venerdì 23 maggio 2014

la vita è adesso, il sogno è sempre

Baglioni è... Baglioni, ecco. Descrivere l'amore immenso che ho provato per lui è qualcosa che mi riesce difficile. Baglioni è stato il primo cantante amato così, in maniera totale, gigantesca, senza nessunissima riserva. Baglioni è il cantante di una ragazzina di undici anni affamata di vita e di sogni, Baglioni è lo stesso cantante che ho abbandonato per seguire altre strade, per ascoltare musica diversa, con testi che toccano meno il cuore, forse, ma con melodie più dinamiche. Baglioni sono le canzoni imparate a memoria in attesa di dedicarle a un grande amore che non è venuto e non c'è ancora, però intanto io ero lì, in spiaggia, con gli auricolari, gli occhi chiusi e quelle note lì, che accendevano il mio sguardo, quello di una bambina che giocava ad essere più grande di quello che era. Però Baglioni è Baglioni. So le sue canzoni a memoria, anche quelle più sfigate che non si ricorda mai nessuno. Tipo "lampada osram", che alla fine è mediamente deprimente e non è niente di che, però io la canto, sempre. Oppure le canzoni nuove del cd scaricato a Febbraio, che quando ho scaricato e finalmente l'avevo lì, mi sono messa a saltare per la stanza. E poi ho letto il libro, di Baglioni. Che non so se ha scritto lui, ecco, o se se l'è fatto scrivere da qualcun altro come dice mia mamma. Fatto sta che è bellissimo, e mi ha riempito gli occhi e il cuore di luce, perché è una delle storie più straordinarie che abbia mai letto, e spesso ho sgranato gli occhi, mi sono incantata a rileggere passaggi e a sorridere estatica, perché quel libro, quella storia, Andrea e Giulia, sono i personaggi di ogni canzone di Baglioni, dei suoi testi fatti di piccole cose e sentimenti profondi. E io l'ho visto per la terza volta, il 6 Maggio. È stato tutto troppo magico, troppo esaltante, troppo assurdo, perché io Baglioni lo so a memoria e basta. Ho passato settimane difficili, ultimamente, con la scuola che mi toglie il respiro, le verifiche che si susseguono e i prof che pretendono tanto. Però io questa serata fantastica me la volevo godere, ed ero quasi più emozionata all'idea di uscire di casa nonostante la mole di compiti che al fatto di assistere ad un concerto di Baglioni. Il giorno dopo avrei avuto un'adorabile versioncina di latino. E ho preso 8, tra parentesi, alla faccia di mia madre che diceva che dovevo stare a casa perché se no il mattino dopo avrei avuto troppo sonno. E siamo andati, dicevo. Io avevo gli auricolari che penzolavano, "acqua dalla luna" nelle orecchie, che è un'altra di quelle canzoni di Baglioni troppo fantastiche che si dimenticano tutti, e mi sentivo cretina, cretina, cretina, perché saltavo un po' ovunque, ed ero troppo impaziente di cantare, di assorbire quell'elettricità emanata da un cantante durante un concerto, di essere parte di tutta quella folla che urla. E poco importa se Baglioni non è esattamente l'idolo delle ragazzine, se le mie compagne non sanno neanche chi è e se, effettivamente, non ha fatto la storia del rock né niente del genere. Sono andata con la mamma, che ormai si sorbisce, con stoica pazienza, l'entusiasmo che il mio fratellino ha per Baglioni. Ecco, se a me lui piace, mio fratello impazzisce, letteralmente, per la sua musica. Lui sa a memoria ogni respiro di Baglioni, mi snocciola seraficamente tutti i brani di ogni suo cd in ordine, e sa dirmi, con precisione inquietante, i nomi, le date di nascita e la professione svolta dai genitori di Baglioni. Io no, non sono messa così male, giuro. Con noi c'era anche la Tata, ecco. Che ormai Tata non lo è più davvero, perché la vediamo pochissimo, dato che noi siamo cresciuti. Però lei è diventata ragazzina sulle note di "questo piccolo grande amore" e "sabato pomeriggio", e una serata così, insieme, la meritavamo. Non la so spiegare, la magia di Baglioni. Ma la magia del pre concerto, quella sì, che posso raccontarla. È stato fantastico, fantastico e basta, con mio padre che si è rifiutato di venire e non riesce a capire com'è che io, che amo Bob Dylan, i Beatles e Bruce Springsteen follemente, possa stravedere per le canzoni di Baglioni. È stato magico, incontrare una coppia di amici di mio padre, di quelli del liceo che vede solo una volta l'anno, seduti a poche file da noi. E quando la mamma ha raccontato loro che papà non era venuto e ci siam portati la Tata io volevo spiegarlo a tutti, che lei non era la Tata, cioè, lo era, ma... non era lì per fare la Tata ma perché era mia amica, e quando Baglioni sarebbe salito sul palco, beh, l'avremmo applaudito insieme, lei che tornava ragazzina e io che adoravo un cantante di moda quarant'anni fa. E così è stato. Ho cantato come una matta per quasi tutto il