martedì 28 febbraio 2012

immagini dal ricordo

Lui, del primo giorno di prima media, è l'immagine più nitida che conservo.
Anche più nitida del compagno alto alto e biondo biondo, che mi prendeva in giro per
il mio modo di fare da secchiona, ma che mi voleva bene ugualmente.
Me lo ricordo ancora come se fosse ieri, lui. Che era entrato in classe con una di quelle sue giacche che faranno sempre parte dei miei ricordi di questa scuola media. Tutte giacche uguali, tessuto né leggero né pesante, rigorosamente di tinte diverse: ne ricordo una color sabbia, una verdina e poi c'era la mitica cerata giallo canarino, ma quella con il primo giorno di scuola non c'entra niente.
Era entrato in aula ed io avevo solo saputo stringere da sotto il banco la mano della mia migliore amica, intimorita quanto me da quella nuova scuola per grandi.

l'avevo conosciuto già prima, lui. Era venuto per sapere come funzionavano gli apparecchi di una non vedente e così io, da brava bambina logorroica, gli avevo spiegato tutto ed avevo pensato: "che bravo prof che sarà.".
Ma no, non pensavo che mi avrebbe segnata così.
Il primo giorno di scuola, dicevo.
"Ragazzi, l'italiano è la più bella lingua del mondo perché è nostra. Bisogna essere fieri di avere una propria lingua, qualcosa che ci rende unici eppure uniti ad una parte di mondo.", aveva detto. E noi bambini lì, a chiederci cosa voleva dire.
Io avevo undici anni o quasi e mi sono perdutamente innamorata di questo professore coi capelli da pazzo e gli occhi verdissimi.
Mi piaceva perché sapeva parlare. Era la persona più abile con le parole che avessi mai incontrato e parlava delle parole, della scrittura e dei libri come se contassero davvero tanto. Più del calcio, delle figurine, dei Pokemon.
Mi ha affascinata oltre ogni dire, con quel suo modo di parlare infilando un qualche vocabolo difficile qua e là fra le frasi e parlando di mitologia, poeti e scrittori.

Sì, lui sapeva del "fascino" che esercitava sulla sottoscritta. Ed ora come ora mi ha anche presa in giro, con quel suo modo ironico, ma sempre gentile.

Io, da quel primo giorno di scuola, le sue parole le ho bevute tutte.
Un suo racconto, una sua spiegazione, una di quelle sue citazioni d'altri autori magari un po' modificata per il contesto.
ho iniziato la prima media pregando a livello del tutto conscio di piacere a questo prof. E così è stato, anche se in modo diverso.
Ho iniziato a leggere libri "da grandi", capendo la metà scarsa di quel che c'era scritto solo per il gusto di impressionarlo, di stupirlo. Poi a quei libri mi ci son affezionata davvero e sono diventata una persona migliore grazie a quelle pagine.

