anni, cerco lavoro". Quel cartello logoro me lo ricordo, Dio, me lo ricordo ancora e mi fa male.
Ed è la cosa che fa più male di Genova, quel mucchio di materassi sporchi distesi per i carrugi, l'urtare gente accoccolata per terra con il bastone. Pena, pena e rabbia.
Ed ancora questa pioggia sottile...

domenica 11 dicembre 2011

considerazioni di fine ponte

1. Non ho studiato una mazza: a me, d i norma e regola, andare a scuola è sempre piaciuto. Studio volentieri, anche le lingue per cui non stravedo e la soddisfazione di un voto alto è sempre stata gratificante. In questi giorni, però, non sono riuscita a concentrarmi neanche molto. E, manco a farlo apposta, settimana prossima ho cinque verifiche.
Ed io mi chiedo perché la prof di latino ne fissi due in una settimana e perché le altre verifiche sono una di scienze, una di matematica ed una di tedesco. Materie per cui non stravedo, tral'altro.
2. Le giornate progetto. Cioè, non sono una cattiva idea. Son giornate a tema in cui si fa qualcosa legato a quel tema e quest'anno, l'argomento proposto dai docenti è stata la narrazione. Ed andiamo a vedere un film. Ok, non è una brutta idea, ma le due settimane prima di Natale son notoriamente dense di compiti in classe, interrogazioni e compagnia bellissima. Farle cadere in queste due settimane, in cui non abbiamo avuto NIENTE era troppo difficile, credo.
3. L'albero di Natale quest'anno in montagna l'abbiam fatto in mezzo alla neve in giardino. Che fa un certo effetto, coperto di neve con le decorazioni di porcellana bianca. Ed in casa non lo faremo prima del 20 dicembre, credo. Che il Natale quest'anno non lo si fa manco a casa nostra, perciò ce lo godremo poco o niente, quest'albero. In compenso quando andremo a sciare qui avremo il nostro bell'abete decorato dalla Mamma (che tiene a sottolineare che l'ha decorato lei).
4. Chi studia con la musica, io proprio non lo capisco. Il mio prof di mate e scienze (sì, quello degli uteri) s'è laureato in biologia ascoltando musica tutti i giorni e preparava gli esami con i Queen in sottofondo. Io non lo so, come fa. Io non riesco a ripassare nemmeno con il brano più lento e monocorde di musica classica, figuriamoci con i Queen. Ho provato a studiar matematica con "Help!" dei Beatles e l'unica cosa che ho ricavato è stata che "help me, help me" è il ritornello adatto ai miei esercizi di algebra.
5. Sto leggendo un sacco di libri belli, ma di cui non mi resterà niente. Aspetto la folgorazione letteraria dell'anno ed aspetto le vacanze di Natale per darmi alla lettura di qualche classico. Dovrei anche postare qualche recensione, ne son consapevole, ma.... Il tempo è poco, ed è più facile distrarsi con la musica che scrivere e chiarire le mie idee su un libro.
6. è domenica ed a me, la domenica pomeriggio dalle tre alle sei mi piglia la crisi esistenziale. E domani m'aspetta una di quelle giornate "machecavolocivadoafareascuola", anche se farò buonissimo viso a neanche tanto cattivo gioco.
7. Sto copiando per la prima volta tutti i dati che ho sul pc su una chiavetta. Che lui me l'han toccato i tecnici talmente tante volte...
Che ho perso tanti file, ma quelli essenziali li ho ancora. Ed ora che mi sfilan davanti tutti e devo eliminarne qualcuno per fare spazio sulla chiavetta m'immalinconisco.
Libri, tanti. Ho salvato tantissimi audiolibri sul computer e solo ora me ne rendo conto per davvero. dagli harry potter che avevo messo sul pc nel 2008 ed eran rimasti per tutti questi anni, a quelli più recenti, soprattutto libri ancora da finire.
I miei scritti, ancora di più. Che di quelli non ho eliminato niente, anche se negli anni dal primo pseudoromanzo iniziato in quarta elementare alle mezze poesie di cose ne ho eliminate tante. Perché io non riesco a tenere "per ricordo", prima o poi devo tenere in mano quello che scrivo e continuarlo. E no, quando si tratta d'idee malpartorite ed inusabili non va bene (dovete capire che il mio computer è un ingorgo di file in disordine ed incompleti).
Canzoni, ultimamente davvero tantissime. Sto salvando tutta la libreria itunes e prego che ci stia tutto.
E la cosa non è tanto facile, oh no.
Mi passano davanti nomi di libri, file e brani musicali. Ed ogni cosa mi richiama a piccoli ricordi: quella canzone dei Rolling Stones ascoltata per due ore e poi dimenticata oppure il libro di poesie della merini su cui piango ancora e che avevo letto a Firenze in una calca allucinante.
Che poi.... Son considerazioni da fine week end, queste. Che domani ricomincia la solita routine e non riesco a farci l'abitudine.
La settimana sarà densa, tanto. Se mai dovessi scrivere, vi aggiornerò sulla morte o meno del mio computer.
Baaci
Minerva