concerto, anche quando non sapevo le parole e improvvisavo, e mi sentivo fuori posto coi miei sedici anni e un po', circondata da una folla di signore di mezz'età adoranti e di mariti contrariati perché io, a parte mio fratello,, devo trovarlo un maschio a cui piaccia Baglioni. È stata una serata da brividi, quella del 6 Maggio 2014. Una serata in cui, sul serio, la musica mi ha risucchiata. Perché le magliette fine, i mille giorni di te e di me e i passerotti, le canzoni dedicate ai figli e tutto il resto hanno il suo fascino. Non lo so,, com'è che mi sono ritrovata a cantare a squarciagola e a implorare che non finisse mai, a sapere tutte le canzoni o quasi letteralmente a memoria. L'ho capito cantando "e tu come stai", con la gola che mi si graffiava perché io, sinceramente, non sono mai stata brava a cantare e farei meglio a stare zitta, che Baglioni un po' del mio cuore se l'era portato via già anni fa, perché mi ha regalato un mucchio di sogni e di nuvole, di pensieri per la testa e sorrisi. E poi mi sono ritrovata a sorridere e a cantare credendo più che mai nelle note di "la vita è adesso", che è la mia canzone preferita di Baglioni e lo sarà sempre, perché parla di me, tanto, forse troppo. E anche pestando i piedi e cantando via, con il cuore in gola e una maledetta rabbia che preme per uscire l'ho capito, io, che quella magia era troppo bella perché potesse finire davvero. E l'ho tenuta dentro, la magia di questa musica, soprattutto quando Baglioni ha cantato "con voi", che è la più nuova fra le sue canzoni ma mi piace tanto, perché è così fresca, nonostante tutto. Non se n'è andata, la magia. Non se ne va mai del tutto, la magia che ti regala una bella emozione. "Fu un onore e un privilegio essere eroi, perché il sogno fu con voi" Claudio Baglioni, Con voi

domenica 18 maggio 2014

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Un anno difficile, ecco cos'è stato questo. Un anno pieno di preoccupazioni per la scuola, più che altro. Che poi mi sento stupida, a pensarci, perché leggo blogger che vivono una vita piena di problemi veri, non di quelli che sto vivendo io. Quest'anno mi sono ammalata e ho fatto talmente tante assenze che è un miracolo che abbia preso voti relativamente alti. Non lo so, cos'è successo, quest'anno. Niente di grave, non sul serio. Solo che ho avuto una tosse terribile, per mesi, che non mi ha lasciata mai in pace, neanche di notte. Mi ha tolto ogni energia, davvero. Ci sono andata spesso, a scuola, piangendo a colazione o quando mi vestivo, perché non sapevo bene come affrontare le giornate. Disorientata, ecco come mi sono sentita quest'anno. Quando stavo a casa tossivo o studiavo febbrilmente, proprio, oppure leggevo e leggo tuttora fino a non capire niente, perché leggendo mi immergevo in mondi altrui e ogni cosa era così lontana, e perdermi dentro a una storia era tranquillizzante. Ho anch e mangiato, tanto. Il cibo consola, e quest'anno l'ho scoperto davvero e, spesso, ho cercato conforto nei dolci, durante certi pomeriggi in cui non capivo più niente di quello che studiavo. È stato difficile, quest'anno, proprio a causa di questa tosse che non so neanche com'è cominciata. E ho visto tanti dottori diversi con diagnosi che a volte facevano acqua da tutte le parti, i pagliacci che vanno a fare compagnia ai bambini in ospedale il giorno della vigilia di Natale, tanti prof che mi scrivevano tante mail adorabili e soprattutto mia mamma, che era serena quando stavo bene, ma s'incupiva non appena riprendevo a tossire. Me la ricorderò sempre, lei, sveglia con me in cucina alle tre di notte, che cercava di rassicurarmi ma era troppo stanca, e mi diceva di non preoccuparmi che ce l'avrei fatta e avremmo affrontato tutto questo insieme, ma anche lei a volte non ce la faceva davvero più e allora restavo da sola, nella stanza degli ospiti che è lontana da quella degli altri e non davo fastidio, a rigirarmi con l'ansia che cresceva perché non riuscivo a riaddormentarmi, e allora non dormivo proprio per niente. Emotivamente non lo so, come sono stata in questi mesi. Costantemente preoccupata più per la scuola che per me stessa, indubbiamente. Perché è brutto, stare a casa, perdere spiegazioni e compiti in classe, e poi quando ricominci ti senti smarrita, semplicemente, e ogni volta che tornavo a scuola dopo qualche giorno di assenze mi sembrava tutto così difficile, così insormontabile. Poi no, non lo è mai stato. Però ci sono stati tanti brutti voti, tanti pomeriggi in cui avevo la testa troppo pesante per studiare davvero e tante, troppe lacrime. Ci sono problemi peggiori, sono la prima a dirlo. Però la scuola mi ha messo tanta pressione addosso, anche se ho avuto dei prof per la maggior parte adorabili