"Oh, lo so! Non devo chiamarti Cécile, è che una mia amica si chiama così e devo ricordarti che tu hai la variante italiana del nome. Dio, che impiastro!", e rideva. Ed io scuotevo la testa, rassegnata e tanto divertita già allora.
Quanto mi faceva arrossire, i primi tempi, quando alzavo la mano per rispondere ad una sua domanda ed il complimento migliore che si riceveva da lui era: "Maledetta...".
Poi ho imparato a volergli bene più che come prof, come persona.
Mi aiutava sempre, lui. Chissà quante volte mi sarà venuto in soccorso quando io mi perdevo per i corridoi e col bastone non mi barcamenavo più.
Oppure se ne stava lì, appoggiato alla porta, finché io non sparivo in classe controllando senza parlare che mi andasse tutto bene.
Quante volte è rimasto lì ad aspettare con me che arrivasse mia mamma, con la sigaretta in mano e due parole gentili nei miei confronti? Ed io roteavo il bastone bianco per terra e non sapevo cosa rispondergli di preciso, così mi buttavo sull'ironia perché era l'unico modo.
Poi sono cresciuta io, chihssà come.
Ho iniziato a leggere davvero tanto sviluppando un gusto diverso dal suo, a volte.
Ma appena citava un libro correvo (e corro tutt'ora) a casa e lo cercavo in audiolibro, sperando di trovarlo.
E poi lo leggevo e non gli dicevo mai niente finché non lo ricitava e ne parlavamo assieme e mi diceva sempre: "Tu succhi il midollo delle cose, lo sai?".
Ed è stato così ed è ancora per quattro anni.
Tante parole scritte e dette, ecco quello che ha regolato il nostro rapporto da subito.
Io nei miei temi riuscivo a mettere me stessa e lui me li restituiva con un voto tipo "11/10" ed io, da brava scema, a chiedergli se fosse un errore o meno e lui mi sorrideva e diceva sempre: "scusami, io sono fatto così..." ed a me non restava che alzare metaforicamente gli occhi al cielo.
Lui c'è sempre stata, come figura di riferimento.
Anche quando i compagni facevano insinuazioni alla cavolo sulla cecità, lui mi diceva sempre in un soffio: "aspettali al varco, tu.".
E poi mi prendeva in giro, sempre e tanto.
" Io non ti sto dando una mano per nessuna buona ragione. Io ti aiuto ad attraversare la strada così la gente che passa pensa che sono un bravo docente ad aiutarti. Difatti, appena non passa più nessuno ti lascio qui da sola...". Ed allora io mollavo il suo braccio ed insistevo per fare tutto da sola, arrabbiata come solo un'orgogliosa sa essere.
"Vieni qui, valà. Non voglio avere la responsabilità di vederti investita, sai com'è."
Ogni ora di italiano è stata illuminata da una luce tutta sua, un po' assurda, un po' speciale.
E domani sarà l'ultima. Gli ultimi cinquanta minuti di italiano della mia vita, almeno con lui.
Domani so che ci stupirà, a suo modo. Una poesia, una frase, un mezzo augurio per il futuro.
Lo so perché non ha mai deluso le mie aspettative. Come so anche che domani avrò un nodo alla gola e le lacrime agli occhi.
Piangerò perché questi quattro anni, con la mia ultima lezione di italiano, sono ufficialmente finiti.
Vi racconterò domani di come è stata quest'ultima lezione, questa "tappa finale" del percorso che sono stati questi quattro anni.
Mi dispiace per il post lungo, forse "smielato" e forse non aadatto ad un blog. Ma davvero, è importante.
Minerva

lunedì 20 febbraio 2012

fantozziane (con due zeta?) avventure di una famiglia in montagna

Mi ricoverano, prima o poi. O meglio, prima mi ricoverano poi girano un film sulle mie pseudoavventure.
In questo fine settimana:
- daddy si è rotto il polso
-io ho tentato due volte il suicidio in maniera volontaria
-ho rischiato di suicidarmi o farmi ammazzare, mettetela così, un'altra volta in maniera involontaria
- ho scaricato sei volte l'audiolibro di gita al faro di Virginia Woolf prima che itunes lo importasse.

Tanto per citare la Bibbia "in principio era Celentano".
Lì davvero ho tentato il suicidio due volte, in maniera del tutto volontaria e consapevole.
Dio Mio. Che Celentano quando non canta faccia pena ne ero consapevole, ma mi ha fatto veramente voglia di buttarmi giù dalla finestra. E per ben due volte nel corso delle cinque serate del festival. Se sono ancora viva, è per il fatto che la casa in montagna è al primo piano e, se mi fossi arrischiata a tentare un volo giù dal davanzale, al limite sarei caduta nella neve che avrebbe attutito il colpo.
Papà è caduto sul ghiaccio e si è pseudo rotto il polso. Dico pseudo perché si è beccato una "fessurazione dell'osso". Tre ore di pronto soccorso, e la dottoressa che ripeteva incessantemente "non è rotto, è una botta. La radiografia prova che aveva torto.
Secondo me gli infermieri, però, scommettono a soldi sulle fratture o presunte tali dei pazienti. In questo caso, però, credo che nessuno abbia vinto perché secondo tutti noi era solo una botta.
Ora come ora papà sfoggia uno splendido gesso rosso (c'era anche con la croce svizzera, ma ha preferito non darsi all'eccentricità totale). Gli hanno anche offerto quello con Hello Kitty, e non oso pensare alla sua faccia.