venerdì 9 dicembre 2011

dialogo surreale # 1

Ultime due ore del mercoledì: esperimento di scienze in corso, bisogna prendere la temperatura ogni 10 minuti.
Il prof ci lascia, scelta diiiiiiiscutibile, ascoltare la musica dai rispettivi ipod (io da brava idiota l'ipod non me lo porto in giro). Lui si mette a sentire una anzone dall'ipod di D.
Si mette a canticchiare, e tutti ridiamo.
Inizia una canzone rock di chissà che gruppo (lui è vive di musica) e er professor si mette a cantare. No, non canticchiare, ma cantare anche ad alta voce.
Tutti ridiamo, perché è impossibile non trattenersi.
Y. (mio compagno): non l'avevo mai sentita cantare, prof...
Prof: scusate, ma questa canzone mi manda in utero...
.....
.....
....
Ditemi voi qualcosa, vi prego. L'espressione andare in utero mi è fondamentalmente ignota ed i dizionari non la riportano.
E poi... Vi sembra normale?!
In famiglia ho scatenato reazioni di risate isteriche e di sgomento, con papà che ha sgrana^to gli occhi quando gli ho raccontato la scena.
Io se ci ripenso rido...

martedì 6 dicembre 2011

christmas time

è che il Natale si avvicina e qui non c'è né neve né freddo.
è che dovremmo andare a sciare per l'immacolata, ma c'è un pantano grigio l posto delle candide distese nevose per cui la Svizzera è celebre.
è che dovevo andare a vender biscotti con gli altri della classe per tirar su i soldi della gita, ma appunto dovremmo andare a sciare.
è che l'albero mamma non l'ha ancora fatto e, se tutto va bene, lo facciamo in montagna questo week end e qui in data ancora da decidersi.
è che io, il Natale, quest'anno non lo sento.
Non ci riesco e non so il perché.
Che un libro, quest'anno, vorrei regalarvelo davvero. Che il blog candy dello scorso anno è saltato e mi dispiace, mi dispiace ancora, ch'era una bella idea e m'era venuta dal cuore.
C'è anche che a scuola il periodo pre-natalizio è pieno. Interrogazioni, prove scritte, pseudogiornate progetto (che, Dio, mettercele nella settimana in cui abbiamo cinque compiti in classe è stata un'idea che manco Einstein poteva formulare, argh....).
Che questi quattro giorni volevo passarmelon un libro, la neve ed una tazza di cioccolata sul divano in santa pace. E no, mi tocca studiare che matematicatedescoscienzedueverifichedilatino concentrate in una settimana non sono proprio una passeggiata, ecco.
Che l'idea di non fare Natale a casa mia ma dagli zii, quest'anno, mi atterrisce mediamente.
Che son anni che si fa dai nonni, ma ora nonna s'è stufata di cucinare.
E dopo due vigilie da noi, quest'anno tocca agli zii.
E voi non potete capire come due cuginetti urlanti rovinino l'atmosfera e no, capisco che son bambini, ma...
Che mamma ora sta cuocendo i biscotti, appunto, ed io ho messo la radio natalizia di itunes.
E mi son trovata davanti ad un "rap natalizio" in piena regola, con tanto di tamburello che scandisce i vari Christmas detti dal tizio che canta.
Non è incoraggiante...
Che io il bastone quest'anno non lo so, se lo festono alla maniera natalizia come gli altri anni. Che io, ad andare al concerto della Pausini a Milano col bastone inghirlandato, mi divertirò da morire.
Che l'album della Pausini m0'ha delusa tanto, tantissimo. Sarà che forse, adesso, ascoltando tanto i Beatles, i Rolling Stones ed Elvis la Pausini mi par poca cosa (solo il suo ultimo album, badate bene), non so come andrò al concerto.
Ma mi divertirò, con l'amica di maman che urla a qualunque canzone solo per far ridere la sua bambina, ch'è una bambolina boccolosa sui dieci anni che ha una specie di venerazione per la Laura.
Vi farò sapere l'evoluzione dell'atmosfera natalizio-pesante che sento e della Pausini..
baaci
Minerva