e comprensivi. Il prof di latino che ogni volta che mi sentiva tossire a scuola mi chiedeva come andasse, quello di italiano che prima delle vacanze di Natale, quando ero ancora malata, mi ha scritto che si sentiva la mancanza dei miei interventi a lezione. Mi hanno commossa, queste cose, ma ci sono stati dei momenti in cui ero troppo abbattuta, semplicemente. Quest'anno è stato l'anno più brutto per la mia vita scolastica, perché ho perso, per la prima volta, lo slancio che mi aveva sempre contraddistinta quando studiavo. Ora non più. Ci sono stati certi giorni in cui ero troppo stanca, troppo triste, troppo apatica. Pomeriggi buttati perché era più facile tuffarsi in un libro che pensare alla biologia, perché non riuscivo a concentrarmi granché. Altri momenti in cui avevo studiato tutto ma la notte prima l'avevo passata a tossire, come le due precedenti, e ad andare a scuola non ce la facevo. L'anno lo sto per finire, ma ancora adesso quella manciata di verifiche che mi rimane mi sembra difficilissima da affrontare e non riesco più a studiare, non davvero, mi riduco spesso all'ultimo momento oppure continuo a rileggere le stesse cose e non mi entrano in testa, nonostante le ripeta da giorni. La tosse l'ho tenuta sotto controllo, più o meno, ma tutte le ore di scuola che ho perso si fanno sentire. Ci sono state delle cose belle, delle emozioni belle, quest'anno. Ho letto libri memorabili, ho sentito tanta musica. Ho visto per la cinquecentesima volta Baglioni, appena dieci giorni fa. E quest'estate, tosse permettendo, andrò tre settimane in Inghilterra ed al momento non vedo l'ora, perché non ne posso più di tutto. Però non riesco a scrivere, non più. È come se non riuscissi più a raccontarmi, a trovare l'energia sufficiente per scrivere anche delle cose belle. Sono stanca, molto stanca. Ho bisogno di ricaricarmi, dell'estate che è sempre più vicina ma non me ne rendo conto, e mi sembra tutto impossibile. Però io sorrido, sempre, anche se a fatica. Quando raccontavo ai prof che non dormivo la notte e degli sforzi che mi costava studiare, mi dicevano, increduli, che gli sembrava impossibile che io, che a scuola nonostante la tosse ero entusiasta e partecipe, stessi tanto male. Giuro che in quel momento avrei dato qualsiasi cosa per smettere di alzare la mano e dormire in classe, letteralmente. È che io sorrido, sorrido sempre a scuola, e nessuno dei miei compagni o dei miei prof mi ha mai vista immusonita, stanca, o qualcosa del genere. Però fa niente, va bene così. Fra un mese esatto finisce la scuola, fra 18 giorni avrò fatto l'ultima verifica che, per ironia della sorte, è matematica, la mia croce fin dai tempi delle medie. Vorrei fare queste ultime verifiche al meglio, finire l'anno soddisfando quelle che sono le mie aspettative. Solo che pretendo troppo da me stessa, sempre, e a volte mi faccio prendere dall'ansia durante il compito in classe e faccio pasticci. Però l'anno sta per finire, e io voglio riprendere a scrivere, a studiare con un po' di entusiasmo, a sorridere davvero. E posso farcela, io un po' lo so un po' non credo di esserne in grado, e soprattutto voglio farcela. Perché me lo merito, se lo merita la mamma e se lo meritano i prof, che sono stati davvero carini e gentili. E merito di tornare a scrivere, e questo lo faccio solo per me stessa, anche se poi spesso sento l'esigenza di condividere quello che scrivo, penso e provo. E questo blog non lo so, se resterà ancora pieno di parole o, piano piano, finirò per abbandonarlo davvero. So che io non voglio, però. Perché parla di me, di tante cose, di tanti momenti in cui sono stata davvero felice. In questo blog ho raccontato due anni di scuola media, il mio primo giorno di liceo e tutta l'ansia degli ultimi giorni d'estate, ho parlato dei nuovi prof e della nuova classe, ho recensito libri e raccontato persone a me care, e ho conosciuto persone che, adesso, fanno parte del mio piccolo microcosmo virtuale. Ma al momento non so se ho la forza di scrivere. So che fa bene, però, E so che devo raccontare di tante cose belle successe ultimamente. E che ci sono, le cose belle, le giornate da ricordare, alcuni anniversari troppo speciali per essere dimenticati. E ci voglio provare, in questi ultimi giorni in cui ho paura di non farcela e di abbattermi completamente, perché io ho sempre adorato scrivere, mi hanno detto che ci riuscivo bene e ci riesco ancora oggi, penso, ed è l'unica cosa che mi aiuta a sorridere, a sentirmi un po' più leggera e meno stanca, a ritrovare un po' di energia, di equilibrio e soprattutto la voglia di mettermi in gioco, di saper cogliere i momenti belli e di vivere ancora di piccole cose, le stesse in cui credevo anni fa e in cui credo ancora. Minerva