Intanto papà ha girato per casa, prima di andare all'ospedale, con il pullover tirolese ed i broccoli surgelati sul polso perché non avevamo il ghiaccio nel congelatore. Andava fotografato.
Io nel frattempo ho rischiato sul serio di farmi ammazzare sugli sci da un bambinetto che voleva strafare. Nonostante il distintivo che recita "blind, cieco, aveugle" sulla giacca, ho rischiato di essere investita.
E sugli sci da fondo, mica su una pista in verticale.
Bah... Son i casi della vita, oserei dire.
Ah, tral'altro qui siamo tutti influenzati con il mal di gola e la tosse da mezzi tisici. Son cose che, tutte insieme, traumatizzano un attimo.
E gita al faro. O Virginia Woolf da lassù non vuole che legga il libro, oppure il mio computer è rinscemito del tutto.
L'avrò scaricato sei volte prima di riuscire a passarlo su itunes perché il pc mi impazziva ogni talvolta che ci provavo. Bah, son cose che succedono.
Gita al faro comunque è un libro stupenderrimo e devo assolutamente trovare il tempo di finirlo e recensirlo degnamente, perché merita come del resto meritano tanti classici.

Ed io mi chiedo, ora come ora: abbiamo un'intera settimana di vacanza, per Carnevale, qui in Svizzera.
Cos'altro mi può capitare?
Lo scoprirete... nella prossima puntata!
Scusate il post veeloce e molto riassuntivo, ma ora devo proprio andare ad ammazzarmi sulla neve (malgrado il mal di gola!).
Baci
Minerva

mercoledì 15 febbraio 2012

Hanno detto che Franziska è stanca di pregare

tutta notte alla finestra aspetta il tuo segnale

quanto è piccolo il suo cuore e grande la montagna

quanto tagli il suo dolore più di un coltello, coltello di Spagna.



Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile.



Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile.



Hanno detto che Franziska è stanca di ballare

con un uomo che non ride e non la può baciare

tutta notte sulla quercia l'hai seguita in mezzo ai rami

dietro il palco sull'orchestra i tuoi occhi come due cani.



Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d'illusioni.

Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d'illusioni.


Hanno detto che Franziska è stanca di posare

per un uomo che dipinge e non la può guardare

filo filo del mio cuore che dagli occhi porti al mare

c'è una lacrima nascosta che nessuno mi sa disegnare.


Testo trovato su http://www.testitradotti.it

Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile.

Tu bandito senza luna senza stelle e senza fortuna

questa notte dormirai col suo ritratto proprio sotto al tuo fucile.



Hanno detto che Franziska non riesce più a cantare

anche l'ultima sorella tra un po' vedrà sposare

l'altro giorno un altro uomo le ha sorriso per la strada

era certo un forestiero che non sapeva quel che costava.



Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d'illusioni.

Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni

senza una conchiglia da portare o una rete d'illusioni.

(F. de André)

Questa è una delle più belle canzoni che abbia mai scritto.
Lui fra poco avrebbe compiuto settantadue anni, e ne voglio parlare.
Ma stasra gustatevi questa e cercatevi il video sul tubo...
Regala un sorriso già solo per la melodia, e Faber sarà sempre Faber e nel giorno dopo san valentino, questa è perfetta.

Minerva

venerdì 10 febbraio 2012

anticipazioni del nuovo inizio

Volevo copiare Federica e scrivere un post rispondendo a quelle domande sui libri che sono nel suo blog (domani provvedo, sissì).
Però oggi sono successe tante cose che vanno raccontate, perché voglio rileggere questo post a settembre e dirmi "ecco, sì, ci siamo...".
Ho conosciuto il mio futuro prof di latino del liceo.
Seneca, chiamiamolo Seneca. No, non è presunzione, la mia. Non voglio dare un'importanza pari a quella del poeta latino ad un professore che manco conosco bene, che magari si rivelerà diverso dalle mie prime impressioni.
È che lui Seneca lo cita spesso. E non come fanno tanti, citando i grandi autori, che ne parlano come se dovessero riempirsene la bocca, di quelle frasi importanti dette da altri.
Lui no. è una di quelle persone che, credo, abbia raggiunto un livello di cultura tale da poter citare Seneca spesso senza sembrare uno che ha imparato la frase a memoria per creare un bell'effetto.
Però io non posso non raccontare i fatti in un qualche ordine, perché se no le connessioni logiche dei miei ragionamenti vanno a farsi benedire.
Seneca (è il suo soprannome per ora, vediamo se provvisorio o meno, anche se chiamarlo così un po' m'imbarazza) è l'esperto di latino della nostra zona.
è quello che, fra i docenti del liceo, si occupa di venire a "controllare" il lavoro effettuato dai colleghi delle medie per poi fornire loro consigli e per giudicare se è idoneo o meno.
L'avevo già incontrato, ma non sapevo sarebbe stato mio docente al liceo.
Io mi metto buona buona ad ascoltare la lezione della prof R.. Il latino mi piace tantissimo, anche perché sfogo i miei istinti ossessivo-compulsivi sulle versioni, in modo da tradurle in maniera millimetricamente precisa.
Poi arriva lui. Ho chiesto al mio compagno di banco di farmene una descrizione fisica, ma non credo mi abbia ascoltata.
è un uomo anziano, di questo sono certa. Ha una voce di quelle belle, da oratore abituato a parlare davanti ad un pubblico. Ha quella giusta capacità di tenere l'attenzione abbastanza viva, ma senza strafare.
Parla con chiarezza e le parole è uno che le maneggia bene. Non fa grandi discorsi attorno ad un qualcosa, va direttamente al concetto.
Parlava del latino al liceo. Da noi è facoltativo, ed io sono l'unica nella mia classe che ha intenzione di continuarlo.
E poi si mette a divagare. Alla fine, ci ha espresso il suo motto di vita:
"Bisogna insegnare qualcosa al mondo e imparare qualcosa da esso.", ha detto. Niente di nuovo, per carità. Ma è bello che un docente, davanti ad una classe mai vista, abbia detto così.
Poi ha detto:
"Vedete, ragazzi. Uno di voi, magari, si sente "potente", come direste voi (parlava del gergo giovanile) quando spiega qualcosa a qualcun altro perché è stato più bravo di lui. Ma, per far capire qualcosa a qualcuno, si mettono in moto delle strategie per trasmettere un concetto ed in automatico impariamo qualcosa da noi stessi, e dal nostro interlocutore.", ha concluso.
Sapete cos'è? è che questo prof mi piace perché riesce a parlare di cose grandi usando modi magari un po' complessi di spiegarle (io ho riportato i concetti nel modo più semplice possibile, ma è contorto lo stesso) senza curarsi che ha davanti un pugno di adolescenti che magari non hanno voglia di ascoltarlo.
Io ho sporto la testa in avanti e l'ho ascoltato, con gli occhi sgranati ed un rivolo di bava virtuale alla bocca.
Poi m'è venuto un attacco di tosse che manco una tisica, e mi son sentita ridicola.
E lui ha continuato a raccontare (è il verbo giusto, credo) questa lezione tutta sua che non sono riuscita a capire da dove è partito a spiegare.
Parlava della tecnologia e dei videogiochi, ed ha detto un'altra di quelle cose che mi resteranno dentro per sempre.
"Quel che penso dei videogiochi è questo: vanno bene, certo. Ma abituano la gente a pensare che un personaggio sia intercambiabile. Muore uno, se ne sostituisce subito un altro. No, non è così nella vita.", ha detto.
E poi, alla fine, io sono caduta.
Il prof si era seduto sul banco davanti al mio ed io, per uscire dall'aula, ho inavvertitamente appoggiato il bastone bianco sul filo del pc ed ho perso l'equilibrio.
Franata per terra, con la voglia di maledire tutta la mia imbranataggine. Ed il prof, che mi ha pure teso la mano e mi ha aiutata a rialzarmi.
"Sta' attenta, il filo...", mi ha detto.
"Sì, iocadoquasituttiigiorniormai.", gli ho risposto. Ora, io mi chiedo: ma se in quattro anni non sono MAI caduta, perché gli ho detto questa simile cavolata?
Poi sono uscita dall'ora di latino con un sorriso enorme stampato sulla faccia.
Come dice Y., il compagno di banco citato sopra: "Tu sei matta. Sorridi prima di fare latino, sorridi durante e sorridi dopo. E non è perché hai fame, eh. è per questo che sei scema, tu.".
Ma io sono felice. Felice di avere un docente così l'anno prossimo e felice che insegni una materia che amo con tutto il cuore.
Vi abbraccio, dopo questo racconto di pre liceo
Minerva
ps: mi scuso. Il post sarà risultato contorto a tutti, rileggendolo lo è anche per me. Solo che non so in che altro modo scriverlo...

venerdì 3 febbraio 2012

... la neve scatena...

(questa scena è stata riferita dal prof di italiano a me ed a alcuni compagni).
Riunione dei docenti, pomeriggio di mercoledì:
Direttore/preside (che da noi son la stessa cosa, eh): sì, e poi da noi c'è anche il problema della neve, eeeh. Tutti continuano a tirare le palle di neve...
Prof di storia (è.... fantastico, lui, sia nello spiegare nella storia sia nelle sue battute geniali: Povero Neve...
Ora, toglieteci la maiuscola che nel parlato non si pronuncia.
Io ci ho messo almeno 30 secondi per capire la battuta, eh.
Certo che vorrei assistere a certe scene di demenza che ci sono fra i professori...
Baci

mercoledì 1 febbraio 2012

Lascia che sia
tutto cosi'
e il vento
volava
sul tuo foulard
Avevi gia'
preso con te
le mani
le sere
la tua allegria
non tagliare i tuoi capelli mai
mangia un po' di piu' che sei tutt'ossa
e sul tavolo fra il the e lo scontrino
ingoiavo pure questo addio...
Lascia che sia
tutto cosi'
e il cielo
sbiadiva
dietro le gru
no non cambiare mai
e abbi cura di te
della tua vita
del mondo oh
che troverai...
cerca di non metterti nei guai
abbottonati il palto' per bene
e fra i clacson delle auto e le campane
ripetevo: non ce l'ho con te
e non darti pena sai per me
mentre il fiato si faceva fumo
mi sembrava di crollare piano piano
e




tu piano piano te ne andavi via
e chissa' se prima o poi
se tu avrai compreso mai
se ti sei voltata indietro
e chissa' se prima o poi
se ogni tanto penserai
che son solo (STACCO)
e se adesso suono le canzoni
quelle stesse che tu amavi tanto
lei si siede accanto a me sorride e pensa
che le abbia dedicate a lei
e non sa di quando ti dicevo:
mangia un po' di piu' che sei
tutt'ossa non sa
delle nostre fantasie del primo giorno
e di come te ne andasti via...
e chissa' se prima o poi
se tu avrai compreso mai
se ti sei voltata indietro
e chissa' se prima o poi
se ogni tanto penserai
che io solo...
resto qui
e cantero' solo oh
camminero' solo
da solo oh
continuero'
(C. Baglioni)
Non prendetela come niente, questa. Non esprime né il mio stato d'animo, solo... Una delle più belle canzoni che sento in questi giorni ed il testo mi piace tanto tanto.
Minerva